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Per la comprensione della guerra civile in Ucraina

category russia / ucraina / bielorussia | imperialismo / guerra | stampa non anarchica author Wednesday August 27, 2014 18:17author by David Mandel - The Bullet Report this post to the editors

Il conflitto ucraino, come la maggior parte dei fenomeni politici, è multidimensionale ed altamente complesso. La sua comprensione richiede un approccio olistico -dialettico se volete. Ma a sentire i portavoce americani e della NATO ed i loro mezzi di comunicazione, vi è un solo fattore decisivo che spiegherebbe tutto: l'imperialismo russo e la determinazione di Putin nel voler dominare e quindi smembrare l'Ucraina quale passaggio interno al suo piano di restaurazione dell'impero sovietico. Secondo questa semplicistica visione, l'Ucraina, col benevolo sostegno dell'Occidente, sarebbe abbastanza in grado di gestire i suoi problemi per avviarsi rapidamente sulla strada di diventare una prosperosa democrazia in stile occidentale. [English]

La mia opinione è del tutto opposta: le radici del conflitto ucraino sono interne e sono profonde; l'intervento esterno, per quanto significativo, è un fattore secondario. Per ragioni di spazio mi limiterò, dunque,a mettere a fuoco la situazione interna, non senza aver tratteggiato più brevemente la dimensione internazionale del conflitto. Il che è doveroso visto che il governo canadese si è dimostrato particolarmente zelante nel dare il suo appoggio al governo ucraino ed a condannare la Russia quale unico responsabile.

Lo scopo è quello di offrire uno schema che possa aiutare a capire ed a valutare l'informazione di massa sul conflitto che proviene dai governi e dai media.

Una società profondamente divisa

L'Ucraina è un paese profondamente diviso lungo faglie linguistiche, culturali, di identità storica, etniche, religiose, diviso da come rapportarsi alla Russia, come pure dagli interessi economici reali e percepiti. Dopo che l'Ucraina divenne indipendente nel 1991, queste divisioni sono state strumentalizzate ed alimentare dalle corrotte elite politiche ed economiche con lo scopo di distrarre la popolazione dalle loro attività criminali e di trarre vantaggio nella competizione tra le stesse elite. Questa manipolazione, in un contesto di una diffusa povertà e di insicurezza economica, ha impedito che le forze popolari si mobilitassero contro la classe dominante, i cosiddetti "oligarchi", che hanno gestito l'economia reale in modo da arricchirsi in modo incredibile. Dopo l'indipendenza, l'Ucraina ha perso oltre il 13% della sua popolazione, oggi sotto i 45 milioni. Diversi milioni di ucraini sono andati a lavorare all'estero, fornendo manodopera a buon mercato in Russia e nella UE.

Quasi la metà della popolazione ucraina parla tutti i giorni l'ucraino; l'altra metà parla il russo; e comunque tutti se la cavano abbastanza bene con entrambe le lingue. Le tre regioni occidentali, a maggioranza ucrainofona, si sono unite al resto dell'Ucraina negli anni '40 dopo due secoli di dominazione oppressiva prima austro-ungarica, poi polacca. Le regioni meridionali ed orientali divennero parte dell'Ucraina alla fine della guerra civile russsa nel 1920. Fino al 1991, l'Ucraina non è mai esistita come stato, tranne che per un breve periodo durante la guerra civile.

La popolazione delle regioni occidentali è profondamente nazionalistica; ed al centro di questo nazionalismo vi è oggi una profonda paura, mista ad odio, per la Russia ed, in vari gradi, per i Russi. Le regioni orientali e meridionali, per lo più russofone, hanno forti affinità etno-culturali, al pari delle simpatie politiche e dei legami economici con la Russia. Nelle regioni centrali la situazione è mista. La memoria storica ha un grande ruolo nelle divisioni: gli eroi dell'ovest collaborarono con l'occupazione tedesca nella 2GM e si resero complici dei crimini nazisti; gli eroi dell'est e del sud combatterono contro il fascismo a fianco dell'Unione Sovietica. Infatti, non è facile trovare un evento o un personaggio storico nel corso dei secoli su cui i due poli possano trovarsi d'accordo. Ci sono anche gli interessi economici: l'est è più industrializzato ed integrato nell'economia della Russia, da molto tempo il maggior partner commerciale dell'Ucraina; l'ovest è composto da piccole città ad economia agricola.

Queste differenze si ritrovano nelle opposte posizioni politiche, in cui le paure irrazionali svolgono un ruolo significativo. La popolazione dell'ovest, con qualche supporto al centro, si è dimostrata in genere più attiva politicamente ed ha cercato di imporre la sua cultura, quella veramente ucraina, sul resto del paese. Le proteste di Maidan erano alimentate in modo sproporzionato dalle genti delle regioni occidentali. Alcune inchieste mostrano in modo consistente come la popolazione ucraina tende a dividersi sulle grandi questioni tra est ed ovest, sebbene la maggioranza della popolazione abbia percepito i governi succedutisi come corrotti e dominati dagli oligarchi. La questione che più divideva era la legittimazione del governo centrale. Quello formatosi dopo la caduta di Victor Yanukovych aveva il forte supporto dell'ovest e per certi versi anche del centro, cosa che è stata vista come un'insurrezione nazionalistica; la popolazione dell'est e del sud invece ha ampiamente disapprovato e temuto questo governo, considerato illegittimo.

Cosa è stata Maidan?

Lo scopo iniziale della protesta di Maidan era il destino di un accordo economico che l'allora presidente Yanukovych stava negoziando con l'Unione Europea. Yanukovych, che veniva identificato con i russofoni dell'est e del sud, aveva deciso (secondo me saggiamente) di sospendere i negoziati e di accettare l'offerta della Russia di un prestito di $15 miliardi. Ma quando scelse la strada della repressione contro i manifestanti, la protesta si diresse contro il governo, contro la sua natura repressiva e corrotta. L'aumento di elementi neo-fascisti armati dell'ovest tra i manifestanti portò alla radicalizzazione della protesta, con attacchi alla polizia, occupazione di edifici governativi, spingendo alla fine Yanukovych a dimettersi il 21 febbraio.

Venne formato un governo provvisorio ma senza un passaggio costituzionale. Era fatto esclusivamente da politici identificabili con le regioni occidentali nazionaliste ed aveva al suo interno parecchi neo-fascisti. I politici identificati con l'occidente, tra cui alcuni oligarchi, vennero messi sotto accusa nelle regioni orientali, la cui popolazione vedeva il nuovo governo come del tutto ostile.

L'insurrezione di Donbass

Imitando le proteste di Maidan e le prime azioni nelle regioni occidentali che erano dirette contro il governo di Yanukovych, gruppi di cittadini di Donbass già in febbraio avevano iniziato ad occupare edifici governativi, chiedendo un referendum per l'autonomia della regione e per una possibile secessione ed annessione alla Russia. Questi gruppi erano inizialmente disarmati e per la maggior parte nemmeno separatisti. Come i loro compatrioti avevano fatto ad ovest all'inizio contro Yanukovych, qui si reclamava autonomia locale come misura di protezione contro un governo centrale ostile.

La reazione di Kiev non faceva che confermare le peggiori paure ed i pregiudizi della popolazione di Donbass. Sotto l'impressione della annessione russa della Crimea ed in preda ad un fervente nazionalismo, il nuovo governo di Kiev non fece nessun vero sforzo per aprire un contatto con le popolazioni dell'est. Invece, quasi immediatamente partì l'accusa di terrorismo e venne lanciata un'operazione anti-terrorismo contro di loro. Non c'era nessuna vera intenzione di negoziare, ma solo di ricorrere alle armi. E dal momento che l'esercito ucraino era in difficoltà e non aveva grande voglia di combattere contro altri ucraini, il governo creò la Guardia Nazionale, composta da volontari scarsamente addestrati, tra cui ultra-nazionalisti e neo-fascisti. Come se non bastasse a confermare le paure nelle regioni orientali, 45 manifestanti anti-governativi venivano massacrati ad Odessa il 2 maggio, un crimine per il quale Kiev ha biasimato gli stessi manifestanti insieme a non identificati provocatori russi.

Non è cambiato granché dopo le elezioni presidenziali dei primi di maggio. Il presidente Petro Poroshenko non ha fatto niente per negoziare una fine del conflitto. I bombardamenti indiscriminati su centri civili di Donbass da parte del governo ha solo confermato la sua natura illegittima ed aliena agli occhi della popolazione locale.

Non c'è niente di certo - per quanto ne so - sulle relazioni tra la popolazione locale e gli insorti armati a Donbass. Inoltre, queste relazioni si sono senza dubbio evolute nel tempo. Ma è chiaro che gli insorti erano, ed ancora sono, per la maggior parte gente del posto e che, almeno fino a poco tempo fa, godevano per certi versi delle simpatie della popolazione, la quale per la maggior parte non voleva la separazione ma solo una forma di auto-governo. Immagino che oggi non chiedano altro che la fine dei combattimenti e provvedimenti per la loro sicurezza fisica.

L'insurrezione stessa si è radicalizzata nel tempo, specialmente con l'arrivo dalla Russia dei nazionalisti russi. In ogni caso, sebbene il governo di Kiev abbia offerto un'amnistia per coloro che non hanno commesso gravi crimini, i miliziani temono evidentemente il peggio se dovessero arrendersi.

Il governo centrale

Il regime politico ucraino differisce da quello russo nel fatto che in Ucraina gli oligarchi controllano lo stato ed i mezzi di comunicazione. In Russia c'è un regime "bonapartista", vale a dire che è l'elite politica a dominare sugli oligarchi, anche se ne fanno gli interessi. Questo è essenziale per capire perché c'è stato più pluralismo politico in Ucraina. Se di questo ha beneficiato la classe lavoratrice ucraina è un'altra questione. La situazione economica e sociale in Ucraina è simile a quella russa, ma senza petrolio e gas.

La carriera politica del presidente Poroshenko, miliardario proprietario di un impero alimentare ed automobilistico, ci dà l'idea nella natura del regime. Poroshenko è stato membro fondatore del Partito delle Regioni nel 2000, la macchina politica che aveva portato al potere Yanukovych nel 2010. Ma dopo un anno, Poroshenko lasciò il partito per diventare un influente sostenitore finanziario di Nostra Ucraina, un partito assimilabile alle regioni ovest ed al nazionalismo ucraino. Ha sostenuto la cosiddetta Rivoluzione Arancione alla fine del 2004 che portò al potere Viktor Yushchenko, un fervente nazionalista ucraino filo-occidentale. Poroshenko divenne ministro degli esteri, chiedendo di entrare nella NATO (cosa rifiutata dalla stragrande maggioranza della popolazione). Ma perse l'incarico nel 2010 quando Yanukovych vinse le elezioni presidenziali. Poroshenko tuttavia ritornò nel 2012 per fare il ministro del commercio e dello sviluppo nel governo Yanukovych. Ma dopo 8 mesi lasciò l'incarico per tornare ad essere un parlamentare come indipendente. In breve, si tratta della carriera di un inveterato opportunista politico, che, come gli altri della sua classe, ha fatto suo il proverbio russo: "Il mio cuore sta là dove stanno le mie fortune".

Poroshenko, fin dall'inizio, non fa parte dell'ala estrema del nazionalismo ucraino, sebbene egli abbia definito gli insorti di Donbass come "gang di animali". (Il Primo Ministro Yatsenyuk, amato dai governi occidentali, li ha definiti "subumani.") Ma in ogni caso, Poroshenko divide il potere con un governo ed un parlamento che include elementi di estrema destra. Ed a causa della debolezza dell'esercito, ha dovuto affidarsi alle forze paramilitari degli ultra-nazionalisti per proseguire la guerra. Per esempio, il cessate-il-fuoco sottoscritto il 21 giugno e che voleva apparentemente prolungare mentre si negoziava, è finito subito dopo una manifestazione del cosiddetto battaglione dei "volontari", reclutati in gran parte tra gli ultra-nazionalisti ed elementi di estrema destra. Allora c'erano persone come il multi-miliardario governatore della regione di Dnepropetrovsk, Igor Kolomoiskii, che si era fatto il suo esercito personale, il Battaglione Dnipro; o anche il popolare deputato di estrema destra, Oleg Lyashko, che si era messo personalmente al comando di battaglioni di volontari a Donbass. Poroshenko ha anche considerato l'insorgere di sentimenti nazionalisti nel momento dell'annessione della Crimea alla Russia, alimentando anche una massiccia propaganda anti-russa sui media controllati dagli oligarchi con toni che andavano ben oltre i tipici elementi nazionalisti della società ucraina. Infine, la guerra e l'emergenza nazionale sono necessari per distrarre l'attenzione popolare dalla dure misure di austerità che sono solo al loro primo stadio.

La dimensione internazionale

Sebbene il conflitto sia fondamentalmente una guerra civile, le forze esterne hanno svolto un ruolo significativo. L'Occidente (USA, EU, NATO) ha una pesante responsabilità per il suo incessante sostegno ed incoraggiamento al governo ucraino per un orientamento politico ed economico esclusivamente filo-occidentale. Alla luce delle profonde divisioni interne nel paese, una tale politica è stata letale per l'integrità dello stato e per lo sviluppo pacifico. Inoltre, nel momento in cui queste divisioni interne hanno assunto la forma dello scontro armato, l'Occidente ha incessantemente supportato sia le azioni che la propaganda del governo di Kiev. Una propaganda che dipinge il governo russo come l'unico responsabile del conflitto e che tace sull'intransigenza di Kiev, sui crimini di guerra commessi contro la popolazione non combattente a Donbass nonché le gravi sofferenze economiche inflitte all'intera popolazione.

Una analisi degli interessi e delle motivazioni occidentali va al di là degli scopi di questo scritto. Ma è abbastanza ovvio che dopo la caduta dell'URSS, gli Stati Uniti, con il sostegno più o meno attivo dell'Europa, hanno seguito un percorso finalizzato a limitare al massimo l'influenza geopolitica della Russia ed a circondarla di stati non amici. Nonostante le solenni promesse fatte a Mikhail Gorbachev, questi stati sono stati integrati nella NATO, alleanza da cui la Russia è esclusa. Laddove l'integrazione nella NATO non è stata possibile o desiderabile, sono stati perseguiti cambi di regime. Questa è stata la politica dell'Occidente in Ucraina. La proposta di associarsi alla UE, che era all'origine della crisi e che conteneva clausole pertinenti la politica di difesa, ha forzato le divisioni nel paese verso una scelta tra Europa o Russia. (Un'indagine nazionale del dicembre 2013 fece emergere che il 48% era d'accordo con la decisione di Yanukovych di non firmare e che il 35% non era d'accordo. (Nell'Ucraina occidentale, tuttavia ben l'82% non era d'accordo.)

Il governo russo vide questo aperto ed attivo sostegno alle proteste di Maidan e poi al governo provvisorio ed alle sue politiche come un proseguimento della politica occidentale del "contenimento". La annessione della Crimea, che non sembra fosse pianificata, è stata almeno in parte, un messaggio rivolto all'Occidente: ora basta!

Nonostante le dichiarazioni degli Ucraini e dell'Occidente, Putin non vuole un ulteriore sembramento dell'Ucraina, né sta pianificando di ricostituire l'impero sovietico. Anche se la cosa non gli piace, Putin è pronto ad accettare la neutralità dell'Ucraina con legami economici anche più stretti con l'Europa. Quello che non vuole è un'Ucraina ostile ed esclusivamente orientata ad Occidente. La Russia europea che è il cuore della popolazione e dell'industria, condivide con l'Ucraina 2500 chilometri di confine. Alla luce della storia del XX secolo, la sensibilità della Russia alla questione non dovrebbe essere così difficile da capire, anche senza tenere in considerazione i profondi legami storici, culturali, etnici, familiari ed economici tra le due società.

Ma anche la Russia non è senza responsabilità in questo conflitto. Faccio riferimento a quella sinistra (inclusa la sinistra russa), che ha sostenuto l'annessione della Crimea ed il coinvolgimento russo nella guerra civile come politica anti-imperialista del tutto giustificata. Intanto, altri a sinistra hanno assunto la posizione opposta, facendo propria però essenzialmente la versione che Kiev dava del conflitto.

Va da sé che la condanna dell'annessione della Crimea da parte occidentale suona profondamente ipocrita alla luce della lunga storia di aggressioni imperialiste dell'occidente senza riguardo per le norme internazionali. Basti pensare al distacco del Kosovo dalla Serbia e all'invasione dell'Iraq, per citare solo due esempi recenti. Non c'è dubbio inoltre che grande maggioranza della popolazione in Crimea, che non si è mai sentita ucraina, fosse felice, molti addirittura entusiasti, per l'annessione. Fin dal 1992 i governi della Crimea non volevano altro che ritornare con la Russia. In ogni elezione nazionale, i partiti filo-russi ottenevano sempre la maggioranza.

In quanto cittadino canadese, paese membro della NATO con un governo di destra che è stato zelante alleato di Kiev, ammetto che d'istinto mi sentivo di sostenere Putin che agiva per la difesa degli interessi nazionali del suo paese contro l'aggressione occidentale. Ma questa è una posizione sbagliata.

Se l'annessione della Crimea non fa parte di un grande piano di restaurazione dell'impero sovietico, non è nemmeno una ragione primaria per legittimare una preoccupazione per gli interessi nazionali russi. Infatti, ci sarebbe da chiedersi cosa potrebbe costituire interesse nazionale in una società divisa in classi in cui la maggior parte della ricchezza è nelle mani di pochi, dominata da un governo autoritario e corrotto.

In ogni caso, Putin stesso non ha spiegato l'annessione in termini di interessi geopolitici. Nel suo discorso in marzo dedicato alla Crimea ed in un altro in luglio al ministero degli affari esteri, ha fatto piuttosto riferimento al dovere di proteggere la popolazione russa al di fuori dei confini russi. E' un vero e proprio appello al nazionalismo etnico. Che (come nel caso delle guerre contro la Cecenia e la Georgia prima) ha avuto un grande successo nel far accrescere la popolarità di Putin, restringendo ancora di più i già limitati spazi di opposizione al regime.

Ma anche da un punto di vista di interesse geopolitico, l'annessione della Crimea sembra incredibilmente una scelta miope e dannosa per la Russia. Questa annessione, secondo la giustificazione data da Putin, non ha fatto altro che alimentare la paranoia nazionalista anti-russa in Ucraina. Al tempo stesso, ha incoraggiato la resistenza armata a Donbass contro Kiev. Così mentre la Russia, credo sinceramente, ha seriamente chiesto un cessate-il-fuoco ed un accordo negoziato, l'annessione, nei fatti, ha alimentato il conflitto armato. E la Russia sta contribuendo anche direttamente al conflitto, dal momento che i radicati sentimenti nazionalisti in Russia spingono Putin a pernettere un ufficioso flusso limitato di combattenti e di armi verso Donbass, anche se Putin ha intenzione di intervenire in forze per liberare la milizia. (Posso sbagliarmi, ma ne dubito.)

E così invece di proteggere la popolazione russa di Donbass, Putin ha nei fatti contribuito al deterioramento della stessa situazione ed ha minato la possibilità della Russia di difendere effettivamente i suoi interessi.

Ma l'annessione ha anche procurato danno all'immagine della Russia nel mondo. Fornendo un grande pretesto al nazionalismo anti-russo ed al governo di Kiev, Putin ha fatto sì che l'Ucraina rinforzasse fermamente la sua posizione in campo occidentale ed ostlile alla Russia. Egli ha anche aiutato a cristallizzare la NATO come un'alleanza ostile che punta a contenere un supposto espansionismo russo. E così facendo ha privato la Russia di ciò che era un suo argomento fondamentale contro l'aggressione USA e NATO: il rispetto per le norme internazionali del non-intervento negli affari interni di altri stati e per la loro integrità territoriale.

C'è chi sostiene che Putin doveva salvaguardare la base navale russa di Sebastopoli. Ma si trattava di una minaccia solo potenziale - sebbene per anni gli ufficiali ucraini avevano parlato di prestarla alla NATO - e la sua messa in sicurezza ripaga ben poco il danno geopolitico in cui la Russia è incorsa con l'annessione. (Putin sembra non aver ben calcolato le reazioni europee, specialmente la supposta volontà della Germania di seguire gli USA in una crociata contro la Russia). Inoltre se Sebastopoli fosse stata veramente minacciata, la base poteva essere spostata nel porto russo di Novorosiisk nel Mar Nero. Il costo dello spostamento non sarebbe stato probabilmente più oneroso delle perdite provocate dalle sanzioni occidentali.

Conclusione

La soluzione, fin dall'inizio, è sempre stata evidente: un cessate-il-fuoco monitorato da osservatori internazionali, seguito da negoziati, con la sola condizione dell'accettazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina. L'argomento del negoziato sarebbe stato la delega del potere a governi eletti su base regionale e locale. Questo è il famoso "federalismo," sostenuto dalla Russia e dalla maggior parte della popolazione di Donbass ma respinta da Kiev e dall'Occidente, che sostengono trattarsi solo di un trucco per sancire una separazione dell'est dall'Ucraina con sua annessione alla Russia.

Ma in una società così profondamente divisa, il federalismo può nei fatti essere una misura efficace contro il separatismo. (Se il Canada non fosse uno stato federale, il Quebec si sarebbe separato anni fa). Ma le cose potrebbero essere andate già troppo in là. Kiev, con l'appoggio dell'Occidente, non vorrà sentir parlare di cessate-il-fuoco. Vuole una piena resa o una vittoria militare sul campo. E, sebbene non sia tanto probabile, delle pressioni interne potrebbero convincere Putin ad un intervento diretto. In ogni caso il futuro non appare così luminoso per uno stato ucraino unificato.


Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali

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