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Mashriq / Arabia / Iraq - Anarchist Communist Event
Saturday April 11 2009
Start Time: 04:59 PM

"Refusenik" "obiettore di coscienza", incontro con Haggai Matar

category mashriq / arabia / iraq | community struggles | anarchist communist event author Friday April 10, 2009 12:28author by Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri"author email csl at aesinet dot it Report this post to the editors

SABATO 11 APRILE alle ore 17.00 presso il Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri", Via Posterma n. 8 - JESI - incontro con Haggai Matar (Anarchici Contro Il Muro): "Refusenik" "Obiettore di coscienza"


"Refusenik" "Obiettore di coscienza"
incontro con Haggai Matar
(Anarchici Contro Il Muro)

SABATO 11 APRILE ore 17.00
Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri"
Via Posterma n. 8 - JESI


Sabato prossimo 11 aprile, alle ore 17 presso la sede di via Posterma 8 di Jesi, il Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri" presenta:

"Refusenik" "obiettore di coscienza", incontro con Haggai Matar, israeliano, di "Anarchici contro il muro", associazione che dal 2003 combatte contro il muro dell'apartheid che isola i territori palestinesi in una sorta di ghetto a cielo aperto. L'iniziativa vuole essere una testimonianza del valore del pacifismo e dell'antimilitarismo che da più di sei anni viene portato avanti da attivisti israeliani, palestinesi ed internazionali nei villaggi palestinesi che maggiormente sono minacciati dall'isolamento e dalla repressione che il muro della vergogna crea, in una terra dove l'odio, la guerra e la sopraffazione distruggono la quotidianità della vita a beneficio esclusivo di un sistema di potere razzista e profittatore.

Al termine seguirà cena sociale di sottoscrizione.

Centro Studi Libertari "Luigi Fabbri" - Jesi


L'iniziativa fa parte del giro di conferenze in Italia di Haggai Matar. Per ulteriori informazioni sulle date del giro:

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author by achille della ragione - medici abortistipublication date Sun Apr 19, 2009 18:38author email adr at tin dot itauthor address via mazzoni 43 napoliauthor phone 335214325Report this post to the editors



La 194 del 22 maggio 1978, ufficialmente legislazione in difesa della maternità, in pratica normativa che regola l’interruzione volontaria della gravidanza, introdusse la facoltà per il personale medico e paramedico di esercitare l’obiezione di coscienza, una possibilità della quale usufruirono una percentuale preponderante degli aventi diritto e non solo, ricordo infatti che nell’ospedale dove lavoravo i primi due colleghi che si precipitarono in direzione sanitaria furono due oculisti!

La legge, frutto all’epoca di un ipocrita compromesso tra cattolici e forze di sinistra, ha compiuto trenta anni di vita, mostra vistose incongruenze che il tempo ed alcune scoperte scientifiche hanno accentuato e necessita urgentemente di alcune modifiche, in primis la possibilità di scelta del medico da parte della paziente. Un argomento scottante, che cerco da tempo di far giungere, se non nelle aule parlamentari, almeno sui mass media per un confronto sereno tra idee contrastanti, ma in questo articolo vorrei concentrare la discussione unicamente sul problema dell’obiezione di coscienza, segnalando ai lettori due mie contributi recenti, che sono stati pubblicati sui due principali quotidiani del Paese: la Repubblica ed il Corriere della sera.

Egregio dottore,
l’obiezione di coscienza è un diritto sacrosanto, previsto in molte legislazioni europee, che permette ai sanitari di non avere una parte attiva in prestazioni mediche contrarie ai propri principi morali.
Lentamente questa facoltà è stata allargata a dismisura, dando luogo a comportamenti paradossali, come il portantino che non vuole accompagnare una paziente che deve sottoporsi ad interruzioni di gravidanza o il farmacista che si rifiuta di vendere la pillola del giorno dopo, nonostante la presentazione della ricetta ed il farmaco sia regolarmente registrato nella farmacopea. Senza tenere conto dell’obiezione dichiarata per non inimicarsi il direttore sanitario o il protettore politico, uno squallido prosseneta che tutti coloro che esercitano in strutture pubbliche sono costretti ad avere. Molti per quieto vivere o vigliaccheria dimenticano che la coscienza quando non è d’accordo con una legge ritenuta sbagliata o un sentenza avversa quando si è innocenti deve essere pronta a ribellarsi, a costo di essere perseguitati, di non fare carriera, di perdere il lavoro, gli amici, la libertà, al limite anche la vita.
Troppo facile l’obiezione che fa pagare ad altri il costo di una scelta comoda, ma in questi casi non si tratta di coscienza, ma di una pallida parvenza di morale ipocrita e menzognera.
La Repubblica - 19 dicembre 2008, pag 32

Caro Romano,
in riferimento alla lettera sull’obiezione di coscienza negli Stati Uniti, vorrei precisare che essa, come in Francia, Spagna e Inghilterra, è del tutto ininfluente perché le interruzioni di gravidanza avvengono la gran parte in cliniche private. Una situazione diametralmente opposta a quella dell’Italia dove una legge vecchia, frutto di un difficile compromesso, permette l’aborto solo nelle strutture pubbliche, per cui l’obiezione di coscienza, spesso fasulla, incide pesantemente sui tempi di attesa, esasperando le donne, già costrette ad una scelta sofferta e difficile.
Corriere della Sera – 12 aprile 2009, pag 31

 
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