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Italia - La Trasformazione Dei Contratti Nazionali Di Lavoro In Simulacri

category italia / svizzera | lotte sindacali | opinione / analisi author Tuesday January 10, 2017 16:15author by Alternativa Libertaria/fdca Report this post to the editors

documento del 96° Consiglio dei Delegati di AL/fdca


Il rinnovo dei CCNL comporta una radicale trasformazione di questi in simulacri, dove tutti i contenuti vengono indirizzati e inviati verso le sedi aziendali o territoriali.


LA TRASFORMAZIONE DEI CONTRATTI NAZIONALI DI LAVORO IN SIMULACRI

Il rinnovo dei CCNL comporta una radicale trasformazione di questi in simulacri, dove tutti i contenuti vengono indirizzati e inviati verso le sedi aziendali o territoriali.

Si potrebbe fissare il punto di arrivo [temporaneo] del CCNL come cornice e smistamento in altre sedi: aziendali, territoriali, enti bilaterali o commissioni nazionali dei contenuti contrattuali.

I punti fondamentali:

– il salario: il suo NON aumento risulta collegato all’IPCA, il tutto stabilito in sede nazionale; il resto -quello reale- in sede aziendale legato alla produttività detassato e de-contribuito sotto varie forme;

– l’organizzazione del lavoro di pertinenza aziendale: orari e tutele, normativa

– il welfare aziendale (wa) che emerge come ruolo corporativo in una situazione di competizione tra le imprese; tra i lavoratori e dentro le stesse imprese [aziendalismo].

Esso riguarda anche i famigliari dei lavoratori: il tutto già ampiamente in funzione nelle grandi e medie imprese e nelle piccole con trend positivi [parti di filiere].

Sottolineiamo l’impatto negativo del welfare aziendale sulla sanità pubblica; così come di altri punti dello stesso wa.

Questa valutazione, già descritta a grandi linee in accadimenti precedenti, possiamo considerarla sindacalmente come un punto di assestamento di carattere generalizzato perseguito e raggiunto dai padroni dopo la vittoria sul campo.

E non necessita di particolari specifici approfondimenti, dato che tutti i contratti sin qui fatti sono d a considerarsi fotocopie [ non a caso].

L’unica eccezione riguarda il pubblico impiego, dove le linee contrattuali, già per altro delineate, appaiono confuse, ma sono da riprendere per PORTARLE in sede attuativa [ il ritardo è a seguito dell’incidente di percorso legato alle vicende del governo].

Quello che sinora non emerge

Due questioni:

1) l’istituzione dei Tavoli Interconfederali per la riscrittura delle relazioni sindacali che prevedono

il “rinnovo” dell’accordo interconfederale [l’ultimo è del luglio 1993] sulle relazioni sindacali oltre ai finora presenti tavoli in 4 settori: commercio (terziario di mercato), industria, artigiani, pubblico impiego.

Si assiste, dunque, ad un ritorno del ruolo delle confederazioni rispetto ad una ormai logora/logorata azione autonoma delle categorie.

Tra le confederazioni e le parti “datoriali” si affronta quella che viene definita dai padroni la nuova realtà, che ovviamente abbisogna di nuove relazioni sindacali, delineando la suddivisione in settori delle attività economiche con specifiche articolazioni.

Le stesse linee le ritroviamo nei contratti rinnovati quindi: i livelli contrattuali con le caratteristiche descritte,il welfare aziendale, enti bilaterali di settore nazionali, osservatorii ecc. e in aggiunta la misurazione della rappresentanza sia per le OO.SS sia per le associazioni datoriali [in sostanza l’estensione dell’accordo del gennaio 2014].

L’avvio di questi tavoli e dei conseguenti accordi e affidamenti, come nel casi del patto per la fabbrica oppure quello del commercio, hanno dato il via allo sblocco dei rinnovi contrattuali.

Se volessimo capire la posizione all’oggi, per concludere questo primo punto, siamo a metà tra un sistema di relazioni USA e quello applicato in Germania.

Viene definita la centralizzazione in capo ai soggetti “costruttori” del modello: cioè in base, ad esempio, a chi può sedersi al tavolo delle trattative.

2) la FIOM

L’attenzione sulla FIOM-CGIL ha tre aspetti introduttivi:

– il rapporto elevato che questa organizzazione ha tra l’alto numero degli iscritti e il numero dei rappresentanti nei luoghi di lavoro [la cosa la poniamo qui in senso numerico];

– la sua strategia contrattuale definita in modo autonomo che l’ha messa in conflitto con i vertici della confederazione negli ultimi 12 anni fino alla metà del 2015;

– la ricerca di rapporto con forme associative e movimenti.

Utilizziamo i primi due aspetti.

a) IL rinnovo dell’ultimo CCNL dicembre 2016 segna il definitivo cambio di strategia dell’organizzazione, considerato da NOI come un evento per molti versi scontato.

Avevamo individuato i due fattori di fondo come concause della messa fuori campo della strategia sindacale, connessi alle trasformazioni in atto e tutt’ora in fase di svolgimento [affermazione del modello esempio industria 4.0].

IL primo fattore sta nella violenta inedita ristrutturazione/ riorganizzazione della manifattura [meccanica ma non solo] con l’accelerazione a seguito del picco di crisi del 2008, lontana dall’essere in una fase di stabilizzazione. Ne conseguono:

– chiusure e ricatto occupazionale, riduzione di organici, l’introduzione massiccia di tecnologia riconducibile all’automazione in senso lato;

– cambio della forma organizzata dell’impresa e modifica della prestazione lavorativa.

Il secondo fattore: lo stato reale del ruolo della rappresentanza/partecipazione con la mancata assunzione dei contenuti peggiorativi della condizione lavorativa derivanti dalle ristrutturazioni, intesa come spinta dal basso sulla quale innestare l’azione rivendicativa sindacale [prevale su questo dentro i luoghi di lavoro il contenuto dei padroni anche ma non solo per paura].

Occorre considerare la difficoltà di comprendere i contenuti dei processi di trasformazione in essere.

b) Alla conclusione si arriva con un aumento progressivo della delega al gruppo dirigente che assume risvolti definitivi nel mandato della trattativa del CCNL.

Dopo 4 anni si modifica una strategia sindacale non più sostenibile.

Dato che non crediamo alle repliche, difficilmente avremo repliche del glorioso passato visto che il termine giusto è sconfitta.

La realtà della classe


Per i comunisti anarchici il sindacato va ricostruito avendo chiaro la realtà della classe, rimanendo dentro la classe, attraverso un’azione di presenza sul territorio con un lavoro costante non episodico con al centro i lavoratori.

Oggi le posizioni che insistono nel NON riconoscimento della sconfitta e si attardano nel “dagli al tradimento dei dirigenti”, sembrano presagire, di conseguenza, che la classe è pronta per una reazione su ampia scala.

Un tuffo nel passato.

96° Consiglio dei Delegati di AL/fdca

Fano, 7 gennaio 2017

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