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Irlanda: Le responsabilità dello Stato e le Case Magdalen

category irlanda / gran bretagna | vari | cronaca author Wednesday February 06, 2013 23:07author by Nestor McNab - FdCA (a titolo personale) Report this post to the editors

Pubblicata la relazione finale dell'inchiesta

Dopo 18 mesi di investigazioni, la commissione governativa - presieduta dal senatore Martin McAleese - nominata dal governo per stabilire i fatti riguardanti il coinvolgimento dello Stato irlandese nelle lavanderie Magdalen ha pubblicato la sua relazione finale (1). Il documento non ha disatteso le aspettative e stabilisce infatti che lo Stato era coinvolto direttamente nel sistema gestito dalle Case Magdalen, a gestione di ordini di suore cattoliche.
Una lavanderia Magdalen negli anni '40.
Una lavanderia Magdalen negli anni '40.


Irlanda: Le responsabilità dello Stato e le Case Magdalen


Dopo 18 mesi di investigazioni, la commissione governativa - presieduta dal senatore Martin McAleese - nominata dal governo per stabilire i fatti riguardanti il coinvolgimento dello Stato irlandese nelle lavanderie Magdalen ha pubblicato la sua relazione finale (1). Il documento non ha disatteso le aspettative e stabilisce infatti che lo Stato era coinvolto direttamente nel sistema gestito dalle Case Magdalen, a gestione di ordini di suore cattoliche.

In passato lo Stato irlandese ha sostenuto di non avere avuto alcuna responsabilità nella questione, dal momento che si trattava di istituzioni private, ma le investigazioni dimostrano che lo stesso Stato appaltava contratti di gran valore alle Case Magdalen - esentando le lavanderie da qualsiasi obbligo a livello di contributi - e inoltre eseguendo periodiche ispezioni da parte dell'Ispettorato di Lavoro. Le Case Magdalen, in qualità di organizzazioni a scopo caritatevole, erano esenti dalle tasse (sulle imprese, sui redditi e quelle comunali).

I ricoveri

Uno degli aspetti esaminati dalla relazione del Comitato - che ha studiato 11.000 ricoverate dagli anni '20 fino agli anni '80 - era il modo in cui le donne furono ricoverate nelle Case Magdalen. In alcuni casi (circa il 16%) i ricoveri vengono definiti "autoricoveri". Questa categoria include donne che cercavano ricovero a causa di povertà, abusi domestici o per essere rimaste senza casa.

Circa il 10% dei ricoveri erano su richiesta delle famiglie delle donne e quasi il 9% su richiesta di un prete cattolico.

Altri ricoveri furono effettuati su richiesta della NSPCC (Ente nazionale per la prevenzione di crudeltà ai bambini) e della Legio Mariae.

Comunque, la maggioranza dei ricoveri avvenne tramite organi dello Stato e in particolare dal sistema giudiziario, scolastico e sanitario, per un totale del 26% dei ricoveri. Va tenuto presente che che in Irlanda la Chiesa ha un importante ruolo sia nel sistema scolastico che in quello sanitario.

Per quanto riguarda la giustizia, le donne furono rinviate in custodia presso le Case Magdalen dai tribunali sia in attesa di processo che in libertà vigilata a fine pena. In quest'ultimo caso, la relazione nota che il personale necessario per vigilare mancava e spesso le corti irlandesi ricorrevano a personale volontario, generalmente proveniente da organizzazioni quali la Legio Mariae, l'Esercito della Salvezza (in casi riguardanti protestanti) e la Società San Vincenzo De Paoli (in casi di maschi). I reati per i quali queste donne erano state condannate andavano dall'omicidio, infanticidio o tentato suicidio a reati banali quali furto, atti che avrebbero potuto provocare scandalo, prostituzione o addirittura il non pagamento del biglietto sul treno. In alcuni casi la polizia stessa ha consegnato direttamente la donna alla Casa Magdalen.

Per sistema scolastico si intendono le cosiddette scuole industriali (istituite per bambini abbandonati, maltrattati e orfani) e le scuole riformatorio (in effetti carceri minorili). Sono già ben documentati gli abusi fisici e sessuali che avvenivano negli anni in questi luoghi. Comunque, la Commissione ha trovato molti casi di ragazze trasferite direttamente da queste scuole alle Case Magdalen (almeno 622 casi), ognuno dei quali consentito dalle leggi in vigore.

I rimandi alle Case Magdalen da parte dei servizi sanitari avvenivano da vari enti tra cui il Ministero della Salute, i dipartimenti sanitari delle autorità comunali e regionali, i servizi sociali, gli ospedali, gli ospedali e servizi psichiatrici, gli istituti per i disabili intellettuali e i cosiddetti Mother& Baby Homes. Quest'ultime erano istituzioni gestite dalla Chiesa ma finanziate dallo Stato, dove si ricoveravano giovane nubili incinte fino alla nascita del figlio, dopo il quale si cercava di persuadere la ragazza di darlo in adozione.

Gli abusi

Uno degli aspetti più importante del noto film di Peter Mullan, "Magdalene", è quello delle sofferenze di queste donne nelle lavanderie. Lo scandalo è venuto alla luce nel 1993 con la scoperta di una fossa comune contenente oltre 150 corpi nei terreni di una delle Case Magdalen. Il film di Mullan, che seguiva un documentario della Channel 4 inglese, ha portato la storia a un pubblico molto più vasto. Una Commissione governativa nel 2009 ha confermato l'esistenza di abusi di ogni genere su bambini irlandesi in varie istituzioni, ma solo in seguito a un appello da parte del Comitato ONU contro la tortura, il governo irlandese si è sentito costretto ad avviare un'inchiesta formale per esaminare la responsabilità dello Stato in questo affare.

La sezione della relazione dedicato agli abusi fisici e psicologici è basata su interviste fatte a oltre 100 sopravvissuti delle Case Magdalen. Naturalmente di tratta di una minima parte del totale di persone trattenute o "ospitate" in queste istituzioni, ma è comunque indicativo delle condizioni nelle lavanderie. Quasi la totalità delle donne intervistate negano l'esistenza nelle lavanderie di abusi fisici, tranne in rarissimi casi, ma quasi tutte parlano di abusi psicologici. Emerge dalle interviste un'immagine di un luogo dove erano normali gli insulti delle suore ("bastarda", "tua madre era illegittima", "hai il diavolo in te", "tuo padre è un ubriacone pedofilo", "stai qui perché la tua famiglia non ti vuole", ecc.), la fame, l'assenza di amicizie, il lavoro continuo. Parlano anche delle punizioni inflitte per varie infrazioni, anche minori, quali l'isolamento per più giorni, esclusione dalla cena, giacere per terra e baciarla. L'uso di radere la testa come punizione (o per altro motivo) era negato da tutte.

Ma la cosa che creava più terrore tra le donne della Case Magdalen era non sapere mai quando sarebbero uscite. In gran parte dei casi, il ricovero avvenniva senza indicazione della durata. Inoltre molte donne che sono uscite credevano che in qualsiasi momento avrebbero potuto essere di nuovo ricoverate, così prolungando l'agonia per anni dopo l'esperienza dentro l'asilo.

Il lavoro

Tutte le donne intervistate parlano di lavoro molto duro dov'era anche vietato parlare. Le mansioni includevano lavoro nella lavanderia e cucire. Anche nelle ore di ricreazione non c'era libertà, e le ragazze dovevano occuparsi lavorando a maglia o creando rosari. Alcune delle donne intervistate descrivevano la loro giornata così: "Preghiera, colazione, preghiera, lavoro, preghiera, lavoro, cena, preghiera". La quantità di lavoro è intuibile quando si guarda l'elenco di alcuni dei clienti più importanti delle Lavanderie Magdalen: Áras an Uachtaráin (residenza del Presidente della Repubblica), la megafabbrica della Guinness, il teatro Gaiety, l'ospedale Dr Steevens', la Bank of Ireland, il Ministero della Difesa, il Ministero dell'Agricoltura, CIÉ (azienda nazionale dei trasporti pubblici).

Nestor McNab


Nota:
1. L'intera relazione è online in inglese: http://www.idcmagdalen.ie/

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