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La classe operaia non è morta!

category italia / svizzera | economia | cronaca author Tuesday October 19, 2010 22:30author by mm - FdCA (a titolo personale) Report this post to the editors

Riuscita la manifestazione del 16 ottobre a Roma

Un corteo amplio, multiforme, molteplice e vario, ma soprattutto determinato a porre al centro del dibattito sociale, della pratica politica, della mobilitazione militante la centralità del lavoro salariato dentro la crisi sistemica del economia liberista, affinché le ristrutturazioni non siano l'ennesimo peggioramento delle condizioni economiche, dei diritti, delle regole.

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La classe operaia non è morta!


Un corteo amplio, multiforme, molteplice e vario, ma soprattutto determinato a porre al centro del dibattito sociale, della pratica politica, della mobilitazione militante la centralità del lavoro salariato dentro la crisi sistemica del economia liberista, affinché le ristrutturazioni non siano l'ennesimo peggioramento delle condizioni economiche, dei diritti, delle regole.

Una folla oceanica ha sfilato in due cortei per il centro di Roma, all'inizio del comizio ancora doveva partire la coda dei cortei che hanno sfilato per ore e ore, al punto che all'arrivo in piazza per molti era anche il momento di ritornare a punti di ritrovo per tornare alle città di origine.

Un successo riconosciuto anche dai dati "ufficiali" della polizia di 80.000 presenze, riportati dal Sole 24 Ore con rincrescimento perché vanno sempre moltiplicati almeno per 4 o piu multipli, almeno come sono soliti fare i padroni quando rendono pubblici i loro dati sugli scioperi sottostimati.

La FIOM ha dimostrato che il suo isolamento è solo nelle stanze dei poteri governativi ed economici, ha riaffermato di essere il nucleo di un opposizione sociale al cui richiamo di mobilitazione ha risposto la galassia variegata dell'opposizione politica (partiti, partitini, gruppi), dell'opposizione sociale (centri sociali, gruppi ecologici), dell'opposizione democratica (Popolo Viola, IdV), ma principalmente tanti disoccupati, cassaintegrati, operai, impiegati, lavoratori precari, pensionati, immigrati, moltissimi giovanissimi studenti.

Una marea umana non disponibile ad ennesimi cedimenti e di sacrificarsi per il bene dell'impresa e delle banche, pronta a tornare nei posti di lavoro e di vita per continuare e riprendere l'iniziativa contro gli effetti della crisi e dello sviluppo, chiedere a viva voce lo sciopero generale come momento di ricomposizione di classe e di azione conflittuale per modificare e trasformare i rapporti di forza tra le classi, come in Francia, in Grecia, in Spagna, consapevole che la lotta sarà lunga e difficile, ma non ancora supini e sconfitti.

Un nuovo inizio per l'opposizione sociale alla Confindustria e a Tremonti partendo dal 16, da una piazza enorme che dimostra la voglia di protagonismo, di voler essere soggetti e non solo forza-lavoro, capace di riannodare differenze e distante, percorsi paralleli dentro la stessa opposizione, consapevole che non si può cedere ulteriori diritti e salario anche perché si è ceduto troppo e le richieste sono capestro, di liquidazione totale.

Persino Epifani deve ascoltare e concordare "anche lo sciopero generale" - ultima frase dell'ultimo comizio da segretario generale - anche se davanti ad una piazza che all'inizio del suo intervento lo fischia, chiede lo sciopero e lo lascia solo tra poche migliaia di stoici esponenti del servizio d'ordine (precettati) e gruppetti extraparlamentari alla ricerca di visibilità, attardatesi.

mm

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