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Chi Spara Sui Curdi Spara Sulla Rivoluzione

category grecia / turchia / cipro | antifascismo | opinione / analisi author Wednesday November 29, 2017 23:00author by Gianni Sartori Report this post to the editors

Da destra (vedi i "russobruni" comunque mascherati) e purtroppo talvolta anche da sinistra piovono critiche ingiuste sul movimento di liberazione curdo.
Cui prodest?
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MA CHI SPARA, ANCHE SOLO METAFORICAMENTE, SUI CURDI LO SA COSA STA FACENDO?

(Gianni Sartori)



Sinceramente. Mi ero ripromesso di non partecipare, possibilmente nemmeno assistere, alle polemiche anti-curde seminate in rete da certi soidisant anti-imperialisti. Talvolta di destra, sia dichiarata che mascherata (rosso-bruni), ma altre volte anche, mon dieu, di sinistra...
Di sinistra? Ma sì, diciamolo pure, talvolta anche di sinistra (del resto...abbiamo visto anche di peggio, a sinistra, vera o presunta).

Polemiche che stanno amareggiando la mente e il cuore di chi assiste suo malgrado all'indecente propaganda anti-curda e, in secondo ordine, anti-libertaria.

Prese di posizione quantomeno sospette, fondamentalmente pretestuose. Forse “attività compensatorie” di chi nella vita sembra non aver altro da fare. Soprattutto, polemiche che si autoalimentano con il “botta e risposta”. Meglio non concimarle, mi dicevo. Meglio non farsi trascinare nel fango e nel tanfo.
Offese gratuite, completamente fuori dalla grazia di dio. Come quelle in merito alla partecipazione di anarchici (elegantemente definiti “piccoli delinquenti”), libertari e perfino lesbiche (ma Ivana Hoffman, andata a combattere e morire eroicamente contro l'Isis, cos'era?) alle nuove brigate internazionali che combattono a fianco dei curdi contro i fascisti islamici. *
Nel testo di un autoproclamato “osservatorio antimperialista” si coglieva l'occasione per evocare, maldestramente, lo spettro del povero Mackno accusato nientemeno che di “sionismo” (nel 1920-21?). Dovrebbero spiegarsi meglio, visto che uno dei loro teorici di riferimento, Leon Trotski, aveva ripetutamente accusato il “bandito Nestor Mackno” di “antisemitismo”.
Delle due l'una. O forse nessuna. Magari ci ritorneremo su.

Osservo soltanto che anche Walter Benjamin (riferimento ricorrente nel sito)** prese seriamente in considerazione l'ipotesi di trasferirsi in Palestina...e allora? “Sionista” pure lui...?
E Primo Levi?!? Del resto c'è chi sospetta che anche Anna Frank in realtà fosse una “sionista”, magari a sua stessa insaputa.

VADA PER I ROSSO-BRUNI, MA ORA ANCHE I TROTSKISTI D'HOC...?

Ma c'è un limite a tutto. Dopo le variegate insulsaggini sparse al vento (in particolare su curdi e anarchici) da siti irrilevanti, sostanzialmente autoreferenziali, a farmi desistere dal sano proposito di non immischiarmi è stato un intervento, peraltro gentilmente speditomi dagli interessati, del PDAC (sezione italica della LIT-Quarta Internazionale). Qui i Curdi del Rojava vengono accusati sostanzialmente di non essersi opposti abbastanza al regime di Assad e anche (udite-udite!) di aver conservato una struttura “stalinista-maoista”sostanzialmente gerarchica, autoritaria. Quasi un imprevisto richiamo alla democrazia diretta e allo spirito libertario.
Provenendo dagli epigoni del massacratore dei marinai di Kronstadt e dei macknovisti, dai sostenitori della dittatura del proletariato (presto tradotta sul proletariato) farebbe un po' sorridere (ossia: da che pulpito vien la predica...).

Metodi talvolta autoritari quelli adottati da YPG e PKK? Perfino la Colonna Durruti nel bel mezzo di una guerra crudele come quella del 1936-39 in Spagna, talvolta si vide costretta a usare metodi non filologicamente “democratici”. Ma i miliziani anarchici si trovavano nel mezzo del ferro e del fuoco di una guerra di liberazione, come appunto i curdi in Rojava e Bakur.
E sappiamo bene come si comportano i reazionari in caso di vittoria: dai massacri indiscriminati di cui furono vittime i comunardi a quelli operati da Franco nel dopoguerra, quello è il loro stile.

Non è di secondaria importanza che entrambi (gli antifranchisti e i curdi) stessero e stiano, rispettivamente, operando comunque per il superamento di una società fondata sullo sfruttamento, sull'oppressione, sulla gerarchia, sostanzialmente sul potere (di capitalisti, burocrati, commissari politici o cekisti).

Nello stesso articolo si ironizza sulla, virgolettata da loro, “democrazia di base” in Rojava riprendendo un'intervista a Joseph Daher, un sostenitore dei “ribelli” siriani anti-Assad.
Con argomenti analoghi a quelli già utilizzati dal sopracitato “osservatorio” (magari con intenti diametralmente opposti), quelli del PDAC mostravano di condividerne il sostanziale disprezzo per il Confederalismo democratico adottato dalla resistenza curda. Arrivano perfino ad accusare il PYD di aver esautorato i consigli (che prima comunque quasi non esistevano), l'equivalente dei soviet.
Proprio loro il cui guru di riferimento (Trotstki) dei soviet nel 1921 aveva fatto strame!

Da sottolineare che l'accusa, mossa ai curdi dai trotskisti di non essersi opposti abbastanza al regime siriano di Assad, è diametralmente opposta alla condanna senza appello già emessa dal sopracitato “osservatorio”. In questo caso di non essersi schierati a fianco di Assad (a torto o a ragione ritenuto baluardo dell'antimperialismo e antisionismo).

Forse qualcuno (mi consolo: non solo io) ha le idee un tantino confuse.

Qualche precisazione. Le brigate di ispirazione anarchica e libertaria sono collegate a quelle dei marxisti-leninisti turchi del MLKP (comunisti, fino a prova contraria) a cui si deve la costituzione nel 2015 della Brigata Internazionale della Libertà (in collaborazione con le Forze unitarie per la Libertà, il fronte rivoluzionario MLSPB e Reconstruccion Comunista, quest'ultima spagnola). Quindi, perché polemizzano solo con le componenti libertarie? Cos'è? Coazione a ripetere? Kronstadt non vi è bastata?

Sia chiaro. Se la fossero presa soltanto con gli anarchici, avrei anche lasciato perdere. Non sono anarchico e credo non serva loro un avvocato d'ufficio come il sottoscritto (peraltro non troppo gradito, temo). Inoltre, forse per ragioni anagrafiche, non coltivo più molte speranze sui “domani che cantano”. Eppure, quando qualcuno ci prova a rimettere in discussione lo “stato di cose presente” (e il suo indispensabile corollario: lo Stato) non posso che augurargli la vittoria. Resto poi convinto che un giorno, magari tra cinquanta o cento anni, di molti Stati e ideologie (e ovviamente, si spera, anche religioni) perfino il ricordo sarà disperso nel vento. Resteranno invece, non ho dubbi, i Popoli. Alcuni almeno, quelli che faticosamente hanno saputo sopravvivere come Nazioni senza Stato.
I Curdi, appunto. E magari anche i Baschi e gli Irlandesi per restare nei paraggi.

Ma chi oggi spara sui curdi e sul Confederalismo democratico (per ora a salve, ma il maggio 1937 di Barcellona non lo abbiamo dimenticato) a chi spara in realtà?

Spara sull'esperimento sociale che, qui e ora, rappresenta forse il tentativo più significativo, tra quanto è umanamente possibile, di abbattere e superare radicalmente (nei fatti, non solo nelle intenzioni) l'oppressione, la discriminazione, lo sfruttamento (non solamente dell'uomo sull'uomo e sulla donna, ma anche sul Pianeta che vive, sulla “Natura” per capirci...). In sostanza: contro le gerarchie e il potere, comunque inteso.

Questo fuoco incrociato (sia da destra che da sinistra...) è rivolto sul diritto all'autodeterminazione, all'autogoverno, all'autogestione.
Chi spara sui curdi spara anche sui Consigli della rivoluzione tedesca; sui Soviet del 1905, del 1917, del 1921; sulla Telefonica di Barcellona, su Berneri e Nin (maggio 1937), sulle collettività dell'Aragona distrutte da Lister (agosto 1937)...sugli zapatisti (sia quelli storici, di Emiliano Zapata che quelli di Marcos); spara sui Lakota di Cavallo Pazzo e sugli eretici ribelli di Gioachino da Fiore; sulle donne di Barcellona sepolte al Fossar (1714), sui proletari asturiani (1934) e sui gudaris baschi che si batterono contro Franco...
Spara sui palestinesi di Sabra e Shatila (1982) e anche su quelli di Tel al-Zaatar (1976, per chi ha dimenticato come andarono le cose).
Un elenco pressoché infinito di quelli che sono caduti insorgendo contro l'esistente reificato.
Non avendo altro da perdere che le proprie catene e forse qualche illusione...

E spara anche su milioni di vittime indifese e inermi che non poterono nemmeno ribellarsi. Al massimo tentare, invano, di fuggire...
Come Anna Frank, Sara Gesses e, appunto, Walter Benjanim...

In compenso, sparando sui curdi, sempre metaforicamente, si rischia di alimentare il fatalismo e la rassegnazione di chi ritiene di dover sempre e comunque affidare servilmente le proprie sorti, personali e collettive, a uno Stato (e quindi a militari, burocrati, capi, guardie, preti, dirigenti, commissari...).

Non credo rendano un buon servizio alla Rivoluzione sociale. Tantomeno all'Umanità oppressa, umiliata e offesa che, almeno in Kurdistan, ha osato sollevare la testa.

Gianni Sartori


*Nota 1: Si è parlato, anche troppo e a sproposito (spettacolarizzare per banalizzare?), delle Brigate LGBT in riferimento a Queer Insurrection and Liberation Army (TQILA), nata come componente di International People’s Guerrilla Forces. Tale IRPGF è membro di International Freedom Battalion, la Brigata Internazionale della Libertà.
In turco: Enternasyonalist Özgürlük Taburu; in curdo:Tabûra Azadî ya Înternasyonal, è l'unità combattente di volontari stranieri (comunisti, anarchici, socialisti, antifascisti...perfino qualche nostalgico di Enver Hoxha, ma non formalizziamoci) che ha combattuto a fianco delle Unità di Protezione Popolare (YPG) contro le bande dei fascisti islamici dell'Isis.

Ripeto: la Brigata Internazionale della Libertà è stata costituita nel 2015 dal Partito Comunista Marxista Leninista (MLKP), delle Forze Unitarie per la Libertà (BÖG), del Fronte Rivoluzionario MLSPB, della formazione spagnola Reconstrucción Comunista.

Quindi, ricordo ancora ai detrattori di cui sopra, originariamente l'IRPGF venne organizzata non da anarchici che io sappia, ma soprattutto da comunisti (marxisti-leninisti) turchi e si ispira dichiaratamente alle Brigate Internazionali che combatterono contro il franchismo (tra l'altro, a fianco di altri “separatisti” che come i curdi all'epoca “minavano l'integrità territoriale dello stato”. Catalani e baschi, i famigerati).

Interessante poi la presa di posizione del Maurizio Blondet, uno che per oltre 30 anni ha collaborato con l'editoria di destra. Cristiano integralista e romanista (non in senso calcistico), nella penisola iberica del secolo scorso probabilmente avrebbe aderito al franchismo.

Anni fa venne inserito in una lista di giornalisti antisemiti dall'Anti-Defamation League, ma lui si definisce “antisionista”, senza sospettare quanto danno stia facendo imbrattando con le sue dichiarazioni la causa palestinese.
Blondet spande “carriolate” di disprezzo nei confronti di quelli che con rara eleganza demodé chiama “finocchi”. In realtà, a ben guardare, il suo disprezzo va soprattutto ai comunisti; non sembra essersene ancora accorto chi lo mantiene come contatto fisso nel suo blog.
Questo mentre cita ripetutamente gli articoli (spesso imprecisi, talvolta fantascientifici) del gay dichiarato Thierry Meyssan. Contraddizioni in seno alle piccole borghesie? Lapsus rivelatore?
C'è un curioso precedente. Quando il fascista austriaco Jorg Haider (gay non dichiarato, la cui famiglia si era arricchita con le espropriazioni naziste ai danni degli ebrei) andò a schiantarsi a 140 km all'ora (ubriaco marcio), Blondet che lo aveva evidentemente in simpatia (nonostante ripeto Haider fosse notoriamente un gay, per quanto non dichiarato) non trovò di meglio che evocare un possibile complotto dell'ebraismo internazionale.

E sempre Blondet, mentre celebra legittimamente la “Giornata del martirio e dei martiri” (in memoria delle vittime cristiane in Siria) non potrebbe ricordarsi delle migliaia di cristiani iracheni che avevano trovato rifugio nel Kurdistan “iracheno” o di quelli salvati dai combattenti del PKK scesi dalle montagne?
Chi ha versato sangue per portare in salvo popolazioni minorizzate (non mi piace “minoritarie”), sia yazidi che cristiani e alawiti, strappandole alle grinfie dei fascisti integralisti islamici?
YPG e PKK hanno difeso anche villaggi turcomanni, pur essendo stati i turcomanni spesso lalonga manus di Ankara contro i curdi (vedi il massacro nel campo profughi di Atrush nel 1997).
In questo caso l'altro alleato di Ankara, l'Isis, li stava attaccando in quanto...sciiti!?!

Personalmente ritengo che l'eccessiva “spettacolarizzazione” (intesa come forma di mercificazione) mediatica di queste vere o presunte “Brigate LGBT”, possa fare il paio con quella, apparentemente di segno opposto, sulle donne curde combattenti (tutte “giovani e belle”, eroiche...poi dimenticate) di un paio di anni fa.

Quanto al fatto che alcune affermazioni di tali personaggi siano talvolta magari condivisibili, ci riporta all'ovvietà per cui anche l'orologio rotto due volte al giorno segna l'ora giusta.

**Nota 2: Per qualche ulteriore chiarimento, per quanto parziale:

vedi su UIKI onlus:
http://www.uikionlus.com/guerra-giusta/

vedi su Umanità Nova:
http://www.umanitanova.org/2017/10/01/fallacie-e-fandonie/

http://www.umanitanova.org/2017/10/15/quando-il-mio-nem...mico/

Mio malgrado mi vedo costretto a pubblicizzare anche quei documenti anti-curdi sopracitati; mi affido al buon senso dei lettori:

http://zecchinellistefano.blogspot.it/2017/10/gli-anarc....html

https://www.alternativacomunista.it/content/view/2492/1/

e a questo punto, anche l'elegante Blondet:

http://www.maurizioblondet.it/la-pace-siria-nate-le-bri...lgbt/

** *nota 3: Su Walter Benjamin suggerisco:
1) “Hannah Arendt Walter Benjamin L'angelo della Storia – Testi, lettere, documenti”
e
2) “I Benjamin” di Uwe-Karsten.

Un altro personaggio spesso citato (anche a sproposito, visto il tenore di molti interventi che si potrebbero, per i contenuti, qualificare come stalinisti) è il comunista antistalinista Andreu Nin, quello del POUM. Ignorando forse che Nin ancora nel 1934 aveva rotto con Trotski, non solo per la questione “entrismo” (prima richiesto da T. nei socialisti spagnoli e rifiutato da N.; poi, a ruoli inversi, operato da N. nel governo catalano e condannato da T.) ma anche sulla soppressione dei soviet in Russia (repressione di Kronstadt e dei maknovisti nel 1921). O almeno questo è quanto emerge da alcuni scritti di Nin. Vedi su “La Batalla” del 4 marzo 1937 dove Nin riprende un articolo di Jaime Balius, anarchico de “Los Amigos de Durruti” che aveva paragonato la situazione catalana a quella della rivoluzione francese “quando si chiedeva a gran voce la sospensione dei club, e a quello vissuto in Unione Sovietica, quando si reclamò la soppressione dei soviet”. Sottolineo che Nin riprendeva testualmente, condividendole, le parole (e i timori) di Balius nel suo articolo. Solo due mesi dopo, i noti eventi di Barcellona in cui vennero assassinati dagli stalinisti sia Nin che molti militanti della CNT (perfino un fratello di Ascaso). Senza dimenticare gli anarchici italiani Berneri e Barbieri.

Di A. Nin leggere: “Guerra e rivoluzione in Spagna 1931/1937”.

****nota 4: chi scrive, sostanzialmente un proletario autoalfabetizzato, è convinto di NON avere una conoscenza puramente accademica del capitalismo e dei suoi effetti collaterali (vedi le gerarchie).
Tra la fine dei sessanta e i settanta, oltre ad aver partecipato intensamente alle lotte dell'interessante periodo storico, ha conosciuto a fondo la condizione di salariato (talvolta in nero, modello veneto) in località amene come “Domenichelli” (facchinaggio, turni di notte), Veneta -piombo e laboratori artigianali (sempre modello veneto) dove impratichirsi con frese e trapani (ma anche con colle, polveri di vario genere, diluenti...peggio dei CS!). Questo per i soloni dell'anticapitalismo che hanno letto interamente il Capitale, ma non sempre mostrano un adeguato rispetto per gli oppressi.

****nota 4) spulciando a caso tra le infinite contraddizioni del ginepraio mediorientale:

a) vedi i palestinesi (provenienti dai campi profughi, presumibilmente), schierati contro i curdi insieme alle truppe di Saddam. Fatti prigionieri dai curdi in Iraq vennero subito liberati con una predica e una raccomandazione (di non farlo più).

b) vedi gli sciiti (di AMAL) che nel 1986 assediavano i campi profughi (dove i palestinesi erano ridotti alla fame) rimasti sguarniti, senza guerriglieri. E i cadaveri in mezzo alla strada dei giovani palestinesi assassinati mentre tentavano di forzare il blocco con un camion carico di sacchi di farina.

c) quando si parla di curdi provenienti dalla Turchia “accolti” nel nord della Siria, ci si dimentica di tutti i curdi fuggiti dalla Siria o che si erano integrati nel PKK e poi, per ragioni varie erano andati in Europa...

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