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Mare Nostrum

category internazionale | imperialismo / guerra | comunicato stampa author Monday September 11, 2006 23:36author by Federazione dei Comunisti Anarchici - FdCAauthor email fdca at fdca dot it Report this post to the editors

Comunicato dell'FdCA sugli interventi militari dell'Italia nel mondo

La pace nel Mediterraneo infatti non può contare sulle missioni militari di pace, ma solo sulla rinascita della società civile e sulla ripresa dell'autonomia del movimento dei lavoratori in ogni singolo paese, insieme ad una smilitarizzazione ed al disarmo su tutti i fronti.


MARE NOSTRUM

L'esercito italiano ha preso posizione sul confine sud del Libano. La flotta ne pattuglierà le coste, ora che Israele ha tolto il blocco navale. Per la ricostruzione del paese non mancano buone prospettive di affari per l'Italia del mattone con i potenti imprenditori edili di Beirut.

Hezbollah gradisce. Israele ringrazia. La Siria si sente rivolgere, per la prima volta dopo molto tempo, parole ferme ma almeno nessuna minaccia. Il capo del governo italiano riceve il delegato dell'Iran per la "questione nucleare". Francia, Spagna, Turchia seguono e si arruolano. Sul fronte mediterraneo del grande conflitto che va dai monti afghani al piccolo Libano, dal deserto iracheno alla Palestina occupata, si profila una pausa in quella guerra che nessuno vuole vincere perché non abbia mai termine.

Infatti Israele, dopo aver fatto a pezzi il Libano, continua a distruggere e diffondere terrore a Gaza e in Cisgiordania, ma si augura che le fazioni palestinesi formino un governo di unità nazionale che sembra promettere tregua. Tregua assicurata anche da un abile Nasrallah, impegnato nel far combaciare la faccia di liberatore della nazione con quella di rincrescimento verso chi gli rimprovera di aver causato il disastro.

Quanto durerà? Forse poco, dipende dagli altri fronti. Dipende forse anche da un paio di questioni (remote e profonde cause della guerra in atto) che trovano ascolto tra parti contrapposte e che probabilmente stanno alle spalle di tanto protagonismo italiano, a nome della UE.

Intanto la questione energetica. Entro pochi anni, giungeranno sulle coste del Mediterraneo orientale (Turchia e Grecia) 3 oleodotti che portano petrolio dalla Russia e dal Mar Caspio. L'accesso "pacifico" a tali terminal richiede una condivisione della geopolitica locale da parte dei potenziali acquirenti. Israele si è messa al sicuro da vicini concorrenti distruggendo il Libano, ma della partita è anche l'Europa, assetata di petrolio e di gas. Il ruolo dell'Italia in Libano parla perciò anche all'Algeria che ha fatto accordi con Gazprom (Russia), parla alla Siria che ospiterà una base navale russa a Tartus, parla anche all'Iran che cerca sbocchi verso ovest per il suo gas e per il petrolio. Accesso europeo alle risorse ed ai terminal energetici, sostenere gli USA ma con un cambio tattico sul fronte mediterraneo, interposizione militare in Libano, stile Bosnia e Kossovo, contenere l'espansionismo russo: ecco gli scopi del rinnovato ruolo dell'Italia all'interno delle dinamiche dell'imperialismo: un salto di grado nel sistema delle dipendenze fra le potenze mondiali e regionali. Ma solo sperando che Israele rinunzi alla prossima carneficina.

E poi la questione sicurezza. Se c'è una cosa nel Mediterraneo europeo e nel vicino oriente che, al di là della propaganda e delle apparenze, mette tutti d'accordo, Stati, movimenti di liberazione nazionale veri o presunti, èlite militari varie, è il temere un radicamento nel mediterraneo di Al Qaeda o di chi per lei ed una contaminazione di tipo iracheno. Lo teme l'Europa, lo teme Israele, lo temono i regimi dei paesi arabi (tutti traditori per Al Qaeda), lo teme Hezbollah (accusata da Al Qaeda di impedire una sua attività in Israele), lo teme soprattutto Hamas che si rende conto di non poter prolungare una situazione di crisi, senza correre rischi di contaminazione e perdere il controllo dei suoi. Probabilmente non conviene neanche all'Iran, che cerca di imporre la sua stabilità di potenza regionale, senza inutili avventurismi.

Ma l'Italia non ha costruito una alternativa all'unilateralismo statunitense. E non ne è fuori. Non ha messo le ali all'ONU. Né è riuscita a dare una possibilità al tanto blaterato multilateralismo. E' solo che le infinite grane sul fronte afghano e su quello iracheno richiedevano una tregua sul fronte medio-orientale. Che lo show-down degli USA con l'Iran non contava su una claque adeguata e compiacente. Ed ecco un posto al sole anche per i generali del belpaese.

Se la missione in Libano costerà 160 milioni di euro a semestre (oltre ai 1.396 milioni per il Kossovo, i 155 milioni per la Bosnia, i 1.612 milioni per l'Afghanistan, ed i 1.611 milioni per l'Iraq), se la ripresa economica sostiene la spesa militare invece della spesa sociale, cosa volete che importi al governo di centro-sinistra di fronte al guadagno "strategico" che ne deriva?! C'è sempre l'art.11 della Costituzione da sbandierare come vuota giaculatoria per salvare apparenze e coscienze.

Il movimento contro la guerra che aveva attraversato l'Italia dal 2003 al 2005 si è impantanato nelle compatibilità parlamentari dei suoi ex-leader e nei giochi tra le componenti della maggioranza di governo. Ci si può auto-imbrogliare pensando che stare in Libano può sembrare più peace-keeping che stare in Iraq, Ma sempre eserciti sono. Sempre macchina da guerra è!!

La pace nel Mediterraneo infatti non può contare sulle missioni militari di pace, ma solo sulla rinascita della società civile e sulla ripresa dell'autonomia del movimento dei lavoratori in ogni singolo paese, insieme ad una smilitarizzazione ed al disarmo su tutti i fronti.

A tal fine urge una nuova solidarietà civile, laica e impegnata. Urge nel nostro paese un nuovo movimento pacifista, antimilitarista, internazionalista, femminista contro la guerra, contro le aggressioni e le oppressioni, che sappia sostenere i movimenti locali per un equo e libero accesso alle risorse, per liberarsi degli oppressori nazionali e stranieri, per l'emancipazione delle classi povere e sfruttate. Perché la pace si affermi e si espanda insieme alla libertà di pensiero e di organizzazione, insieme all'ampliamento dei diritti e delle politiche per l'uguaglianza economica e civile.

Federazione dei Comunisti Anarchici

11 settembre 2006

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