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Sunday May 01, 2011 15:40 by M.H. - CGT
![]() Cronache dalla Tunisia, pt. 2 Seconda parte di una serie di reports di un paio di iscritti alla CGT spagnola in visita in Tunisia. Qui siamo nella città di Thala, nel nord-ovest del paese, una città dove le proteste popolari hanno messo in fuga la polizia locale. [Castellano] Nel cuore della Tunisia. Thala: occupata la stazione di poliziaThala si trova nel governorato [regione] di Kasserine, a 300 km dalla capitale. Una città povera, di confine, le cui uniche risorse sono l'agricoltura che dipende dall'andamento delle piogge: frumento, fichi d'india... nessuna industria. Al nostro arrivo siamo stati sorpresi nel vedere un museo all'aperto fatto di graffiti e murales. Graffiti che chiedono libertà e dignità, contro Ben Ali ed i suoi scagnozzi, onore ai 6 morti nella rivoluzione, un segno del desiderio degli abitanti di tenere viva la loro memoria. La libera espressione del popolo sui muri di questa piccola e remota città della Tunisia interna. I giovani si sono avvicinati vedendoci fare foto ai graffiti. Ci hanno raccontato la storia della loro lotta. Già il 24 dicembre avevano fatto la loro prima manifestazione di solidarietà con Sidi Bouzid, dove era risuonato il primo appello in tutta la Tunisia per la caduta di Ben Ali. Il 3 gennaio, gli studenti delle due scuole della città - ognuna al capo opposto della città - decisero di manifestare. I dirigenti scolastici delle due scuole chiamarono i genitori perché fermassero i loro figli. Ma anche i genitori si unirono ai loro figli e tutto il popolo prese parte alla manifestazione pacifica. L'odiato colonnello Youssef Abdelaziz ordinò di aprire il fuoco sui manifestanti. Marouan Jemli, di 19 anni, fu il primo martire di Thala. Gli scontri concitati per non perdere il suo corpo, nel timore che la polizia lo avrebbe fatto sparire, causarono una seconda vittima - un altro 19enne. Alla fine, i giovani riuscirono a portare il corpo di Marouan a casa di sua nonna dopo 10 ore di cammino sui monti. Il funerale di Marouan venne usato dal criminale colonnello Youssef come un'opportunità per sparare sulle persone che portavano la bara. Un compagno 32enne, che si doveva sposare in marzo venne colpito da proiettili sparati dalla polizia e morì vicino alla bara, un uomo disabile venne raggiunto da 5 colpi! Inizialmente le madri volevano portare la bara (nella cultura musulmana sono gli uomini che accompagnano il defunto al cimitero), ma il giovane invece aveva deciso di farlo lui. Tra il 3 ed il 6 gennaio, Thala - una città di 15.000 abitanti - venne completamente circondata da 1.800 poliziotti. Era impossibile uscire o entrare in città. Vennero tagliati i rifornimenti di acqua, pane e zucchero. Si sentiva gridare in ogni angolo della città, "SI' a pane ed acqua, NO a Ben Ali". 150 persone vennero incarcerate, in gran parte giovani, donne e bambini vennero torturati e sottoposti ad abusi. Ma tramite Facebook ed altri social networks, i giovani riuscirono a far girare i video della repressione ed a rendere pubblico l'assassinio di 5 giovani e l'assedio della città da parte della polizia. L'8 gennaio, il colonnello Youssef venne rimosso e sostituito da un altro capo di polizia. Ma il movimento si era ormai diffuso in tutta la Tunisia e la ribellione aveva raggiunto la capitale. Il 12 gennaio tuttavia ci fu ancora una vittima a Thala, uccisa dalla polizia fuori casa sua. Nuovo capo della polizia, nuovo assassinio. In quei giorni gli ordini impartiti alla polizia erano chiari: spezzare la ribellione nei governorati di Sidi Bouzid e Kasserine (in cui si trova Thala) per impedire il contagio a tutta la Tunisia. I 1800 poliziotti che circondarono la città per giorni avevano l'ordine di uccidere, di spezzare la resistenza dovunque. Thala, una città senza polizia, senza autorità municipali, interamente gestita dal popoloMa Thala, una città con tradizioni rivoluzionarie resistette e vinse. Oggi, in città non c'è nessuna polizia. I giovani fanno i turni per i compiti di sicurezza. Solo la presenza dell'esercito ci ricorda dell'esistenza di uno Stato.Il comitato per difendere la rivoluzione gestisce la città e pone come prima rivendicazione "giustizia per i nostri morti". E' stata stilata una lista delle persone coinvolte negli omicidi, completa di nomi, e per 17 giorni sono state organizzate manifestazioni per chiedere l'arresto ed il processo per gli assassini. Il Ministero della Giustizia del governo ad interim ha chiesto 15 giorni per rispondere. Se nella prima settimana di aprile con ci sarà nessuna risposta, la lotta riprenderà. A Thala non riconoscono il Presidente Fouad Mebazaa, né il primo ministro Béji Caïd Essebsi. Chiedono lo scioglimento delle tre commissioni che sono state create: quella per la riforma politica e costituzionale, quella investigative sugli atti di repressione dopo il 17 dicembre e quella contro la corruzione. A Thala non si fidano, dato che queste commissioni sono state volute da Ghannouchi e sono composte da esponenti del RCD, il partito di Ben Ali. Come possono costoro indagare su se stessi? La stazione di polizia trasformata in un centro socialeDopo la morte di Marouan, i suoi amici erano furiosi. Uno di loro ha riempito il serbatoio della sua moto, l'ha incendiata e l'ha scagliata contro la stazione di polizia, provocando un incendio che ha costretto i poliziotti ad abbandonare la città.Il 17 febbraio, Nemri Bassem, un ingegnere meccanico disoccupato dal 2004, ha occupato la stazione di polizia e si è stabilito lì rivendicando il suo diritto ad un lavoro. Questa azione è solo una delle centinaia di azioni portate avanti in Tunisia dal Sindacato dei Laureati Disoccupati. Nemri non è solo. Molti giovani si sono uniti a lui nelle ore in cui stava nella stazione di polizia, che oggi è diventata un posto in cui si può sentire musica, giocare a carte e parlare di rivoluzione. Abbiamo salutato Thala. Il padre di Marouan ci ha indicato il posto in cui è stato ucciso suo figlio: "Non dimenticherò mai questo posto". La stessa cosa che dicono i graffiti fatti da egli stesso nello stesso posto. E nemmeno il popolo tunisino potrà mai dimenticare.
M.H.
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali |
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