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Il mistero di B.Traven

category internazionale | movimento anarchico | recensione author Saturday November 18, 2017 20:30author by leonhard schaeferauthor email chiantihouseschaefer at gmail dot comauthor address san casciano v.p.author phone 3358177915 Report this post to the editors

Dagli anni venti un fantasma si aggira per il mondo letterario- libertario: ”B. Traven”. Ma chi era costui?
Nel Giugno 1925 esce “Die Baumwollpflücker” (“I raccoglitori di cotone”), romanzo a puntate di un certo B. Traven (che vive in Messico) in: “Vorwärts”, giornale socialdemocratico di Berlino. Pubblica successivamente opere di successo mondiale come ” La nave morta “ e “Il tesoro della Sierra madre”.
Nel 1927 il famoso poeta anarchico Erich Mühsam scopre che Traven in realtà è Ret MARUT che aveva pubblicato lo “Ziegelbrenner” (Il fornaciaio) , una rivista anarchico- antimilitare tra il 1917 e 1919 a Monaco di Baviera.
Vediamo poi come la storia Marut- Traven prosegue.
Il sottoscritto ha trovato, tra l’altro in un archivio privato a Lubecca, nuove tracce di Traven mai pubblicate in Italia.
Questo contributo corrisponde all'intervento dell'autore durante la „Vetrina anarchica” Firenze 24.9.2017
ziegelbrenner
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Il mistero di B.Traven

di Leonhard Schaefer*

1.Sulle tracce di un fantasma letterario

Dagli anni venti un fantasma si aggira per il mondo letterario- libertario: ”B. Traven”. Ma chi era costui?
Il New York Times ha definito B. Traven lo scrittore più misterioso del mondo. La rivista LIFE ha offerto nel 1947 $ 5000 per scoprire il “vero Traven”. E tanti giornalisti e ricercatori letterari si sono messi sulle tracce di questo misterioso scrittore.
In Germania due sono stati gli autori che possono essere definiti i massimi esperti di Traven : Rolf Recknagel** e Karl S. Guthge***. In Italia probabilmente il più grande conoscitore è stato Guido Barroero****. Il sottoscritto ha trovato, tra l’altro in un archivio privato a Lubecca, nuove tracce di Traven mai pubblicate in Italia.
Per scoprire “il vero Traven” ci vuole un lavoro da cronista o meglio da detective:

La storia bibliografica (1)

Giugno 1925: esce “Die Baumwollpflücker” (“I raccoglitori di cotone”), romanzo a puntate di un certo B. Traven in: “Vorwärts”, giornale socialdemocratico di Berlino. Alcuni sostengono che il redattore aveva letto male il cognome: non Traven ma “Traum” (dietro si nasconderebbe: “MARUT” e un certo Ret Marut aveva lavorato negli anni 10 presso il Vorwärts).
Così il Vorwärts descrive questo autore sconosciuto: ”L’autore conosce la vita del proletariato messicano e nordamericano. Ha lavorato in fabbrica, ha vissuto con gli indios della Sierra Madre, è stato raccoglitore di cotone, cacciatore, guida, cercatore di petrolio.”
Nel 1926 esce questo romanzo a puntate come libro con il titolo : Der Wobbly (in due parti: parte prima: I raccoglitori di cotone, parte seconda: Il wobbly).

Nel 1929 il titolo torna: Die Baumwollpflücker (“I raccoglitori di cotone”).
1926 esce anche : Das Totenschiff- La nave morta (Büchergilde Gutenberg; esistono inizi di una versione inglese) che diventa uno dei suoi successi maggiori.
Sempre nel 1926 scrive ”Der Syndikalist” (giornale degli anarco- sindacalisti): Con Traven si scopre un nuovo poeta proletario, un poeta anarco- sindacalista. Traven assomiglia a Anders Nexö, Maxim Gorki, Upton Sinclair, Jack London; ma egli é unico, con la sua nota spiccatamente proletaria, con un suo linguaggio per niente poetico.)
________

*intervento durante la „Vetrina anarchica” Firenze 24.9.2017 **Rolf Recknagel: B. Traven, Reclam Leipzig 1971 ***Guthke, Karl S.: B. Traven. Biographie eines Rätsels. Büchergilde Gutenberg. 1987 (B.Traven,The life behind the legends, Lawrence Hill Books 1991) ****Barroero, Guido: Ret Marut- B.Traven. Dalla rivoluzione tedesca al Messico in fiamme. Annexia edizioni 2006
________
1927: esce: „Die Brücke im Dschungel“ (Il ponte nella giungla) -a puntate- in „Vorwärts“ (nel 1929 come libro nella Büchergilde Gutenberg Lipsia)
1927 esce anche: “Der Schatz der Sierra Madre” (Il tesoro della Sierra Madre), Büchergilde Gutenberg

All’altra sponda dell’Atlantico: Alla ricerca del „vero“ Traven

Aprile 1927: Erich Mühsam scrive in Fanal: „Wo ist der Ziegelbrenner?“ (Dov è il fornaciaio)?

Ma cosa era questo “Ziegelbrenner”?
Si trattava di una rivista anarchica ed antimilitarista; uscì a Monaco di Baviera, ), dal settembre 1917 al marzo 1919, edita da un certo RET MARUT ( si faceva chiamare anche Richard Maurhut). Marut definiva la sua rivista: “Materiale edile social-politico e critica di situazioni insopportabili e di contemporanei ripugnanti.” * Attivo nella rivoluzione Bavarese del 1918 assieme a Erich Mühsam, Gustav Landauer, Ernst Toller, nel 1919 Ret Marut fu il responsabile della censura della Repubblica dei Consigli della Baviera. Sfuggì miracolosamente alla fucilazione dopo la controrivoluzione bianca- socialdemocratica e continuò a pubblicare lo “ Ziegelbrenner” clandestinamente con l’aiuto dell’amico pittore e fotografo Franz Wilhelm Seiwert fino al dicembre 1921. Poi sparì dalla scena.
11.5.20. Dal diario di Erich M (in carcere): “Lessi ieri alcune copie dell’ illegale “Ziegelbrenner” di Ret Marut … Quest’uomo è una personalità straordinariamente importante. Io spero di rivederci in un tempo non troppo lontano e non dubito che diventeremo amici per la vita”.
Dicembre 1922: Marut scrive a Mühsam: “Fra qualche ora salirò su una nave che mi porterà dall’altra parte dell’Atlantico. Così avrò cessato di esistere”. (testimone: Zenzl Mühsam)
Dicembre 1923 Marut viene arrestato a Londra. Si fa chiamare Otto Feige

*articoli da “Der Ziegelbrenner” in: B. Traven “Nello stato più libero del mondo” Chersi libri 2000

26 luglio 1924: Dal diario Marut-Traven (in inglese):
“Il bavarese di monaco è morto” (Scritto a Tampico, Messico)
Fine 1927 o inizio 28: Mühsam, che ovviamente ha letto “I raccoglitori di cotone” e” La nave morta” scrive una cartolina a Traven in Messico: “Sei stato scoperto!” (testimonianza: Seiler 1998)
TRAVEN E’ MARUT!

Ma Traven, che si fa chiamare Torsvan, cerca di nascondere la sua origine, anzi, dice di essere americano. Questo Traven Torsvan (più tardi si chiama Hal Croves) frequenta l’università e ambienti culturali rivoluzionari: Frida Kahlo, Diego Rivera, Tina Modotti.

La storia bibliografica (2)

1929 Esce: “Die weisse Rose” (La rosa bianca) Büchergilde Gutenberg
1931 Inizio del ciclo “Caoba” (mogano) : 1931: “Regierung” (“Governo”; l’edizione italiana con il titolo: “Speroni nella polvere”)
1936 Esce: “Die Rebellion der Gehenkten“ (i ribelli), presso la Büchergilde Gutenberg Zurigo dove la casa editrice ha dovuto spostarsi dopo la presa del potere dei nazisti.
Nel 1940 esce: „Der General kommt aus dem Dschungel“ (Il generale dalla giungla) “La nave morta” e “Il tesoro della Sierra Madre” divennero il maggior successo di Traven- Marut. Furono tradotti quasi in tutte le lingue e furono filmati.
1945: Esce: “La tercera guerra mondial”. Sempre nel 1945 Traven- Torsvan fa viaggi anche all’estero. Si incontra con Rudolf Rocker a New York. I due si sono probabilmente incontrati per la prima volta all’inizio degli anni venti (durante la clandestinità di Marut) a Berlino. Nel 1947, durante le riprese di: “Il tesoro della Sierra Madre” si presenta un certo Hal Coves come rappresentante di B. Traven. Ma il regista John Huston conferma: Hal Croves è in realtà B. Traven. Un giornalista messicano si era messo sulle tracce di Croves- Traven.

Rimane da chiarire il nome: “B” non sta per Robert, come hanno scritto giornalisti americani, ma per Bruno. (Traven aveva compilato la richiesta per un visto USA con questo nome - che negava sempre).
Anche la sua firma egli la batteva a macchina e sempre con:

Nell’autunno del 1959 Traven (Torsvan- Croves) assiste alla prima del film “Das Totenschiff” (La nave morta) ad Amburgo. Nell’hotel si fa registrare con “Torsvan called also Croves”.

2. MARUT-TRAVEN: origine e credo anarchico

L’identità Traven-Marut viene confermata negli anni 30 dallo scrittore Oskar Maria Graf, compagno di Marut negli anni rivoluzionari di Monaco e dal giornalista Egon Erwin Kisch.
Traven si presentava come US- americano anche se parlava con l’accento tedesco. Inoltre i già citati Guthge e Recknagel ritenevano che l’inglese di Traven- Torsvan non fosse perfetto, anche se esistono bozze sue delle edizioni in inglese.
Per l’edizione italiana di: “Speroni nella polvere” (titolo italiano di “Die Regierung ”- il governo), del 1952, l’agente di Traven scrive: “B. Traven è nato nel Middle-West (USA) da genitori di origine norvegese e scozzese. Il suo primo nome non è Bruno, come sostiene qualche giornalista ignorante. Ha passato la quarantina, e scrive tutti i suoi libri in inglese”.

“Speroni nella polvere” per desiderio dell’autore, è stato tradotto invece dal tedesco. Strano! La prima edizione di questa opera è del 1931 in tedesco! Altrettanto strano o diciamo impossibile per un autore di madrelingua inglese!

Se Traven è Marut, la sua provenienza è probabilmente la Costa Baltica, ossia la provincia di Lubecca. (Anche se, come sostengono alcuni, fosse nato come Otto Feige nella Pommerania (oggi Polonia), ha almeno vissuto un certo periodo alla costa baltica):
1.Usava, soprattutto in “La nave morta” espressioni anseatiche.
2. Ret Marut si faceva chiamare anche Richard Maurhut e vicino a Lubecca c’è il paese di nome Marutendorf.
3. Il fiume che passa per Lubecca si chiama Trave; c’è nelle vicinanze anche un paese di nome Traventhal
4. Un altro indizio della permanenza anseatica è la poesia romantica di Marut del 1917:

Sulla spiaggia del Mar Baltico
(Ich stand am Strand der Ostsee)

Ero alla spiaggia del Mar Baltico
e i miei occhi vagavano
sull’immenso mare.
Cantavano le onde ammaglianti
mormorando silenziosamente
una canzone sconosciuta ma dura.
Cantavano una canzone
che tutti comprendono
dall’eternità.
E la ricerca della mia anima
si perse nell’ampia lontananza.
Il mio sguardo trovò pace
Si posò
dove su una linea illuminata
il cielo si china
sulla terra per un bacio.

Sia Traven che Marut vogliono rimanere anonimi:

Marut scrive nel 1920:

“Io non sono nient’altro che frutto della mia epoca che desidera vivamente sparire nella comunità; sono un senza nome che urla: Non sono uno scrittore, ma uno che urla. Non voglio essere altro che: PAROLA!”

Pubblica nell’ultimo numero dello Ziegelbrenner (Il fornacaio) nel Dicembre 1921:

Sapere è potere?- No!
Azione è potere!
Sapere rende liberi? No!
L’azione rende liberi!

Traven risponde così nel 1926 alla casa editrice Büchergilde Gutenberg che chiedeva un curriculum vitae: „Da un lavoratore che produce opere letterarie non si dovrebbe mai chiedere il curriculum…questo incita a mentire. Se un uomo non si conosce dalle sue opere o quest’uomo non vale niente o le sue opere non valgono un granché.

1927 : Risposta all’invito della casa editrice tedesca di recarsi in Germania: “Se mai venissi, voglio venire come un qualsiasi uomo privato, che in incognito viaggia per le belle lande tedesche e non voglio essere perseguitato dall’ incubo: stare su una impalcatura per raccontare qualcosa alla folla curiosa ed essere fissato come una scimmia nella gabbia…”
Marut, in fuga, scrive 1919 in: “L’unico” di Anselm Ruest (organo degli individualisti tedeschi, con il simbolo del serpente, che sta per l’infinito):

“Io sono l’origine -
soltanto la mia situazione può cambiare.
Io sono Dio
Io sono unico.
Io sono infinito.
Io sono”.

Ma Traven (di cui si percepisce lo Stirneriano- soprattutto in: I raccoglitori di cotone) non usa nei suoi romanzi la terminologia di Stirner, ma trasforma le sue idee in immagini e scene. Sicuramente è fortemente influenzato da Mühsam.

3. Traven: “el revolucionario filosófico” e l’interpretazione delle sue opere

Le opere di Traven le potremmo descrivere come “romanzi di avventure proletarie”. Contrariamente ai film Western le sue opere si distinguono per la caratterizzazione dettagliata dell’ambiente sociale dei protagonisti. Traven le descrisse dalla prospettiva degli oppressi e degli sfruttati: per lo più del “Lumpenproletariat non metropolitano” e degli indios. Questi anti-eroi riescono comunque sempre a ribellarsi.

L’elemento anarchico della ribellione è sempre al centro. Sono i privati dei diritti che riescono a liberarsi o almeno compiere un gesto ribelle. Nelle opere di Traven non ci sono programmi politici tranne il manifesto “tierra e libertad” nel “ciclo della caoba"(mogano). Ma l’autore non manca mai di evidenziare la causa delle sofferenze dei suoi protagonisti, le origini del tormento, l’ umiliazione, la miseria e la morte.

Poiché l’autore negli anni 20 e 30 mette al centro della sua critica al capitalismo l’oppressione e sfruttamento degli indiani messicani (soprattutto nel “ciclo caoba”), egli può essere considerato uno scrittore altamente progressista. Gli intellettuali europei (e anche i nordamericani) a suo tempo non si interessavano dell’oppressione nell’America Latina e soltanto i libri di Traven rendevano nota la lotta per la liberazione degli indigeni.

Mario Monti scrive nella prefazione di “Il meglio di B. Traven”* : “Con “I ribelli”, “La Rosa Bianca” e “Speroni nella polvere “è scomparso il Traven anarchico che voleva condurre una rivoluzione già da tempo avvenuta”.

Io sono di altra opinione.

Traven è piuttosto un “revolucionario filosófico” come l’aveva descritto la critica messicana. Rimane l’eterno ribelle; ha una considerazione tutta particolare per i paria e gli indios che sembrano sì apatici e poco ribelli ma in realtà non lo sono.
Dalle numerose spedizioni di Traven nel Chiapas egli riportò l’idea per il “ciclo coaba”.

Immagine : Traven Torsvan (Hal Croves) durante una spedizione nella giungla.
*Longanesi 1954

Presenterò quindi opere meno conosciute in Italia, ma che ritengo fondamentali per “capire” Traven:

1. I raccoglitori di cotone (Il wobbly)

La prima opera del “Marut oltreoceano” ossia la prima di Traven è, grazie al suo linguaggio semplice, per me un’opera chiave dell’anarchismo.
Ne I raccoglitori di cotone il protagonista Gerald Gales (lo stesso nome appare in altri romanzi di Traven) è un “naufrago” in Messico come altri gringos, sradicato e vagabondo, in cerca di lavoro. Non dice quasi mai il suo nome. Sa lavorare duramente, ma ozia volentieri; si ubriaca, ma può far a meno di bere; sembra indifferente a tutto e tutti, ma è capace di emozionarsi per la bellezza della natura o commuoversi per la sorte degli animali da soma.
Traven ha una considerazione tutta particolare per i paria, gli sradicati, i senza patria come Gales:

"... la nostra situazione era quanto mai incerta, sebbene ci dessimo da fare per mantenerci
all'altezza del nostro ceto. Gli americani, gli inglesi, gli spagnoli non ci
consideravano loro simili. Per loro siamo sempre stati e saremo i fetenti proletari.
Non facevamo parte neppure dei mezzosangue. Per quelli eravamo accattoni
stranieri, eravamo il lordume che s'attacca ai calcagni dei bianchi ricchi e li segue
ovunque vadano. Non facevamo neppure parte della popolazione indigena
purosangue. Anch'essa evitava d'aver a che fare con noi. Tutta questa gente... erano
proletari come noi, ma c'era un mondo che ci separava, che ci teneva lontani gli unì
dagli altri... Ma in fondo, desideriamo soltanto che ci lascino vivere! "

L’opera inizia con “Il canto dei raccoglitori di cotone in Messico”:
“Il re porta addosso ciò che dono lo porta il milionario, il presidente Ma io, cencioso raccoglitore Non ho in tasca un centesimo.
Su, trotta al campo!
Presto sorgerà il sole Prendi il sacco sulle spalle
Stringi forte la cintola
Non senti la bilancia che strida?

Da mangiare soltanto fagioli neri invece della carne chili rosso. La mia camicia l’ha mangiata la giungla da quando sono raccoglitore di cotone….

(Continua a descrivere la vita dura del raccoglitore, ma alla fine:)
Su, trotta al campo! Il sole sorge
Metti nel sacco
il tuo raccolto
La bilancia falla a pezzi!”

Questo canto è stato musicato da Hanns Eisler (il grande interprete delle poesie di B. Brecht), voce potente del grande cantante antifascista Ernst Busch: https://www.youtube.com/watch?v=Ga0cXy4EXQU

Il personaggio:
Gales si improvvisa dapprima cacciatore, poi raccoglitore di cotone, in seguito lavora come trivellatore in un campo di petrolio e infine trova lavoro come pasticciere in una piccola città. Qui inizia uno sciopero – che avrà successo – promosso dal sindacato dei camerieri, baristi e aiuto-pasticcieri. Gli operai scendono in sciopero contro le dure condizioni di lavoro e le paghe basse.*

*vedasi anche Barroero, op. cit. pag.40

Questo è il fulcro del romanzo che mette anche a confronto la degenerazione del movimento sindacale europeo e la sua burocratizzazione, con la vivacità rivoluzionaria dei “Wobblies” (gli anarco- sindacalisti del “IWW” - Industrial Workers of the World).
Basta il ritornello di una canzone dei Wobblies e - come nel caso dei raccoglitori di cotone - gli uomini si fermano ad ascoltare: "Non avevano mai udito quella canzone, ma sentirono subito, con l’intuito degli oppressi, che quella era la loro canzone, che era collegata con lo sciopero, col primo sciopero a cui assistevano..”

Sicuramente si tratta di “Workers of the world, awaken!” di Joe Hill in The Little Red Songbook:
https://www.youtube.com/watch?v=Ga0cXy4EXQU

Continua Traven: “Non sapevano cosa fosse l'IWW, che cosa fosse un'organizzazione, che cosa fosse una classe, ma quel canto agì come un colpo di martello su di loro, quelle parole si scolpirono nel loro spirito... Si destò per la prima volta nei loro animi la vaga consapevolezza dell'enorme potenza, della forza dei proletari uniti in una volontà comune."

Il tentativo del padrone di servirsi di crumiri per provocare incidenti e stroncare lo sciopero dunque fallisce e questi è alla fine costretto a cedere alle richieste degli scioperanti e per di più a pagare un cospicuo risarcimento all'Unione sindacale cittadina.
La morale sarcastica di Traven- Gales è: "Negli Stati Uniti le sentinelle degli scioperanti sono dei buoni e onesti cittadini, che rispettano le leggi e l'autorità…
Ma nel Messico gli operai di disciplina ne hanno poca e i segretari debbono fare quello che
vogliono i soci dell'organizzazione sindacale. Ma, cosa strana (conclude ironicamente Traven) gli operai escono vittoriosi da quasi tutti gli scioperi”.

Gales “innocente” per gli scioperi: lo sentiamo nel colloquio finale con il suo datore di lavoro, il Mr. Pratt.
Gales: “ Io non ho nulla a che vedere con lo sciopero (dei fornai). Ma, Dio lo sa, dovunque io capiti la gente dice che io sono un agitatore, e ve lo assicuro, Mr. Pratt, questo é…
“…la pura e schietta verità”, disse Mr. Pratt.

2. La Rosa Bianca

Anche o soprattutto in questa opera viene evidenziato un leitmotiv di Traven: la civiltà:
Due mondi diversissimi si scontrano nel romanzo, una “fazenda” di indios nello stato di Veracruz nel Messico, Rosa Blanca, e il quartier generale della Condor Oil Company, la compagnia petrolifera multinazionale a San Francisco. Il tranquillo mondo agrario sotto la guida dell’indiano Hacinto Yanyez è condannato a morte nel momento in cui si ipotizzano nel sottosuolo ricchi giacimenti di petrolio.

Traven racconta il mondo del lavoro industriale moderno come guerra, come sfruttamento brutale della natura e degli operai per il capitale straniero che non si ferma davanti ai crimini più gravi:
nella sua lotta per conservare la fattoria contro la multinazionale, Jacinto è condannato alla sconfitta, perché è innocente e impotente.
Di fronte ai 40.000 hidalgos d'oro (monete da dieci pesos) che l'emissario della Condor Oil Company gli pone davanti come offerta per la fattoria Jacinto "era assolutamente incapace di afferrare il significato di quel mucchio d'oro... non ne afferrava il valore. Era tutto un gioco... Quel reggimento d'oro non riuscì a prendere vita agli occhi di Jacinto. E così mentre l'oro non acquistava vita ai suoi occhi, la Rosa Bianca divenne tutta viva nel momento in cui sì combatteva, per lei”.
Alla fine, con un inganno, gli emissari della Condor Oil Company portano Jacinto a Los Angeles e dopo aver tentato inutilmente di abbagliarlo con il miraggio di una ricchezza che lui non capisce, lo assassinano.

E’ considerata la prima opera assoluta di resistenza contro una multinazionale.

Un particolare: Vi ricordate il gruppo di resistenza contro il nazismo di Monaco di Baviera del 1942 della “Weisse Rose”? Il romanzo di Traven circolava clandestinamente tra gli studenti di Monaco intorno ai fratelli Scholl che- una volta deciso di opporre una resistenza organizzata- firmarono i loro volantini con “Weisse Rose”. È poco noto che il penultimo volantino del gruppo studentesco fu trafugato in Gran Britannia e che la Royal Air Force lanciò milioni di copie sulla la Germania nazista.

Ancora uno sguardo a due opere del Ciclo della Caoba:
Speroni nella polvere (Titolo italiano poco appropriato di: Die Regierung- il governo)
è un altro capolavoro del grande narratore; descrive in maniera magistrale la dura vita del proletariato rurale: gli indios in un piccolo paese sperduto- dominati e sfruttati da governanti corrotti “ ladinos”. Gli indigeni, tranquilli contadini, si ribellano raramente: “L’agricoltura proibisce lo spirito guerresco”. E la chiesa è naturalmente dalla parte della classe dominante: “Istruire i figli degli indios o gli indios stessi, dar loro una cultura, era giudicato un peccato contro la volontà dell’Altissimo”. Ed il jefe ladino mandato dal governatore cerca di sfruttare al massimo la popolazione. Ma deve star attento: a volte si ribella. C’è addirittura una prigione: “con la costruzione di una prigione comincia ovunque l’organizzazione di uno stato civile.”

I successi fittizi di questo “Stato progredito del Messico” vengono trasmessi ai potenziali investitori stranieri. “Che terra promessa, dicevano i banchieri americani…così da poter presto mettere le mani in pasta in un paese che aveva un avvenire così splendido…”*

Anche in:

“ I ribelli” ( Die Rebellion der Gehenkten- la ribellione degli impiccati ) Traven è sempre a fianco dei peones.

La vita nei campi (meglio dire lager) dei boscaioli indiani diventa sempre più insopportabile. La ribellione sembra impossibile a causa della passività degli indios e dalla ferocia dei sorveglianti. Ma poi esplode in forma violenta. Mentre prima c’era nelle battaglie disperate di questi sfruttati nei campi di lavoro soltanto (al massimo) lo sciopero, ora c’é la rivoluzione con il grido: “tierra y libertad”! Durante questa rivolta sanguinosa non viene risparmiato nessuno degli avversari, anche dei collaborazionisti e le loro famiglie.

“Tutti i tiranni, i dittatori, i patrones, gli aristocratici dovevano essere ammazzati senza pietà e tutti dovevano essere assassina ti con tutta la loro marmaglia, che un bel giorno avrebbe potuto diventare nemica e tiranna”.

La ribellione vince e dalla giungla arriva in città l’esercito rivoluzionario dei ribelli.
* Traven: Speroni nella polvere, pag. 69

I temi trattati negli anni 20 e 30 da questo scrittore misterioso sono tuttora attualissimi: fuga dalla civiltà, critica della cultura occidentale, individualismo- anarchismo, distruzione dell’ambiente o ingiustizia sociale.

Pensando a Traven- Gales mi viene in mente la poesia di B. Brecht:
“lode del rivoluzionario” (“Lob des Revolutionärs”- musicata da Hanns Eisler)

“Quando l’oppressione aumenta
Tanti si scoraggiano
Ma il suo coraggio cresce ……………
Dove l’inseguono
Corre con lui la rivolta
E là di dove l’hanno cacciato
L’inquietudine rimane.”

Ma che cosa diceva Traven di se stesso:
“Non mi sento come una persona che vuol essere al centro dell’attenzione. Mi sento come un granello di sabbia di cui è fatta la terra”

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