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Francia: CPE - Nessuna manovra ci farà rinunciare!

category francia / belgio / lussemburgo | lotte sindacali | comunicato stampa author Wednesday April 05, 2006 17:08author by Alternative libertaire - ALauthor email contacts at alternativelibertaire dot org Report this post to the editors

Contro la legge sulla "parità di opportunità"

Nella sua breve dichiarazione di venerdì 31 marzo, Jacques Chirac ha dato delle informazioni contraddittorie: egli promulga la legge sulla "parità di opportunità", ma afferma che va immediatamente modificata. Questa contraddizione apparente nasconde una manovra: dividere e far smobilitare il movimento contro il CPE.


Nessuna manovra ci farà rinunciare!

Nella sua breve dichiarazione di venerdì 31 marzo, Jacques Chirac ha dato delle informazioni contraddittorie: egli promulga la legge sulla "parità di opportunità", ma afferma che va immediatamente modificata. Questa contraddizione apparente nasconde una manovra: dividere e far smobilitare il movimento contro il CPE.

- Il periodo di prova ridotto ad un anno cambia poco. Al posto di rischiare il licenziamento dopo 23 mesi per farsi assumere di nuovo 3 mesi dopo, sarà dopo 11 mesi. 12 mesi di periodo di prova, non c'è comunque alcuna giustificazione.

- Non è dato di sapere in che modo avvalersi del "diritto di conoscere la motivazione del licenziamento". Il padrone non sarà per niente obbligato a giustificare il licenziamento. Dunque sarà impossibile fare ricorso e si potrà essere licenziati semplicemente perché il lavoratore "non piace" al padrone.

Inoltre, la lotta contro il CPE non è che un momento nella lotta generale contro la precarietà. Il CNE non è stato assolutamente messo in questione, tantomeno le altre forme di precarietà, sia nel settore pubblico che in quello privato. I giovani magari si salveranno dal CPE, solo per imbattersi poi nel CNE.

Le giornate d'azione locali portano all'impasse

La precarietà non è per niente una fatalità: si tratta di una scelta politica fondamentale per disporre di una manodopera docile e incapace di difendersi. In un momento in cui non è mai stata prodotta tanta ricchezza in Francia, bisogna tornare alla prima guerra mondiale per trovare tanta miseria. Davanti a questo le giornate d'azione locali non sono sufficienti. Solamente colpendo i capitalisti nel loro portafoglio, bloccando l'economia, possiamo spingere i capitalisti indietro. Nel maggio e giugno del 2003, abbiamo perso la battaglia sulle pensioni alternando i "tempi forti" e i tempi morti.

Certamente, accontentarsi di proclamazioni a favore di uno sciopero generale intercategoriale non serve nemmeno. Bisogna fare in modo concreto che si possa costruire questo sciopero, senza farsi demoralizzare perché non avviene abbastanza velocemente.

Lo sciopero generale non si decreta, si costruisce

Se si devono avere giornate di mobilitazione locali, devono essere utilizzate per costruire un movimento più largo. Perché non esiste che la lotta si delega!

- Dappertutto, nelle nostre città e nei nostri quartieri, nei nostri luoghi di lavoro, è necessario cercare di organizzare delle Assemblee Generali a scadenza il più regolare possibile, associando anche gli studenti e i liceali, i lavoratori e le lavoratrici, per organizzare le azioni di informazione e di mobilitazione, esplicitando la necessità di andare verso uno sciopero generale e generalizzato fino alla vittoria.

- Dappertutto, possiamo già da oggi moltiplicare le azioni di lotte comuni con gli studenti e i liceali. Azioni di disturbo, blocchi, appelli a delle giornate di "città morte", cercando di avere il massimo impatto possibile, il tutto finalizzato alla costruzione paziente della necessaria prova di forza.

- E al di là dell'organizzazione della lotta, le AG possono anche servire per un altro confronto, anche questo fondamentale. La lotta contro la precarietà non si può limitare alla rimessa in causa del CPE. Le AG, coordinandosi, potranno realmente cogliere questa questione e far nascere una piattaforma rivendicativa contro la precarietà, capace di dare corpo ad una reale alternativa, per spezzare la logica delle regressioni sociali imposte da troppo tempo dai capitalisti e dai governi al loro servizio.

Il regime è in crisi, non ci aspettiamo niente dai partiti di sinistra

Questo regime che si chiama democrazia, che vuole imporre a tutta la popolazione una legge rigettata in modo massiccio, è vicino all'ultimo respiro. L'opposizione frontale tra le classe dirigenti e la popolazione sulle pensioni, sulla Costituzione europea o sul CPE dimostra ampiamente che si tratta di una falsa democrazia. Non solo si governa senza il popolo, ma si governa costantemente contro il popolo! I capitalisti sono rappresentati del tutto, i lavoratori e le lavoratrici per niente. E se domani il Partito Socialista e i suoi satelliti (PCF, Verdi, ecc.) torneranno al potere per l'ennesima volta, nulla cambierà!

Queste istituzioni repubblicane sono oggi scosse da una crisi di legittimità. Per cambiare la società è del tutto inutile partecipare ad esse. Al contrario, è cruciale rimetterle in causa radicalmente, di rimettere in causa il loro carattere falsamente democratico.

La posta in gioco è l'incriminazione generale del capitalismo, la lotta per la redistribuzione della ricchezza e del lavoro. E' la ripresa in mano dei mezzi di produzione.

E' il socialismo e l'autogestione.

Alternative Libertaire

3 aprile 2006


Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali

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