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“¡Que Se Vayan Todos!” – una nuova rivolta in Argentina?

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category italia / svizzera | repressione / prigionieri | documento politico author Donnerstag Januar 04, 2018 03:03author by Acción Socialista Libertaria Report this post to the editors

In questi giorni di dicembre la gente si riunisce spontaneamente nelle strade del centro di La Plata e nei quartieri di Buenos Aires. La gente sta prendendo le strade contro il governo e in segno di protesta contro un'altra ondata di attacchi ai benefici sociali. Momenti come questi ci riportano in flashback ai giorni di dicembre 2001, l'anno della ribellione popolare che sorse sulla scia del crollo finanziario che scosse l'Argentina. Quello fu l'anno in cui la gente, le masse, lottavano per le strade, impadronendosi delle fabbriche e organizzando assemblee di quartiere contro molti degli effetti diretti dell'imperialismo, dello Stato e del sistema capitalista: il loro governo, le imposizioni del FMI (Fondo monetario internazionale) e i loro cosiddetti "rappresentanti" in diverse istituzioni. [English]
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“¡Que Se Vayan Todos!” – una nuova rivolta in Argentina?


by Acción Socialista Libertaria



In questi giorni di dicembre la gente si riunisce spontaneamente nelle strade del centro di La Plata e nei quartieri di Buenos Aires. La gente sta prendendo le strade contro il governo e in segno di protesta contro un'altra ondata di attacchi ai benefici sociali. Momenti come questi ci riportano in flashback ai giorni di dicembre 2001, l'anno della ribellione popolare che sorse sulla scia del crollo finanziario che scosse l'Argentina. Quello fu l'anno in cui la gente, le masse, lottavano per le strade, impadronendosi delle fabbriche e organizzando assemblee di quartiere contro molti degli effetti diretti dell'imperialismo, dello Stato e del sistema capitalista: il loro governo, le imposizioni del FMI (Fondo monetario internazionale) e i loro cosiddetti "rappresentanti" in diverse istituzioni.

Dalla formazione della coalizione di destra Cambiemos nel 2015, che ha sostenuto con successo l'imprenditore argentino Mauricio Macri nelle elezioni presidenziali, l'idea del paese "risalente agli anni '90 "(un periodo di riforme neoliberali) è diventata comune nei dibattiti politici, e ancora una volta, lo spettro del 2001 sta ossessionando l'Argentina.

Prima della rivolta


Molti mesi sono passati da allora e mentre la miseria e la repressione lentamente ma continuamente hanno continuato a crescere, molti di noi si chiedevano se una cosa del genere potesse effettivamente aver luogo, o almeno, se il popolo avrebbe effettivamente reagito contro queste misure. Il clima sembrava ancora più contraddittorio quando le strade erano piene di proteste contro le misure del governo, contro la repressione del popolo Mapuche e per le rivendicazioni di giustizia per Santiago Maldonado ma piene anche di denunce di settori coinvolti nella protesta, in particolare organizzazioni anarchiche locali e individualità agenti come "infiltrati" perché erano più propensi a usare la violenza contro lo Stato e le sue forze (a volte in situazioni favorevoli, a volte sfavorevoli). Nel frattempo il presidente Macri ha vinto le elezioni nazionali di medio termine della legislatura, rafforzando simbolicamente la sua coalizione come maggioranza legittimata. Ora è arrivato il momento della resistenza popolare, o almeno questa è stata la nostra impressione nei giorni scorsi.

“Non permetteremo un'altra Amburgo”


Mercoledì 13 dicembre, durante le proteste contro la XI Conferenza ministeriale del WTO che si è tenuta a Buenos Aires, abbiamo visto la prima grande repressione del periodo Cambiemos. In passato abbiamo avuto repressioni contro le proteste, ma erano per lo più localizzate contro particolari settori del movimento e di solito si svolgevano dopo la fine delle manifestazioni quando la folla si stava disgregando. Il metodo utilizzato era quello di inviare la polizia per colpire e arrestare persone a caso con alcune istanze che resistevano agli attacchi. Il 13 abbiamo visto centinaia di forze repressive pronte a respingere qualsiasi tipo di manifestazione popolare ricorrendo a molte altre misure, come l'uso di deportazioni e la censura, pensate per fermare qualsiasi tipo di resistenza. Questo è stato il modo del governo di inviare un messaggio internazionale per il vertice del G20 del prossimo anno: "Non permetteremo un'altra Amburgo"

Lo stesso dispiegamento militare si è visto il giorno 14 dicembre, mentre era in corso una seduta straordinaria della camera bassa del Congresso per discutere e votare una "riforma provvisoria", una misura di austerità diretta a colpire il sistema pensionistico, su suggerimento del FMI.

Le riforme neoliberiste di Macri


Questa "riforma provvisoria" è solo un altro nome di fantasia per farci lavorare fino a 70 anni, rendendo ancora più difficile il pensionamento e riducendo l'assegno pensionistico che le persone riceveranno. La legislazione "modifica la formula utilizzata per calcolare i benefici collegandoli ai prezzi al consumo invece che alle entrate fiscali e agli aumenti salariali" ed apre le porte a un processo che distruggerebbe l'attuale programma, imperfetto ma sostenibile, di sicurezza sociale. Questa legge non è l'unica riforma strutturale che Cambiemos e Macri vogliono imporre alle persone ma fa parte di un "pacchetto di riforme (neoliberiste)" che spinge verso un modello di libero mercato per l'assistenza sanitaria, i diritti dei lavoratori e l'istruzione e cambierebbe significativamente il modo in cui le classi oppresse vivono oggi.

Stato d'assedio per le strade


Tuttavia, la sessione del 14 dicembre è stata sospesa in quanto la repressione aveva raggiunto una tale brutalità che nemmeno i mass media egemonici potevano nasconderlo. Le strade del centro di Buenos Aires sembravano in stato d'assedio con persone colpite da armi da fuoco, pensionati attaccati e molti feriti. Persino i membri del Congresso sono stati gassati di fronte alle telecamere, dopo che la sessione parlamentare era stata sospesa, mentre le persone continuavano a uscire di casa per sfidare le forze repressive dello Stato.

Dopo tutta questa repressione, il governo ha annunciato un'altra sessione straordinaria per lunedì 18 dicembre con continue minacce di eludere il congresso attraverso l'uso di un decreto di urgenza e necessità, un ordine esecutivo per circostanze speciali consentite dalla Costituzione. Ma questa volta abbiamo potuto vedere che le forze sociali erano ancora più preparate a resistere - scagliando pietre sulla polizia e senza paura delle raffiche di gas lacrimogeni e dei proiettili di gomma. Non importa quanto la polizia abbia attaccato, i manifestanti si sarebbero ricompattati ancora e ancora, rifiutando di disperdersi e di abbandonare le strade. I media hanno dovuto ripetere costantemente che c'era un gruppo di cosiddetti "violenti" isolati dai "veri manifestanti", col compito di attaccare la polizia per rendersi credibili. Ma questa divisione non esisteva in quanto le immagini mostravano centinaia di manifestanti che resistevano agli attacchi della polizia con bastoni e pietre e qualsiasi cosa trovassero. La repressione è durata ore ed ore ancora una volta e le persone hanno lasciato le strade nel pomeriggio, ma sono riapparse di nuovo durante la notte, questa volta però spontaneamente e non solo a Buenos Aires, ma in molte città in tutto il paese. Si trattava di un nuovo "cacelorazo", una forma di manifestazione caratterizzata da colpi su pentole e padelle che divenne popolare durante il collasso economico del 2001 in Argentina.


Una nuova unità, un nuovo cacerolazo


Il dibattito in congresso è durato tutta la notte e dopo molti scontri, rigidi voti e prese di posizione, la misura è stata approvata. Ma i movimenti sociali e le forze popolari non si sono arrese. Attraverso questo processo di intenso conflitto sociale abbiamo visto un chiaro progresso nella coscienza radicale del popolo e, almeno momentaneamente, disposto a confrontarsi direttamente con le forze dello Stato. Allo stesso tempo, vediamo una maggiore unità attraverso le linee politiche e sociali e, come dicono i compagni: "Quando lanci pietre contro i poliziotti, nessuno ti chiede se sei anarchico, trotzkysta o altro." Questa è l'unità nella lotta che dobbiamo costruire tra gli oppressi. La repressione non ci ha fermato ed il voto del congresso e di altre istituzioni statali non ci fermerà neanche. Ecco perché, nuovi cacerolazos sono in corso nelle città di tutto il paese. Ed è per questo che gridiamo ancora una volta: "¡Que se vayan todos!"
Acción Socialista Libertaria
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

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