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Fidel Castro (1926-2016)

category america centrale / caraibi | la sinistra | opinione / analisi author Friday December 02, 2016 05:57author by Samuel Farber Report this post to the editors

Dopo una lunga malattia che lo ha costretto a ritirarsi dalla carica nel luglio 2006, Fidel Castro è morto lo scorso 25 novembre. Nel corso della sua vita Castro era sopravvissuto a molti sforzi degli Stati Uniti per rovesciare il suo governo ed anche eliminarlo fisicamente, vedi la sponsorizzazione di invasioni, numerosi tentativi di assassinio e attacchi terroristici. Castro ha tenuto il potere politico supremo a Cuba per più di 47 anni, e anche dopo aver lasciato il suo alto ufficio ha continuato ad essere politicamente impegnato per diversi anni incontrando numerose personalità straniere e scrivendo le sue Reflexiones sulla stampa del Partito Comunista Cubano. [English] [Castellano]

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Fidel Castro (1926-2016)

Samuel Farber
26/11/16

Dopo una lunga malattia che lo ha costretto a ritirarsi dalla carica nel luglio 2006, Fidel Castro è morto lo scorso 25 novembre. Nel corso della sua vita Castro era sopravvissuto a molti sforzi degli Stati Uniti per rovesciare il suo governo ed anche eliminarlo fisicamente, vedi la sponsorizzazione di invasioni, numerosi tentativi di assassinio e attacchi terroristici. Castro ha tenuto il potere politico supremo a Cuba per più di 47 anni, e anche dopo aver lasciato il suo alto ufficio ha continuato ad essere politicamente impegnato per diversi anni incontrando numerose personalità straniere e scrivendo le sue Reflexiones sulla stampa del Partito Comunista Cubano.

Fidel era figlio della cubana Lina Ruz e del galiziano immigrato Ángel Castro, che diventò poi un ricco latifondista dello zucchero nell'isola. Fidel frequentò il liceo dai gesuiti, considerato come una delle migliori scuole a Cuba. Iscrittosi alla Facoltà di Legge dell'Università di L'Avana nel 1945, ha iniziato la sua vita politica collaborando con uno dei vari gruppi di gangster politici che affliggevano l'università. Da universitario attivista e militante, Fidel partecipò, nel 1947, al tentativo di invadere la Repubblica Dominicana per provocare una rivolta contro Trujillo ed al "Bogotazo" del 1948, la ampia rivolta che scosse la capitale colombiana dopo l'assassinio del leader liberale Eliecer Gaitán. La natura disorganizzata e caotica di queste imprese fallite ha svolto un ruolo importante nel plasmare le opinioni di Castro sulla disciplina politica e sulla soppressione di opinioni e fazioni dissidenti all'interno del movimento rivoluzionario.

Aderì poi alla crociata del Partito Ortodoxo guidata dal carismatico senatore Eduardo "Eddy" Chibás, candidandosi per la Camera dei Rappresentanti. Quello Ortodoxo era un partito riformista, democratico e progressista inequivocabilmente contrario al comunismo, ed incentrato sulla eliminazione della corruzione politica diffusa nell'isola. Fu la sezione giovanile di questo partito che offrì a Fidel Castro le basi fondamentali per la sua formazione, quando si spostò su posizioni di lotta armata contro la nuova dittatura militare appena instaurata dal generale in pensione Fulgencio Batista.

Batista aveva preso il potere con un colpo di Stato il 10 marzo 1952, per evitare che si tenessero le elezioni generali che avrebbe dovuto aver luogo, e che egli era certo di perdere- il 1 ° giugno dello stesso anno. Verso la fine del 1956, poco più di due anni prima che Batista fosse rovesciato, il Movimento 26 Luglio di Castro, aveva preso il nome dal giorno del suo attacco armato fallito nel 1953 ed aveva cominciato a emergere come il polo egemone nell'opposizione alla dittatura. Ciò venne reso possibile, in parte, dal crollo dei partiti politici più vetusti di Cuba, tra cui quello Ortodoxo, e dal fallimento dei moti guidati da altre organizzazioni. Ma la sua egemonia tra le fila rivoluzionarie si deve anche alle sue doti politiche. Castro è stato uno scaltro rivoluzionario ed un maestro nell'utilizzare gli elementi chiave della prevalente ideologia politica democratica in opposizione a Batista per attrarre e ampliare il sostegno di tutte le classi sociali di Cuba. Ne è una conferma il suo ripetuto sostegno, prima della vittoria del movimento rivoluzionario, alla costituzione progressista e democratica del 1940, che era molto popolare. Come pure il modo, senza nulla togliere alla sua militanza politica, con cui ha minimizzato il ruolo del radicalismo sociale nel suo libro del 1953, La Storia mi assolverà.

Fidel Castro è stato anche un tattico consumato che intuiva immediatamente e agiva sulle questioni chiave del momento. Ad esempio, dopo essere stato rilasciato dal carcere e aver trovato rifugio in Messico nel 1955, coniò lo slogan "nel 1956, saremo tutti martiri o uomini liberi." Lui sapeva che con questo impegno doveva per forza far ritorno a Cuba in quell'anno, anche se non era militarmente pronto, oppure correre l'immenso rischio di perdere credibilità. Tuttavia, decise che questo era necessario per differenziare il suo gruppo dai suoi concorrenti armati e per rilanciare la coscienza politica popolare soprattutto tra i giovani, che era stata così erosa dalla disillusione. Mantenne la sua parola sbarcando a Cuba con 81 altri uomini a bordo della Granma nella prima parte del mese di dicembre 1956, cosa che aumentò significativamente il suo prestigio.

Dopo la vittoria

La totale sconfitta dell'esercito di Batista da parte di Fidel Castro aprì la strada alla trasformazione di una rivoluzione politica democratica interclassista in una rivoluzione sociale. Nei primi due anni dopo la rivoluzione, Fidel Castro cementò il suo schiacciante sostegno popolare con una radicale redistribuzione della ricchezza che poi si trasformò in una nazionalizzazione dell'economia che comprendeva anche le più piccole imprese al dettaglio. Questa economia altamente burocratizata ebbe risultati molto scarsi, per di più aggravati dal criminale blocco economico che gli Stati Uniti avevano imposto a Cuba già nel 1960. Fu il massiccio aiuto sovietico a Cuba che rese possibile al regime mantenere un austero tenore di vita che garantiva la soddisfazione dei bisogni più elementari della popolazione, in particolare l'istruzione e la sanità. Altrettanto significativo nel rafforzare il sostegno popolare per il regime di Castro fu la rinascita di un anti-imperialismo popolare che era rimasto dormiente nell'isola fin dagli anni Trenta.

Controllo Organizzativo

Il governo di Fidel Castro incanalava il sostegno popolare in mobilitazione popolare. Questo è stato il contributo più significativo del governo cubano alla tradizione comunista internazionale. Ma mentre incoraggiava la partecipazione popolare, Fidel ha impedito il controllo democratico popolare, e mantenuto per sè tutto il comando politico che poteva.

Sotto la sua guida, lo Stato del partito unico cubano è stato istituito agli inizi degli anni '60 ed è stato legalmente sancito dalla Costituzione adottata nel 1976. Il Partito Comunista utilizza le "organizzazioni di massa", come cinghie di trasmissione per gli "orientamenti" del partito. Quando queste "organizzazioni di massa "vennero originariamente fondate nel 1960, tutte le organizzazioni indipendenti già esistenti che avrebbero potuto potenzialmente concorrere con le istituzioni ufficiali vennero eliminate. Tra queste vi era la "Sociedades de color", che per lungo tempo era stato il fondamento della vita organizzata dei neri a Cuba, le numerose organizzazioni di donne per lo più impegnate in attività di assistenza, e le organizzazioni sindacali, che vennero incorporate nell'apparato statale dopo una vasta purga di tutte le opinioni dissenzienti.

Il controllo personale e verticistico di Fidel Castro era una delle principali fonti di irrazionalità economica e degli sprechii. Il saldo complessivo dei suoi interventi personali negli affari economici è del tutto negativo. Si va dalla campagna economicamente disastrosa per un raccolto di 10 milioni di tonnellate di zucchero nel 1970, che non riuscì a raggiungere i suoi obiettivi e danneggiò a lungo il resto dell'economia, fino alla incoerenza economica ed all'invadente micro-gestione della sua "Battaglia delle Idee "poco prima di lasciare l'incarico.

Manipolazione e repressione

Una delle caratteristiche principali dei 47 anni di governo di Fidel Castro era la sua manipolazione del consenso popolare. Questo fu particolarmente evidente nei primi due anni della rivoluzione (1959-1960), durante i quali non rivelò mai nemmeno ai suoi sostenitori dove aveva intenzione di andare politicamente. La censura sistematica che il suo governo aveva istituito dal 1960 era intrinseca alla politica di manipolazione del suo regime, ed è continuata con Raúl Castro. I mass media, nel rispetto degli "orientamenti" del Dipartimento ideologico del Partito Comunista di Cuba, pubblicano solo le notizie che soddisfano le esigenze politiche del governo. La censura colpisce di più in radio e televisione, che sono sotto l'egida del ICRT (Instituto Cubano de Radio y Television), un'istituzione disprezzata da molti artisti e intellettuali per le sue pratiche censorie e arbitrarie. La sistematica assenza di trasparenza nelle operazioni del governo cubano è continuata con il governo di Raúl Castro. Un chiaro esempio ne è la rimozione improvvisa, nel 2009, di due leader politici di vertice, il ministro degli Esteri Felipe Pérez Roque e il vicepresidente Carlos Lage, senza una spiegazione completa da parte del governo per questa decisione. Da allora esiste un video che mostra la versione del governo su tale questione, ma viene mostrato solo ad un pubblico selezionato di dirigenti e quadri del Partito comunista cubano. La censura e la mancanza di trasparenza a volte si sono trasformate in menzogna vera e propria, come nel caso di ripetute smentite di maltrattamenti fisici nelle prigioni cubane di Fidel Castro, a fronte della sua esistenza ben documentata da numerose organizzazioni indipendenti per i diritti umani.

Fidel Castro aveva creato un sistema politico che non esitava a usare la repressione, e non solo contro i nemici di classe, per cementare il suo potere. Si tratta di un sistema che ha fatto ricorso alla polizia ed a metodi amministrativi per risolvere il conflitto politico. Questo sistema ha utilizzato il sistema giuridico in modo arbitrario per soffocare il dissenso politico e l'opposizione. Tra le leggi che ha invocato per raggiungere questo obiettivo ci sono quelle che puniscono la propaganda nemica, il disprezzo per l'autorità (desacato), la ribellione, chi agisce contro la sicurezza dello Stato, la stampa clandestina, la distribuzione di notizie false, la pericolosità sociale pre-criminale, le associazioni illecite, incontri e manifestazioni , la resistenza, la diffamazione e la calunnia. Nel 2006, Fidel Castro ha ammesso che un tempo vi erano 15.000 prigionieri politici a Cuba, anche se nel 1967 aveva detto che erano 20.000.

Politica estera

Per molti latinoamericani e tante altre persone del Terzo Mondo non è stata la creazione del comunismo a Cuba, che ha suscitato la loro simpatia per il leader cubano. E' stata piuttosto la sua sfida ostinata all'impero nordamericano e la sua persistenza ostinata in questo sforzo, non solo affermando l'indipendenza cubana, ma anche il sostegno e la sponsorizzazione ai movimenti all'estero contro le classi dominanti locali e l'impero degli Stati Uniti. Il governo di Fidel ne ha pagato il prezzo con la sponsorizzazione di Washington di invasioni militari, di tentativi di assassinio e campagne di terrore, oltre al blocco economico di lunga data dell'isola. Restare in piedi davanti al Golia del Nord America non era solo una questione di superare una potenza di gran lunga superiore, ma anche di battere l'arroganza e il razzismo del potente vicino del nord. Come lo storico Louis A. Perez ha notato, Washington guardava spesso ai cubani come a bambini a cui si è dovuto insegnare come comportarsi.

Eppure ci sono numerose idee sbagliate nella sinistra sulla politica estera cubana. Se è vero che Fidel Castro ha mantenuto la sua opposizione all'impero degli Stati Uniti fino al suo ultimo respiro, la politica estera cubana, soprattutto dopo la fine del 1960, è stata spostata più sulla difesa degli interessi dello Stato cubano, come definito da lui e dalla sua alleanza con l'URSS, che sulla ricerca della rivoluzione anticapitalista come tale. Poiché l'Unione Sovietica considerava l'America Latina come parte della sfera d'influenza degli Stati Uniti, esercitò una forte pressione politica ed economica su Cuba perchè diminuisse il suo sostegno aperto per la guerriglia in America Latina. Entro la fine del 1960, l'URSS era riuscita in questo sforzo e questo è il motivo per cui nel 1970 Cuba si interessò all'Africa con un vigore che veniva dal sapere che le sue politiche in quel continente erano strategicamente più compatibili con gli interessi sovietici, nonostante le molte divergenze tattiche . Questa alleanza strategica con l'URSS aiuta a spiegare perché la politica africana di Cuba ha avuto implicazioni molto diverse per l'Angola e l'apartheid del Sud Africa dove si collocava generalmente a sinistra, anzichè per il Corno d'Africa, dove non lo era. In questa parte del continente, il governo di Fidel Castro ha sostenuto una sanguinaria dittatura di "sinistra" in Etiopia e, indirettamente, ha contribuito agli sforzi del governo etiope per sopprimere l'indipendenza dell'Eritrea. Il solo fattore più importante per spiegare la politica di Cuba in quella zona era che il nuovo governo etiope si era schierato dalla parte dei sovietici nella guerra fredda. E 'stato per le stesse ragioni che Fidel Castro, con grande sorpresa e delusione del popolo cubano, sostenne l'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968, anche se era chiaro che l'avversione politica di Castro per le politiche liberali di Dubcek ha giocato un ruolo importante nella sua decisione di sostenere l'azione sovietica. Fidel Castro ha inoltre sostenuto, almeno implicitamente, l'invasione sovietica dell'Afghanistan nel 1979, anche se lo ha fatto con molto disagio e in sordina, perché, di fatto, Cuba aveva appena assunto la guida del Movimento dei Paesi Non Allineati, la cui grande maggioranza si oppose con forza all'intervento sovietico.

Come regola generale, la Cuba di Fidel Castro, anche nelle prime fasi della sua politica estera nei primi anni '60, aveva evitato di sostenere i movimenti rivoluzionari contro i governi che avevano buoni rapporti con L'Avana e avevano respinto la politica degli Stati Uniti verso l'isola, indipendentemente dalla colorazione ideologica di quei governi. I casi più paradigmatici dell'approccio basato sulle "ragioni di Stato" della politica estera cubana sono i rapporti molto amichevoli che Cuba ha mantenuto con il Messico del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) e con la Spagna di Franco. E 'anche interessante notare che in diversi paesi dell'America Latina come il Guatemala, El Salvador e Venezuela, il governo di Fidel Castro ha favorito alcuni movimenti di guerriglia e di opposizione e altri che si opponevano a seconda del grado in cui erano disposti a sostenere le politiche di Cuba.

Fidel Castro in prospettiva storica

L'istituzione di un regime di tipo sovietico a Cuba, non può essere spiegato sulla base delle generalizzazioni riguardo il sottosviluppo, la dittatura e l'imperialismo, che sono state applicate a tutta l'America Latina. Il solo fattore più importante che spiega l'unicità dello sviluppo di Cuba è la direzione politica di Fidel Castro che ha fatto la grande differenza nel trionfo contro Batista e nel determinare il corso preso dalla rivoluzione cubana dopo che è salito al potere. A sua volta, il ruolo di Fidel Castro è stato reso possibile dalla particolare struttura socio-economica e politica della Cuba della fine degli anni '50. Vi erano classi capitaliste economicamente abbienti ma politicamente deboli, poi la classe media e la classe lavoratrice; un esercito di professionisti e per molti versi mercenario, la cui leadership aveva legami deboli con le classi economicamente potenti; e un sistema notevolmente decaduto di partiti politici tradizionali.

L'eredità di Castro, però, si è fatta incerta dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Con Raúl Castro, il governo, in particolare dopo il sesto congresso del Partito comunista nel 2011, ha promesso cambiamenti significativi nell'economia cubana che puntano nella direzione generale del modello sino-vietnamita che combina una apertura al mercato capitalistico con l'autoritarismo politico. Il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti annunciato nel mese di dicembre del 2014, e che Fidel Castro a malincuore ha approvato qualche tempo dopo, è probabile che possa facilitare questa strategia economica soprattutto nel caso improbabile che il Congresso degli Stati Uniti modifichi o abroghi la legge Helms Burton approvata nel 1996 (con il consenso del presidente Clinton) trasformando in legge il blocco economico degli Stati Uniti sull'isola. Nel frattempo, la corruzione e le disuguaglianze stanno crescendo e corrodono la società cubana, contribuendo ad un senso generale di pessimismo e il desiderio di molti in particolare i giovani, dilasciare il paese alla prima occasione.

Alla luce di un probabile futuro stato di transizione capitalista e del ruolo che il capitale straniero e poteri politici, come gli Stati Uniti, il Brasile, la Spagna, il Canada, la Russia e la Cina possono svolgervi, le prospettive della sovranità nazionale di Cuba -forse l'elemento più inequivocabilmente positivo del lascito di Fidel Castro - sono altamente incerte.

Samuel Farber*

(traduzione a cura di ALternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)


*Samuel Farber è professore di scienze politiche al Brooklyn College. Nato e cresciuto a Cuba, fra i suoi libri troviamo Revolution and Reaction in Cuba, 1933-1960, The Origins of the Cuban Revolution Reconsidered, e più recentemente The Politics of Che Guevara: Theory and Practice (Haymarket Books, 2016)

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