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Riflessioni sullo stato di crisi del capitalismo

category internazionale | economia | altra stampa libertaria author Donnerstag Dezember 24, 2015 06:41author by Lucio Garofalo Report this post to the editors

Azzardo alcune riflessioni di tipo filosofico ed esistenziale, quindi politico. La realtà, che supera puntualmente ogni più fervida immaginazione, ispira un'elaborazione critica di straordinaria attualità storica. Il sistema creato dalla borghesia capitalista ha predicato nel mondo, a decorrere dal secondo dopoguerra, quella che è la religione più diffusa e vincente di ogni tempo e luogo: la fede cieca ed incondizionata nel mercato, nel totem della finanza. Il culto idiota e mondano del denaro e del successo. Il feticismo della merce e del profitto. La morale utilitarista dell’avere e dell’apparire ad ogni costo in luogo dell’essere, sacrificando tutto e tutti. Il corollario finale è l’avvento di una sottocultura di massa improntata al consumismo esasperato, acritico ed alienante, all’edonismo ebete, egoista e conformista. Quella che nell’età contemporanea è l’ideologia più ottusa ed onnipotente, una mentalità assai pervasiva e totalitaria, più feroce e persuasiva di qualsiasi tipo di fascismo e di assolutismo che si sia mai visto nella storia millenaria dell’umanità. Negli ultimi decenni, alle popolazioni del mondo occidentale si è imposto uno stile di vita iperconsumista: hanno bombardato i cervelli per convincere la gente che bisognava lavorare e produrre al massimo per guadagnare e consumare il più possibile, con il risultato che gli individui sono nevrotici, insoddisfatti ed infelici...

Riflessioni sullo stato di crisi del capitalismo

Azzardo alcune riflessioni di tipo filosofico ed esistenziale, quindi politico. La realtà, che supera puntualmente ogni più fervida immaginazione, ispira un'elaborazione critica di straordinaria attualità storica. Il sistema creato dalla borghesia capitalista ha predicato nel mondo, a decorrere dal secondo dopoguerra, quella che è la religione più diffusa e vincente di ogni tempo e luogo: la fede cieca ed incondizionata nel mercato, nel totem della finanza. Il culto idiota e mondano del denaro e del successo. Il feticismo della merce e del profitto. La morale utilitarista dell’avere e dell’apparire ad ogni costo in luogo dell’essere, sacrificando tutto e tutti. Il corollario finale è l’avvento di una sottocultura di massa improntata al consumismo esasperato, acritico ed alienante, all’edonismo ebete, egoista e conformista. Quella che nell’età contemporanea è l’ideologia più ottusa ed onnipotente, una mentalità assai pervasiva e totalitaria, più feroce e persuasiva di qualsiasi tipo di fascismo e di assolutismo che si sia mai visto nella storia millenaria dell’umanità. Negli ultimi decenni, alle popolazioni del mondo occidentale si è imposto uno stile di vita iperconsumista: hanno bombardato i cervelli per convincere la gente che bisognava lavorare e produrre al massimo per guadagnare e consumare il più possibile, con il risultato che gli individui sono nevrotici, insoddisfatti ed infelici. Si potrebbe arguire che la scelta più saggia sia quella di moderarsi in modo da lavorare il meno possibile ed avvelenarsi il meno possibile, sentirsi meno stressati e puntare ad arricchirsi soprattutto a livello umano, affettivo e spirituale. In altri termini, si potrebbe decidere di condurre uno stile di vita più sobrio sul piano dei consumi in modo tale da permettersi un’esistenza emancipata dal bisogno, libera dallo stress e dalle tossine della vita moderna. Certo, se un individuo non si accontenta di un cellulare, ma ne vuole due di ultima generazione, se invece di un’auto per ogni famiglia si avverte il “bisogno” di un’auto a persona, se si desidera la villa in campagna e l’appartamento al mare, inseguendo ed assecondando ossessivamente le mode consumiste, si moltiplicano i falsi bisogni indotti dal mercato, inevitabilmente non basta uno stipendio e si rischia di essere assoggettati ad un “benessere” fittizio, finendo succubi del bisogno e del lavoro, alienati ed infelici. Sia chiaro che tale ragionamento non inneggia alla filosofia della “decrescita”, né risponde ad una visione “pauperistica” o “francescana” del mondo, ma si limita a suggerire un’ipotesi oggi realistica e praticabile, un’attitudine assai pragmatica che potrebbe rivelarsi utile per affrontare le difficoltà legate all’attuale fase di recessione dell’economia capitalista. Bisogna rendersi conto che la decrescita è già oggettivamente immanente nella realtà dei fatti, in Italia ed altrove, nel senso che il tasso di crescita economica del nostro Paese è in costante diminuzione da quasi mezzo secolo, esattamente dal “boom economico” degli anni ‘60. Occorre prendere atto che la decrescita o, meglio, il sottosviluppo e la miseria sono le conseguenze di un sistema di distribuzione iniqua, irrazionale e distorta delle ricchezze sociali, sono il risultato delle contraddizioni strutturali insite nel funzionamento del modo di produzione capitalistico. Tornando al tema precedente, è ovvio che il discorso non vale in termini assoluti bensì relativi, per cui sono esclusi, ad esempio, coloro che versano già in condizioni di estrema (o relativa) povertà, o chi vive in realtà metropolitane in cui il costo della vita è altissimo e si è costretti a spendere oltre la metà dello stipendio per pagare l’affitto mensile. In questi casi temo che la filosofia “stoica” o la morale “francescana” servano a poco. È chiaro che la condizione proletaria non va idealizzata, bisogna battersi per l’abolizione del proletariato comr classe, e la sobrietà intesa come stile di vita, saggezza o moderazione, non va vissuta “stoicamente”, bensì come una necessità contingente. Stiamo vivendo una fase in cui occorre misurarsi con le condizioni storicamente determinate, senza cedere alle mode consumistiche, né ad uno stile di vita francescano. È altresì evidente che lo sfruttamento e la violenza di classe non possono durare a lungo senza essere accettati dagli sfruttati. A questo compito era chiamata in passato la religione. Ma oggi questo strumento di convincimento è superato, inadatto nell’epoca dell’economia di mercato. Una nuova forma di condizionamento e debilitazione morale è intervenuta: dall’idolatria trascendente all’idolatria delle merci. Le osservazioni esposte finora servono ad introdurre un ragionamento sulla nozione di “proletariato” e sul significato (non solo simbolico) che assume oggi un vocabolo che per molti ha un sapore anacronistico e veterocomunista di segno ottocentesco. È noto che i proletari sono coloro che possiedono esclusivamente la prole, cioè i figli. Il termine indicava in origine una classe di lavoratori il cui ruolo, nel modo di produzione capitalista, è di prestare la forza lavoro in cambio di un salario, ma nel corso del tempo il senso è mutato, adeguandosi alle nuove circostanze storico-sociali. Se in passato il termine designava specificamente una classe di operai che hanno come sola ricchezza la prole, in seguito il senso letterale è stato sostituito da un’accezione più ampia che comprende la totalità dei salariati, inclusi i lavoratori intellettuali ridotti in uno stato di precarietà e che percepiscono un salario miserabile. È indubbio che negli ultimi cinquant’anni il proletariato che vive nei Paesi sviluppati del mondo occidentale, si è imborghesito, in particolare sul piano mentale. Nel contempo conviene ragionare sul fatto che l’attuale recessione produce effetti di proletarizzazione dei ceti intermedi, un tempo benestanti, ed immiserisce le classi operaie occidentali. Non serve rammentare che un numero crescente di famiglie italiane (ma il discorso vale per i Greci, i Portoghesi e via discorrendo) non arriva alla fine del mese, se non alla terza settimana, quando va bene. Aggiungo una chiosa finale per chiarire che l’esperienza storica pregressa dovrebbe insegnarci che un rovesciamento radicale dell’ordinamento sociale senza una corrispondente rivoluzione di tipo intellettuale che proceda in senso anti-autoritario, senza un processo di affrancamento mentale dei singoli individui, non ha molto senso e rischia di rivelarsi fallimentare in quanto non genera un’effettiva emancipazione delle persone, come è già accaduto in altre rivoluzioni politiche-sociali compiute dal genere umano. La trasformazione dell’esistenza si compie attraverso processi paralleli che investono l’assetto sociale e la formazione etica, civile e psicologica delle persone, che altrimenti rischiano di sottostare a nuove forme di oppressione, di tipo non solo politico e materiale, bensì spirituale.

Lucio Garofalo

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Internazionale | Economia | it

Mi 23 Okt, 17:38

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stopttip.jpg imageSiamo proprio trattati male! 15:52 So 12 Okt by Federazione dei Comunisti Anarchici 0 comments

Sabato 11 ottobre partecipiamo alla giornata europea contro i trattati economici in corso. TTIP, CETA, TISA, TTP. Acronimi che sembrano lettere accostate una alle altre prive di significato, a qualcuno ricorderanno il famigerato WTO del 1995, quel trattato sulla libertà degli scambi commerciali che con la deregolamentazione dei mercati finanziari creò la bomba sociale sulla quale siamo seduti. Fu un accordo che portò in tutto il mondo milioni di persone in piazza per denunciare quella che poi si dimostrò essere una grande rapina ai danni dei lavoratori e dei ceti subalterni. Ma chi si ricorda più i tanto vituperati e derisi No Global?

textChi dice che il futuro è finito? 16:28 So 13 Jul by Segreteri Nazionale FdCA 0 comments

I diversi fattori che al momento sembrano scollegati tra loro delineano il punto di caduta o, almeno, il tentativo del capitale di trovare un nuovo equilibrio internazionale per assicurare una nuova fase di accumulazione capitalistica, in area occidentale (USA-EU). Ciò che viene comunemente definita crisi e che dal 2008 affligge interi popoli sembra non poter uscire dalla propria dimensione monetaria. Una politica monetaria - che vede le banche commerciali protagoniste nella creazione di danaro attraverso il prestito reso possibile dall'aumento del debito - ha una funzione temporale necessaria a proteggere la capitalizzazione del sistema finanziario, ma ha il pregio di mostrare a tutti quali sono le dinamiche del potere finanziario.

rb.jpg imageNon paghiamo la loro crisi 19:53 Fr 09 Nov by Rete Europea del Sindacalismo Alternativo e di Base 0 comments

Mercoledì 14 novembre 2012 scioperi generali avranno luogo in Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Cipro e Malta e scioperi di categoria in Belgio e Francia. Cortei sono previsti in tutti questi paesi ma anche in Slovenia e Repubblica Ceca.
[Français] [Castellano]

euroa.jpg imageNon paghiamo il loro debito, usciamo dal capitalismo! 05:54 Sa 03 Mär by EuroAnarkismo 0 comments

Per andare oltre, e per costruire un movimento di solidarietà internazionale, è anche necessaria una convergenza dei movimenti su scala europea. I capitalisti sanno come organizzarsi a livello europeo e sanno come adottare i trattati con cui pretendono di sigillare il destino dei popoli. Noi, i lavoratori e le lavoratrici d'Europa, ancora non vi riusciamo, anche se esistono delle convergenze tra il sindacalismo alternativo. E' necessario proseguire con questo sforzo e organizzare una risposta a livello internazionale. [Français] [English] [Ελληνικά] [Nederlands] [Română]

resab.jpg imageNon vogliamo pagare la loro crisi! LOTTIAMO! 21:43 Di 11 Okt by Rete europea del sindacalismo alternativo e di base 0 comments

Devono pagare per la loro crisi. Tocca a noi imporre con le lotte le nostre esigenze sociali. Insieme sosteniamo gli scioperi e le lotte nei vari paesi, la giornata internazionale del 15 ottobre, le manifestazioni contro il G20! [Català] [Français] [Castellano]

no.jpg imageLacrime e sangue dei proletari europei 17:01 Do 18 Aug by Segreteria Internazionale FdCA 0 comments

E' ora di radunare le forze in un grande fronte europeo, come fu a cavallo del secolo, per contrattaccare. E' ora di costruire solidarietà dal basso. E' ora di riprendersi euro per euro tutto quello che è stato tagliato. E' ora di non pagare i debiti. Non abbiamo più nulla da perdere!

solidarity.jpg imageSolidarietà con i popoli europei in lotta! 05:28 So 12 Dez by Coordinamento Europeo di Anarkismo 0 comments

Di fronte a questa situazione, dobbiamo rispondere con la lotta e la solidarietà tra i lavoratori dei paesi colpiti. Di fronte a questi attacchi, l'internazionalismo è ancor più necessario che mai: abbiamo bisogno di un movimento di dimensioni europee. [Français] [English] [Ελληνικά] [Deutsch] [Dansk]

300_0___20_0_0_0_0_0_al.jpg imageSolidarietà con i popoli d'Europa in lotta! 20:16 Do 02 Dez by Alternative Libertaire 0 comments

Nelle ultime settimane, i segni della rabbia tra i popoli d'Europa si sono fatti sempre più evidenti: uno sciopero generale in Portogallo, manifestazioni di storiche proporzioni in Irlanda, il movimento degli studenti in Inghilterra e, auspicabilmente, l'inizio di un movimento duraturo a seguire le mobilitazioni contro la riforma delle pensioni in Francia. [Français] [English] [Castellano] [Português] [Català]

textComunicato comunista anarchico sulla crisi economica globale e sul G20 17:11 Mo 17 Nov by Anarkismo 1 comments

Comunicato internazionale comunista anarchico sulla crisi economica mondiale e la riunione del G20, a firma di Alternative Libertaire (Francia), Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia), Melbourne Anarchist Communist Group (Australia), Zabalaza Anarchist Communist Front (Sud Africa), Federação Anarquista do Rio de Janeiro (Brasile), Common Cause (Ontario, Canada), Unión Socialista Libertaria (Perù), Union Communiste Libertaire (Québec, Canada), Liberty & Solidarity (Regno Unito), Asociación Obrera de Canarias (Africa) e Anarchistische Föderation Berlin (Germania). [English] [Français] [Castellano] [Ελληνικά] [Polska] [Deutsch] [中文] [عَرَبيْ ] [Nederlands] [Português]

textGas Gas Gas, Tovarishch Gazprom! 03:57 Do 05 Jan by Federazione dei Comunisti Anarchici 0 comments

Nella tragica e sanguinaria cornice delle guerre guerreggiate e di quelle geopolitiche per il controllo strategico delle materie prime che dal Medio Oriente all’area turanica vede confrontarsi gli interessi imperialistici per il controllo dei giacimenti energetici e dei vari corridoi che portano petrolio, gas, acqua verso i 4 punti cardinali, alza la posta la Russia di Putin e di Gazprom...

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textPiù PIL per tutti Aug 12 by Lucio Garofalo 0 comments

Che cos'è il PIL? Il Prodotto Interno Lordo indica un dato statistico assolutamente falsato, nel senso che è distorto e manipolato ad arte dai vari "istituti di ricerca" (che non sono affatto indipendenti, checché se ne dica altrimenti), ad uso e consumo delle élites eurocratiche dell'alta finanza: la Trojka, la Commissione Europea, la BCE, il FMI. La stima del PIL è un esercizio che giova soprattutto alle oligarchie capitaliste che hanno l'interesse a massimizzare costantemente i loro profitti. Infatti, il prodotto interno lordo non è mai distribuito in modo equo tra le classi sociali di una nazione. Un Paese come la Cina, che vanta il più alto PIL del mondo, possiede oltre un miliardo di poveri...

textDal salario di esistenza al contropotere della classe lavoratrice Sep 02 by Lucien van der Walt 0 comments

Pur facendo parte della lotta, il salario di esistenza in sè non dovrebbe esserne il fine, bensì dovrebbe essere collegato alla più ampia lotta della classe lavoratrice per costruire quel contropotere che rovesci l'esistente struttura di potere.

textDal picco del petrolio al petrolio a picco? Jan 17 by Donato Romito 0 comments

A giugno del 2014 il prezzo al barile era di 115 dollari. Da allora è in costante discesa, ed ora costa meno della metà.
Le cause sembrano essere principalmente tre:
1. l'economia mondiale sta consumando meno petrolio di quello che i mercati avevano anticipato,
2. l'OPEC ha prodotto più petrolio di quello atteso dai mercati,
3. i signori del petrolio americano (Nord Dakota e Texas) hanno puntato sullo shale-oil.
Naturalmente i tre fattori si intrecciano.

imageIl fronte della Rojava ed il complesso teatro delle operazioni della rivoluzione sociale curda Dez 16 by BrunoL 0 comments

L'analisi è relativamente complessa e la risultante sembra essere semplice. Le forze sociali della Rojava sono circondate avendo alle spalle il confine con la Turchia. Prima della liberazione della parte siriana del Kurdistan, le vie usate dai trafficanti di armi per l'approvvigionamento logistico dei jihadisti potevano contare sull'aiuto (tolleranza) dello Stato turco. Dopo il luglio 2012, le YPG, milizie di autodifesa organicamente legate alla TEV-Dem [composizione delle forze sociali egemonizzade dal PYD (Partito di Unione Democratica) che organizza la società locale] hanno cominciato a chiudere il confine nella ricerca di una autonomia regionale. [Castellano]

textArgentina, fondi avvoltoi e BRICS: solo coincidenze? Aug 28 by Donato Romito 0 comments

Nel 2001-2002 l'Argentina andò in default. Bancarotta. Tutti ricordiamo l'ira popolare, le manifestazioni del "cacelorazo", i mercati di quartiere con moneta libera e di libero scambio, l'esperienza delle "fabricas recuperadas" ed autogestite. Crogiuolo di rinascita anche del movimento libertario organizzato. Magari ricordiamo pure l'ira dei non pochi investitori italiani, mica solo quelli milionari, mal consigliati dalle banche, mobilitarsi per avere il rimborso dei bond argentini da loro acquistati per pura speculazione. Dopo il default, l'Argentina ha ristrutturato il suo debito per 191 mld di dollari, dilazionando le scadenze dei bond al 2005 e 2010, senza ricorrere alle draculesche politiche di austerity del FMI.

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imageSiamo proprio trattati male! Okt 12 FdCA 0 comments

Sabato 11 ottobre partecipiamo alla giornata europea contro i trattati economici in corso. TTIP, CETA, TISA, TTP. Acronimi che sembrano lettere accostate una alle altre prive di significato, a qualcuno ricorderanno il famigerato WTO del 1995, quel trattato sulla libertà degli scambi commerciali che con la deregolamentazione dei mercati finanziari creò la bomba sociale sulla quale siamo seduti. Fu un accordo che portò in tutto il mondo milioni di persone in piazza per denunciare quella che poi si dimostrò essere una grande rapina ai danni dei lavoratori e dei ceti subalterni. Ma chi si ricorda più i tanto vituperati e derisi No Global?

textChi dice che il futuro è finito? Jul 13 Federazione dei Comunisti Anarchici 0 comments

I diversi fattori che al momento sembrano scollegati tra loro delineano il punto di caduta o, almeno, il tentativo del capitale di trovare un nuovo equilibrio internazionale per assicurare una nuova fase di accumulazione capitalistica, in area occidentale (USA-EU). Ciò che viene comunemente definita crisi e che dal 2008 affligge interi popoli sembra non poter uscire dalla propria dimensione monetaria. Una politica monetaria - che vede le banche commerciali protagoniste nella creazione di danaro attraverso il prestito reso possibile dall'aumento del debito - ha una funzione temporale necessaria a proteggere la capitalizzazione del sistema finanziario, ma ha il pregio di mostrare a tutti quali sono le dinamiche del potere finanziario.

imageNon paghiamo la loro crisi Nov 09 0 comments

Mercoledì 14 novembre 2012 scioperi generali avranno luogo in Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Cipro e Malta e scioperi di categoria in Belgio e Francia. Cortei sono previsti in tutti questi paesi ma anche in Slovenia e Repubblica Ceca.
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imageNon paghiamo il loro debito, usciamo dal capitalismo! Mär 03 Coordinamento Europeo di Anarkismo 0 comments

Per andare oltre, e per costruire un movimento di solidarietà internazionale, è anche necessaria una convergenza dei movimenti su scala europea. I capitalisti sanno come organizzarsi a livello europeo e sanno come adottare i trattati con cui pretendono di sigillare il destino dei popoli. Noi, i lavoratori e le lavoratrici d'Europa, ancora non vi riusciamo, anche se esistono delle convergenze tra il sindacalismo alternativo. E' necessario proseguire con questo sforzo e organizzare una risposta a livello internazionale. [Français] [English] [Ελληνικά] [Nederlands] [Română]

imageNon vogliamo pagare la loro crisi! LOTTIAMO! Okt 11 0 comments

Devono pagare per la loro crisi. Tocca a noi imporre con le lotte le nostre esigenze sociali. Insieme sosteniamo gli scioperi e le lotte nei vari paesi, la giornata internazionale del 15 ottobre, le manifestazioni contro il G20! [Català] [Français] [Castellano]

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