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Catalogna: “Non è solo questione di ridisegnare un confine”

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category italia / svizzera | lotte sindacali | intervista author Sunday November 05, 2017 01:22author by José Antonio Gutiérrez D. Report this post to the editors

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Nel mezzo di una frenetica settimana nella crisi tra il governo centrale di Madrid e il governo catalano, Anarkismo ha parlato con il segretario per le Relazioni Internazionali della Confederación Nacional del Trabajo (CNT), Miguel Pérez. In questa intervista, egli illustra la posizione che è stata mantenuta dall'organizzazione anarco-sindacalista in Catalogna e gli scenari che si aprono per i settori di classe, libertari e rivoluzionari in tutto lo stato spagnolo. "Non si tratta solo di ridisegnare un confine, ma di riformulare le strutture e il sistema dello Stato".
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Catalogna: “Non è solo questione di ridisegnare un confine”



by José Antonio Gutiérrez D.

Intervista a Miguel Pérez, Segretario per le Relazioni Internazionali della CNT (Spagna)

Nel mezzo di una frenetica settimana nella crisi tra il governo centrale di Madrid e il governo catalano, Anarkismo ha parlato con il segretario per le Relazioni Internazionali della Confederación Nacional del Trabajo (CNT), Miguel Pérez. In questa intervista, egli illustra la posizione che è stata mantenuta dall'organizzazione anarco-sindacalista in Catalogna e gli scenari che si aprono per i settori di classe, libertari e rivoluzionari in tutto lo stato spagnolo. "Non si tratta solo di ridisegnare un confine, ma di riformulare le strutture e il sistema dello Stato".


1. Quale lettura avete come CNT della crisi in Catalogna e nello stato spagnolo? Qual è la posta in gioco?

In CNT non ci siamo sbagliati circa l'origine della situazione attuale. Ovviamente, essa risponde ad un conflitto tra le élites per garantirsi la sopravvivenza e per assicurarsi il controllo del territorio a proprio vantaggio. Tuttavia, lo sviluppo della situazione, con la massiccia mobilitazione di gran parte della popolazione in Catalogna, apre una serie di spazi di intervento socio-economici che non c'erano un anno fa, o almeno non allo stesso modo.

Il caso del governo catalano è molto chiaro. La Generalitat è controllata da 40 anni dai partiti moderati nazionalisti di destra. La sua gestione della crisi economica degli ultimi anni è stata criticata duramente, soprattutto dopo l'imporsi del movimento del 15 M nel 2011. I tagli ai servizi sociali, gli scandali di corruzione, l'inarrestabile aumento del debito, l'indignazione sulla repressione contro le mobilitazioni popolari ... tutto sembrava essere contro la Generalitat. Proprio da quel momento, i politici più discussi hanno tirato fuori la carta dell'indipendenza, avviando un processo che ha portato alla situazione attuale. Questo non vuol dire che in precedenza nella società catalana non ci siano stati importanti settori favorevoli all'indipendenza, ma la manovra politica è evidente.

Da parte sua, il governo centrale è il rappresentante di quel modello di Stato e di società sorti dopo la morte di Franco, noto come processo di transizione. Dal 1978, quando l'attuale Costituzione è entrata in vigore, lo Stato si è basato su una serie di principi, quali la monarchia, una democrazia parlamentare in gran parte bipartisan, una rappresentanza sindacale attraverso le elezioni, l'unità della Spagna con limitato autogoverno per le regioni, ecc. Chiunque si è opposto ad uno di questi principi ha dovuto immediatamente fare i conti con gli apparati statali. E' il caso della CNT, che ha sempre rifiutato (e ancora rifiuta) di accettare l'attuale modello sindacale, che si fonda sulla funzione dei sindacati di maggioranza quali valvole che controllano il malcontento dei lavoratori. Questo "regime del 78" è stato ampiamente messo in discussione dal 2011, per ragioni analoghe a quelle del caso catalano. In realtà, è bene ricordare che alcuni dei politici a capo del processo di indipendenza sono stati e sono a livello locale i rappresentanti dello stesso regime in Catalogna. Pertanto, è possibile parlare di un confronto tra le élite, politica, economica e sindacati, preoccupati di salvaguardare il loro controllo di un determinato territorio. La sfida all'unità della Spagna, lanciata dalla iniziativa per l'indipendenza, è solo uno dei fattori più evidenti in questa messa in discussione del regime. Ma ci sono anche altri elementi. Non è solo che una parte considerevole della popolazione in Catalogna vuole essere indipendente, ma che vogliono essere parte essi stessi di questo modello di stato. In molti casi non è solo una questione di ridisegnare una frontiera, ma di riformulare le strutture e il sistema dello Stato. Come un compagno catalano mi ha detto di recente, "cerchiamo di non prenderci in giro, siamo alla soglia di una seconda transizione". Questo è un processo che modificherà dalle fondamenta le strutture di tutto lo Stato spagnolo. Ad esempio, il governo di Madrid sta già parlando di riformare la Costituzione, ecc.

Naturalmente, lo scopo di queste riforme e le modifiche in corso non sono state decise in anticipo. Una possibilità molto reale è che esse si tradurranno in un modello ancora più autoritario, in quanto reazione alla minaccia portata al sistema, approfittando del sentimento nazionalista spagnolo che sta vivendo un boom in reazione all'indipendenza catalana. Questo nazionalismo, generato dai media e promosso dal governo centrale, ha una componente evidente nell'estrema destra (l'unità spagnola è sempre stata un argomento privilegiato per la destra), che può portare ad una normalizzazione del fascismo. In questo senso, noi della CNT riteniamo che sia essenziale scendere in strada, partecipare alle mobilitazioni e promuovere gli elementi di critica al sistema già presenti nelle attuali rivendicazioni. Sia per arginare questa deriva a destra sia per contribuire alla portata delle nostre possibilità, la ristrutturazione del modello statale spagnolo dovrebbe portare a che la classe lavoratrice conquisti posti alla guida degli organi ufficiali e non viceversa. La vediamo anche come un'opportunità per includere elementi di rivendicazione sociale ed economica in un contesto in cui sarebbero altrimenti assenti.


2. Perchè la CNT in quanto organizzazione sindacale ha indetto uno sciopero generale per una questione che di primo acchito appare eminentemente politica?


L'evidente intenzione dei nazionalismi, sia spagnolo che catalano, è stata quella di utilizzare la popolazione come un jolly in questo processo. D'altra parte questo è qualcosa che hanno sempre fatto. Ma nel caso del referendum di indipendenza dell'1 ° ottobre, lo Stato spagnolo ha risposto con la polizia e la repressione che hanno lasciato centinaia di persone ferite. In larga misura, lo sciopero generale è stato indetto contro questa repressione. I sindacati organizzatori, come organizzazioni di lavoratori, hanno fatto ricorso al loro proprio strumento, che è lo sciopero.

Comunque, ci si aspettava che questa sarebbe stata la risposta del governo centrale al referendum, dato che nelle settimane precedenti il referendum la presenza della polizia in Catalogna era notevolmente aumentata. C'era anche da aspettarsi che da quel momento si aprisse un intenso periodo di mobilitazione in tutta la regione e abbiamo capito che una indizione di sciopero generale, in questo contesto, era l'azione più coerente da parte nostra. Come ho detto all'inizio, l'atteggiamento avuto da alcuni settori del nazionalismo verso lo sciopero chiarisce la loro intenzione di utilizzare la popolazione come uno scudo. In alcune delle riunioni di pre-convocazione, i rappresentanti dei partiti pro-indipendentisti hanno cercato di convincere i sindacati che lo sciopero doveva essere svolto lo stesso giorno del referendum in modo che i picchetti potevano difendere il referendum contro l'azione della polizia. Chiaramente abbiamo rifiutato di essere trascinati nel loro gioco in questo modo.

Vale anche la pena di commentare l'azione dei sindacati di maggioranza, di regime, in occasione di questo sciopero. Prima delle scene di violenza della polizia il 1 ° ottobre, quella sera le loro sezioni catalane avevano dato la loro adesione allo sciopero. Ma la mattina successiva l'avevano ritirata, senza dubbio dopo aver ricevuto ordini dai loro dirigenti centrali a Madrid. Invece di uno sciopero, hanno sostenuto la richiesta di uno sciopero civico, in cui i lavoratori chiedevano all'azienda un permesso per assentarsi per un po' di tempo. Non ci sono parole ... Evidentemente, i loro capi centrali erano preoccupati per l'effetto destabilizzante che uno sciopero combattivo e partecipato potesse avere su un regime di cui fanno parte essi stessi. In ogni caso lo sciopero è andato avanti ed è la prima volta in 40 anni che i sindacati minoritari hanno realizzato uno sciopero generale di successo in un territorio, nonostante il boicottaggio dei principali sindacati centrali del regime. Il cambiamento di paradigma è evidente.

Un ultimo punto per quanto riguarda lo sciopero. Durante queste ultime settimane ci sono state molte manifestazioni, riunioni, azioni, ecc. in difesa dell'indipendenza o di altre motivazioni simili nel campo nazionalista. La CNT non ha partecipato o sostenuto nessuna di queste iniziative, perché hanno una caratterizzazione strettamente politica e non è qualcosa in cui siamo interessati a partecipare. Al contrario, i nostri compagni ed i nostri colleghi in Catalogna hanno fatto innumerevoli assemblee, incontri, colloqui, interviste sui media, ecc. (a parte lo sciopero stesso), dove la nostra posizione è sempre stata chiara, la necessità di andare oltre il processo puramente nazionalista per includere elementi economici e sociali. Siamo consapevoli che a volte è difficile fare la differenza, specialmente guardando dall'esterno, ma speriamo di contribuire a questo proposito.

3. Questo sciopero è stato indetto insieme ad altri sindacati ed organizzazioni con tendenze libertarie. In quale senso questa situazione sta spingendo, e come mai, nella direzione di un maggiore livello di unità? Quale contributo pensi che i libertari possano dare a questo momento che stiamo vivendo?

La CNT ha abbandonato da tempo l'atteggiamento isolazionista che la portava a rifiutare di collaborare più da vicino con altre organizzazioni sindacali. In questo senso, gli appelli o i comunicati congiunti non sono una novità. Il caso dello sciopero è un altro esempio. Tuttavia, sappiamo anche quali sono i limiti di questa cooperazione. Nel corso degli ultimi anni, la CNT ha lavorato duramente per sviluppare un modello di sezioni sindacali (cioè l'assemblea sindacale dei lavoratori di un'azienda o sul posto di lavoro) e di sfruttare la loro capacità di svolgere un lavoro efficace del sindacato, senza la necessità di partecipare alle elezioni sindacali. Questa operazione segna una chiara differenza nel modo in cui la CNT agisce e prende decisioni rispetto ad altri sindacati. I nostri modelli sindacali sono chiaramente diversi e in alcuni casi questo è un limite quando si tratta di lavorare insieme. Per quanto riguarda la situazione in Catalogna e nel resto dello Stato, a noi pare che vi è un ampio spazio di collaborazione nel denunciare la repressione e nell'opporsi alla deriva verso destra dello Stato e di alcuni settori della società. Ma questo è sempre condizionato dalla realtà locale di ogni organizzazione, che potrebbe essere molto diversa.

Per quanto riguarda il contributo dei libertari, è strano notare che, mentre alcuni gruppi e organizzazioni hanno posizioni simili alle nostre (e infatti la propaganda per lo sciopero del 3 ottobre portava le loro firme), altri sostenevano chiaramente l'indipendenza, da posizioni anarco-nazionaliste. Altri invece si oppongono a qualsiasi forma di partecipazione, considerando che si tratta di un processo esclusivamente nazionalista, anche se questo è più comune nei gruppi esterni alla Catalogna. Penso che abbiamo tutti chiaro che il motivo principale delle mobilitazioni sia nazionalista ed indipendentista. Questo è qualcosa che non possiamo cambiare e che non abbiamo la capacità di cambiare. Messa così, alcuni comprendono che si apre uno spazio d'azione, come ho già detto prima, in cui vogliamo concentrarci. Per quanto ne so, nelle sfumature che ci possono essere, questa è anche la posizione di organizzazioni come Embat, che sono molto attive in questo campo.

4. Quali sono le minacce più incombenti e le possibilità che si aprono in questa congiuntura?

La minaccia principale e tutt'altro che piccola, è l'ascesa del fascismo spagnolo, come reazione contro la possibilità che si rompa l'unità della Spagna. Infatti, c'è stato un aumento dell'attività di gruppi di estrema destra, con aggressioni e attacchi in piena luce del giorno. Finora la Spagna non ha visto l'ascesa del nazionalismo populista e xenofobo che si è manifestato in altri paesi dell'Europa o negli Stati Uniti. Al contrario, la risposta popolare alla crisi è stata di senso radicalmente contrario, con l'emergere del movimento 15 M. E' questo il momento in cui potrebbe iniziare il cambiamento. Sebbene alcuni gruppi fascisti abbiano raggiunto un certo radicamento imitando le tattiche di Alba Dorata, facendo assistenza sociale solo alla propria popolazione nazionale, ecc., si è trattato finora di una minoranza. Tuttavia, la situazione attuale, unitamente ad un discorso anti-immigrazione e islamofobico, può formare un cocktail esplosivo che può trasformarsi in un pericolo reale per le strade. D'altra parte, la storia della CNT dimostra che il modo migliore per fermarli è la mobilitazione delle persone in strada, con una spinta rivoluzionaria chiara. Ovviamente siamo molto lontani dai livelli di mobilitazione e di radicalismo politico degli anni '30 o '70 ma la lezione rimane valida. Quando ciò che è stato posto sul tavolo è poco più che una rifondazione del regime, una ridistribuzione degli equilibri di potere nello Stato spagnolo, è evidente che si è aperto un ampio spettro di possibilità e naturalmente di opportunità. È necessario conquistare nuovi spazi d'azione, cambiare i paradigmi e rompere i monopoli nel controllo del territorio che sono stati mantenuti fino ad oggi. E questo può essere fatto solo dalla strada. Negli anni '70, quando è stato progettato questo regime e questo quadro democratico, era già diventato chiaro il ruolo di recuperare e integrare i partiti politici di sinistra che hanno partecipato alle istituzioni. Al momento abbiamo altri attori simili, emersi nel crogiuolo del movimento 15M, che finiranno per svolgere un ruolo simile, consapevolmente o inconsapevolmente. La pressione che sposta l'equilibrio in una direzione o in un'altra deve provenire dalle mobilitazioni.

5. Qual è la situazione attuale della CNT nella penisola iberica e qual è il ruolo principale che sta ricoprendo in questa congiuntura? Quali sono le relazioni col dibattito ed i cambiamenti introdotti col vostro XI Congresso?

Da alcuni anni la CNT sta vivendo un importante processo di crescita e consolidamento. Non solo in un senso numerico ovvio, anche se siamo ancora piccoli, ma nello sviluppo di iniziative più ambiziose, di organizzazione e di attuazione del nostro modello sindacale, ecc. Ciò ha permesso, soprattutto, una presenza maggiore sul posto di lavoro e sul piano sociale. Possiamo dire che la percezione generale che si ha della CNT, negli altri movimenti sociali e nella popolazione in generale, è molto meglio di un decennio fa. Questo è evidente e importante quando si interviene in situazioni come la Catalogna. Il tuo discorso ha più credibilità se proviene da persone conosciute e rispettate nella località piuttosto che da atteggiamenti settari mostrati in passato che non riscuotono alcuna fiducia.

Tuttavia, questo processo di consolidamento ha un andamento irregolare e presenta una serie di sfide. Per cominciare, anche se la maggior parte delle sezioni sindacali locali hanno scelto di attuare e sviluppare i nostri recenti accordi, in linea con gli ultimi congressi, altre sezioni non hanno voluto o potuto farlo. In generale, ciò ha portato alla perdita di iscritti e alla capacità di tali sezioni sindacali di agire. Di conseguenza, la mappa regionale presenta notevoli disparità tra località, il che è un problema in sé. Ciò accade anche in Catalogna, dove i nostri sindacati di settore sono in una situazione di forza e sono stati in grado di svolgere un'intensa attività di fronte alla situazione recente, mentre altri non sono stati in grado di avere alcuna influenza sugli eventi. Ciò che importa in tutto questo è sapere come quelle sezioni locali che erano già ben posizionate quando la situazione critica è sorta, sia in termini di numero di attivisti e in termini di attività, sono state in grado di rispondere alla crisi, mentre altre non lo hanno fatto. La stessa cosa accadrebbe in qualsiasi remota situazione rivoluzionaria. I vantaggi di costruire organizzazione per anni sono evidenti.

Inoltre, ogni organizzazione che cresce (soprattutto se ha obiettivi rivoluzionari, come la CNT) deve affrontare una serie di problemi concreti. Questi sono molto diversi da quelli che mettono in pericolo un'organizzazione stagnante, ma non sono meno reali. Ad esempio, è bene avere molte nuove affiliazioni, ma è necessario integrare queste persone nel proprio funzionamento e nella cultura dell'organizzazione, dalle affiliazioni alla militanza, ecc. Nessuno nega queste sfide, ma naturalmente questi sono problemi che non sorgeranno se non ci sono nuove affiliazioni. Nessuno ha affermato che la costruzione di un'organizzazione rivoluzionaria sia facile. Un'opzione è ovviamente rimanere per sempre nel gruppo di amici in un pub o in un centro sociale, ma ciò è in contrasto con qualsiasi progetto rivoluzionario. Non possiamo accettare questa come soluzione.

Per quanto riguarda il nostro XI Congresso, anche se può sembrare curioso ora, il fatto è che lo scenario attuale in Catalogna non è mai stato preso in esame. Anche se il processo di indipendenza conta molti anni, molte organizzazioni che non ne erano coinvolte, non erano abbastanza presenti. Sapevamo che c'era, ma non abbiamo saputo vedere le sue potenzialità. In questo senso, l'ultimo congresso ha riaffermato i nostri accordi sul sostegno all'autodeterminazione del popolo palestinese, curdo o sahariano, ma la Catalogna non è stata menzionata esplicitamente. Tuttavia, va detto che non vediamo la necessità di fare eccezioni in questo caso. Pertanto, la CNT sostiene l'autodeterminazione del popolo catalano, intesa non in modo stalista, come vorrebbero i politici nazionalisti, ma come auto-organizzazione di una classe in un determinato territorio.

Forse questa mancanza di concretezza è una delle ragioni per cui alcuni sindacati locali hanno espresso i loro dubbi o il loro disaccordo con l'approccio dei colleghi catalani. Naturalmente, è normale che in questioni complesse e in situazioni di crisi emergano dubbi sulla strategia più appropriata. Infatti, poiché non potrebbe essere diversamente in un'organizzazione plurale come la CNT, il dibattito è costante circa l'approccio o l'azione più appropriata a ogni nuovo sviluppo della situazione. Non abbiamo alcun interesse a proiettare l'immagine di un'organizzazione monolitica, perché non lo siamo, né fingiamo di esserlo. Tutto fa parte del continuo dibattito delle idee e delle strategie che si dà nella CNT e, in questo caso complesso, si prevedeva che ci sarebbe stata una diversità di opinioni.

Infine, come probabilmente sapete, l'XI Congresso della CNT ha lanciato una proposta globale per creare una nuova internazionale. Questo processo ha già dato risultati in molte parti del mondo, anche se solo con l'istituzione di reti di contatti tra organizzazioni anarco-sindacaliste e sindacaliste rivoluzionarie. Questo ci ha permesso di mantenere un flusso costante di informazioni con queste organizzazioni (limitato solo dalla nostra capacità di lavorare), che hanno svolto un ruolo fondamentale per aiutarci a spiegare le nostre posizioni in una situazione che non è ovviamente facile. Ancora più importante, la solidarietà di queste organizzazioni si è dimostrata in una serie di annunci di sostegno allo sciopero generale in Catalogna, dal momento che ci sono state fino a 60 iniziative contemporanee allo sciopero in vari paesi in tutto il mondo. Non smetteremo di ripetere quanto siamo grati a tutti loro.

6. La mobilitazione in Catalogna può costruire ponti con i movimenti e le organizzazioni presenti nel resto della Spagna?


Come ho detto prima, sarà necessaria molta mobilitazione e un grande sforzo per reindirizzare questo processo di "ri-transizione" e portarlo verso approcci minimi vantaggiosi per la classe lavoratrice. Naturalmente, la CNT non può farlo da sola, ed anche se potessimo, non siamo certi che sarebbe la scelta migliore. In questo senso, la collaborazione è inevitabile e necessaria.

Ma è anche vero che ogni gruppo, movimento o organizzazione andrà a questa convergenza con i suoi propri obiettivi e piani d'azione. Non può essere altrimenti e nella CNT non cadremo nell'infantilismo del pensare che improvvisamente ci sarà una fratellanza proletaria senza restrizioni.

Né dobbiamo abbandonare i nostri obiettivi rivoluzionari, che naturalmente non sono condivisi da tutti coloro che si possono aggiungere in questo tentativo di andare oltre la situazione attuale. Tuttavia, ci sono molti punti importanti su cui possiamo iniziare a costruire questa convergenza, come il rifiuto della repressione e del fascismo. Su questa base, sono già stati fatti passi per lavorare insieme, con incontri, dibattiti, comunicati, ecc. Si prevede che questa collaborazione andrà avanti, con l'evolversi della situazione. Può essere che talvolta questo lavoro congiunto generi conflitti e dubbi sul cammino da fare, come sta già accadendo nel caso catalano. Ma ci giochiamo molto come classe in questa situazione per metterci a guardare altrove.

Come organizzazione rivoluzionaria, la CNT si rende conto che si deve essere sempre presenti nelle grandi lotte della nostra classe, quando c'è un'occasione per proiettare il nostro messaggio, spiegare la nostra posizione, radicalizzare il conflitto, ecc. Abbiamo gli strumenti interni necessari per promuovere questo processo collettivamente, discutere di strategie ed esprimere dubbi o disaccordi. Abbiamo davanti anni di conflitto, di lotta e di mobilitazione. Non sarà facile, ma sono sicuro che l'intera CNT sarà all'altezza delle circostanze.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

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