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E' la Cina la nuova potenza imperialista in Africa?

category africa meridionale | imperialismo / guerra | opinione / analisi author Tuesday January 09, 2007 17:13author by Lucien van der Walt & Michael Schmidt - Zabalaza Anarchist Communist Federation (ZACF) Report this post to the editors

di Lucien van der Walt e Michael Schmidt

Il giro per l'Africa del premier cinese Wen Jiabao nel 2005 ebbe come scopo principale lo sviluppo di rapporti commerciali tra la Cina ed i paesi africani ed arabi e segna un importante fenomeno recente. I rivoluzionari dell'Africa anglofona hanno sempre visto la Gran Bretagna e la Francia come le potenze imperialiste dominanti nel continente africano, ma altre forze stanno emergendo dall'ombra per sfidare la continuazione del potere post-coloniale anglo-francese; e non si tratta solo degli Stati Uniti.


E' la Cina la nuova potenza imperialista in Africa?

di Lucien van der Walt e Michael Schmidt

Il giro per l'Africa del premier cinese Wen Jiabao nel 2005 ebbe come scopo principale lo sviluppo di rapporti commerciali tra la Cina ed i paesi africani ed arabi e segna un importante fenomeno recente.

I rivoluzionari dell'Africa anglofona hanno sempre visto la Gran Bretagna e la Francia come le potenze imperialiste dominanti nel continente africano, ma altre forze stanno emergendo dall'ombra per sfidare la continuazione del potere post-coloniale anglo-francese; e non si tratta solo degli Stati Uniti.

I comunisti anarchici dell'Africa meridionale hanno sempre considerato la ex-colonia inglese del Sud Africa come una potenza sub-imperialista che agisce nella regione per conto delle grandi potenze capitaliste e della propria classe dirigente capitalista, una sorta di guardiano regionale: infatti, se gli interessi britannici nello Swaziland fossero minacciati dal movimento per la democrazia, siamo certi che il Sud Africa interverrebbe militarmente (come già successo per il Lesotho nel 1998) per sostenere l'élite swazi.

Ma la scena internazionale sta oggi cambiando e dobbiamo registrare la crescita della Repubblica Popolare Cinese come una delle maggiori potenze dirigenti in Africa, sia sostenendo il regime sanguinario di Khartoum, sia finanziando progetti su vasta scala come il nuovo aeroporto di Luanda (in cambio di 10.000 barili di greggio al giorno) o il Number One Stadium di Kinshasa, una città che con la gigantesca statua d'oro del grasso e Mao-forme Laurent-Desire Kabila sembra più una città sul fiume Yangtze che sul fiume Congo (la somiglianza tra la bandiera della Repubblica Democratica del Congo e quella della RPC, prima dell'adozione della nuova bandiera quest'anno, è stato più che ovvia).

CAPITALISMO DI STATO

A differenza della vecchia Unione Sovietica, la Cina è riuscita a gestire una vincente transizione dal chiuso capitalismo di Stato dell'era maoista verso un modello neoliberista basato sulle esportazioni. La sua rapida crescita economica e le merci a basso prezzo - sotto la supervisione del Partito Comunista Cinese, (PCC) - proiettano il paese ai vertici della produzione manifatturiera mondiale, sovrastando gli USA, entro il 2010.

Questa esplosione capitalista è stata costruita grazie ad una brutale soppressione della classe operaia ed agricola. Gli scioperi sono illegali, i dissidenti vengono uccisi, il primo 20% dei proprietari di casa incamera il 42% della ricchezza urbana, mentre il 20% più povero incamera solo il 6%.

C'è stata una forte acutizzazione della lotta di classe, con gli scioperi che sono saliti da 8.150 nel 1992 a 120.000 in 1999. Nell'aprile dello scorso anno, gli abitanti del villaggio di Huaxi, nella provincia di Zhejiang, si sono scontrati con la polizia e le autorità locali in uno scontro corpo a corpo, cacciandoli via. In dicembre, centinaia di contadini armati di dinamite e bombe-molotov hanno attaccato la polizia a Dongzhou, nella provincia del Guandong, dopo che la polizia aveva ucciso 20 abitanti che avevano protestato contro il sequestro delle terre per costruire una centrale elettrica. Una fonte vicina al comitato centrale del PCC ha rivelato che nel corso del 2006 circa 3 milioni di lavoratori hanno partecipato a manifestazioni di protesta.

La Cina è un paese in cui il salario minimo mensile ufficiale è di 63 dollari (mentre in Vietnam è di $45 nelle campagne e di $55 nelle città, livelli conquistati nel 2006 grazie agli scioperi a gatto selvaggio dei lavoratori vietnamiti contro i loro padroni comunisti), che ha probabilmente il peggior dato di morti nelle miniere al mondo (l'agenzia ufficiale Xhinhua News Agency conta in 5.986 i morti nelle sole miniere di carbone nel 2005, un fatto che ha spinto alcuni minatori armati di dinamite di attaccare i loro padroni), e che consente alle multinazionali dello sfruttamento come la Nike e la McDonalds di insediarsi in speciali "zone economiche di esclusione".

Mentre il terrore e la repressione alimentano l'economia cinese, la classe capitalista a capo del paese cerca fuori dai confini lavoro, materie prime e forniture di carburanti, tutti a buon mercato. L'Africa, economicamente emarginata dalla crisi economica mondiale iniziata negli anni '70, è diventata rapidamente un'area "calda". Nel 2005, l'economia complessiva del continente è cresciuta del 5% - la più veloce dopo decenni - in seguito all'esplosione della domanda per le materie prime africane, con in testa la Cina. Se gli anni '80 e '90 avevano visto il crollo degli investimenti in Africa, fino a meno dell'1% degli investimenti privati nei paesi del "terzo mondo" nel 1995, ora i capitalisti cinesi (e sudafricani) hanno rapidamente colmato il vuoto ed invertito la tendenza.

LA CINA IN AFRICA

La Cina aveva già rapporti economici clandestini con il Sud Africa dell'apartheid, nonostante aiutasse i movimenti di liberazione nel paese ed in quelli vicini come lo Zimbabwe. Le relazioni formali tra i due paesi sono state ristabilite nel 1998.

Secondo Martin Davies, direttore del Centro Studi Cinesi presso la Stellenbosch University (ed uomo d'affari con interessi a Shanghai), lo scambio commerciale tra Cina e Sud Africa nel 2006 ha toccato i 35 milioni di dollari, con gli investimenti cinesi mirati soprattutto sull'industria petrolifera, specialmente in Nigeria, Angola, Sudan e Guinea Equatoriale.

Le severe condizioni di questi paesi non turbano affatto la dittatura cinese: che si tratti della totale mancanza di democrazia nella Guinea Equatoriale, della guerra razzista alimentato dallo Stato in Sudan, o del fatto che i clamorosi furti dei proventi del petrolio da parte delle cricche al potere in Angola e Nigeria hanno alimentato i conflitti, con l'UNITA ed il Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger (MEND), rispettivamente alla ricerca di riprendersi una fetta della torta.

Per cui non c'è da sorprendersi se erano di fabbricazione cinese gli elicotteri da guerra usati contro i civili nel Darfur, come sostengono gli attivisti per i diritti umani. La Cina - che mantiene una postazione di ascolto elettronico nelle Comore - ha dato al Sudan massicci aiuti militari tra il 1996 ed il 2003, compresi velivoli da guerra, ha inviato tonnellate di armi all'Etiopia ed all'Eritrea prima della conflitto sui rispettivi confini nel 1998, ed ha venduto al regime dello Zimbabwe velivoli da guerra ed equipaggiamenti radio (per impedire l'ascolto di trasmissioni radio estere all'interno dei suoi confini).

SUD AFRICA

La Cina ha oliato i suoi ingranaggi imperialistici in Africa cancellando il debito estero di ben 32 paesi africani di oltre 1 miliardo di dollari, mentre lo scambio Cina-Sud Africa nel 2006 è cresciuto del 26% su base annuale.

Il Sud Africa è il migliore partner commerciale della Cina in Africa, con una crescita dello scambio del 400% negli ultimi 6 anni. Il Sud Africa fornisce ferro, metalli grezzi ed altre materie prime e riceve manufatti, mentre un recente accordo commerciale prevede una limitazione delle esportazioni tessili cinesi in cambio di un rafforzamento della cooperazione in settori come l'energia nucleare. Nel frattempo, lo scambio commerciale del Sud Africa con i partners tradizionali come la Gran Bretagna, è in piena contrazione.

Tuttavia, l'importanza delle relazioni con la Cina è relativamente limitata, data la forza e la diversità del capitalismo sudafricano. Dall'altro lato, gli investimenti cinesi appaiono più ampi in paesi dall'economia debole come la Guinea Equatoriale. Gli interessi cinesi nell'assicurarsi materie prima - ad esempio il petrolio al di fuori dell'OPEC - tendono ad intensificare le relazioni commerciali, portando le élite africane a consolidare i loro legami con la potenza dell'est asiatico. Attualmente l'Africa copre il 30% delle importazioni di petrolio della Cina.

SOLIDARIETA' O XENOFOBIA

Ma cosa significano tutti questi investimenti in armi, metalli e petrolio? Il COSATU (1) ha reagito con allarme ad un accordo raggiunto tra il governo sudafricano e quello cinese, avvertendo che se il paese persiste con le importazioni di capi di abbigliamento poco costosi dalla Cina (ben il 480% in più dal 2003), la già fragile industria tessile nazionale (62.000 posti di lavoro persi dal 2003) potrebbe collassare.

I dirigenti del COSATU erano molto in imbarazzo l'anno scorso quando gli iscritti dell'affiliato SA Clothing and Textile Workers' Union protestarono contro il fatto che le magliette rosse per il congresso del sindacato erano... made in China. Molte importanti imprese cinesi si sono rilocalizzate in Africa al fine di evitare il regime delle quote sulle importazioni cinesi vigente in Europa ed America, ma esse hanno portato con sé brutali condizioni di lavoro. Al tempo stesso, il COSATU ed il suo alleato, il SACP (2), continuano a lodare la Cina come un paese socialista.

Nessuna delle due posizioni è corretta. Ovviamente, la campagna del COSATU "Compra sudafricano" non riuscirà a fermare le importazioni dalla Cina. Anzi, finisce per diffondere il razzismo anti-cinese e per alimentare la velenosa xenofobia che affligge la classe lavoratrice nazionale. Inoltre lascia intendere che tutti i sudafricani, capitalisti e lavoratori insieme, abbiano un interesse comune. Niente è più lontano dalla verità: i capitalisti del Sud Africa non sono amici dei lavoratori del Sud Africa.

Inoltre, la politica economica GEAR (3) dell'ANC (4) promuove il libero commercio, per cui non vi sono prospettive di vedere le importazioni diminuire in modo significativo. Gli appelli alla moralità ed al patriottismo delle classi dirigenti del Sud Africa, lanciati dal COSATU, non porteranno a nulla. I capitalisti del Sud Africa stanno sviluppando un patto con i capitalisti cinesi: se questi rivali possono unirsi, perché la classe lavoratrice non può anch'essa imparare la lezione e difendere i lavoratori in Cina?

IL "CUORE DELLE IMPRESE"

Come già detto altrove, sia il GEAR che la NEPAD (5) puntano ad attrarre più commercio e più investimenti dall'estero, e la Cina corrisponde ad entrambe le esigenze. Nel frattempo, Ronnie Kasrils, ministro dell'intelligence (e storico membro del politburo della Lega della Gioventù Comunista) afferma con entusiasmo nel libro patinato "China Through the Third Eye: South African Perspectives" - finanziato dalla Camera del Commercio e dell'Industria Cinese in Sud Africa - che il boom edilizio cinese, compreso il controverso progetto delle Tre Dighe sullo Yangtze che farà sfollare 1 milione di persone, "è il sogno degli ingegneri edili". Pare che sia un buona cosa: "Se la Cina deve restare un'economia sostenibile, deve dare velocità alla transizione da una società rurale ad una urbana, da un'economia agricola ad un'economia industriale".

Nello stesso libro, il più noto venditore di fumo dello Stato Joel Netshitenzhe sostiene che "il Sud Africa e la Cina condividono scopi comuni poiché entrambi i paesi sono impegnati nell'assicurare una vita migliore ai loro cittadini. Entrambi puntano a ridurre i livelli di povertà". Data la condizione di povertà forzosa del popolo cinese ad opera dello Stato, ci si chiede cosa abbia in mente Netshitenzhe quando loda il ruolo della propaganda di stato cinese per "il rigore e la precisione con cui la Cina usa l'informazione per mobilitare il popolo su obiettivi comuni e su una visione condivisa...".

Un brivido ci percorre la schiena nel leggere che Netshitenzhe apprezza la "diversità di voci" nei media cinesi, mentre deliberatamente ignora la censura di Stato ed il ruolo dei motori di ricerca occidentali come Yahoo nell'aiutare i dissidenti cinesi in prigione.

Il punto di vista del vice-segretario generale ed eminenza grigia del SACP, Jeremy Cronin, è ancora più rivelatore. Il SACP, terrificato dal fatto che il bubbone del "vero socialismo reale" venisse scaricato nel cesso con la ristrutturazione delle imprese di proprietà statale (IPS) cinesi, inviò nel 2001 una delegazione in Cina per capire cosa stava succedendo.

Cronin e la sua delegazione furono chiaramente affascinati dai loro ospiti cinesi del PCC: egli cita un documento del Comitato Centrale che recita così: "L'economia di proprietà pubblica, che include l'economia di proprietà statale, è la base dell'economia del sistema socialista cinese... La Cina deve sempre puntare a rafforzare l'importante ruolo delle IPS per sviluppare le forze produttive della società socialista e realizzare la modernizzazione e l'industrializzazione del paese...". Insomma, pare che la Cina sia tanto socialista quanto capitalista! E cosa farne di un pensiero così confuso?

"Per gestire bene le IPS, occorrono sforzi tali da stabilire un sistema di leadership e, al loro interno, sistemi organizzativi e manageriali conformi alle leggi dell'economia di mercato ed all'attuale situazione in Cina, per rafforzare la costruzione della loro leadership, per garantire il ruolo degli organismi del Partito come cuore politico delle imprese, e per aderire al principio di riferirsi alla classe operaia generosamente...". E ci si riferiscono sì, tanto che il miracolo cinese è tutto costruito "generosamente" sullo sfruttamento ed il terrore!

UN CAMBIO DI GUARDIA?

Così, il comunismo cinese si è finalmente rivelato essere niente di più di un programma di modernizzazione guidato da autoritari guru del marketing e del management e di padroni del Partito! Ed il Partito stesso si è rivelato una cricca di commissari che prosperano alle spalle della classe lavoratrice!

Cronin ammette che la delegazione in Cina "non ebbe il tempo sufficiente per misurare il grado di realizzazione" della decisione del Comitato centrale di impegnare i lavoratori in un "processo decisionale democratico" e di assumere il "ruolo di padroni delle loro imprese" - già, imprese capitaliste guidate dal Partito - ma Cronin trova già significativo che queste poche parole siano state messe nero su bianco.

Cronin loda il regime per "i brillanti programmi autenticamente e chiaramente socialisti"... "Non vi è alcuna ragione", sbotta, "perché nel socialismo non vi debbano essere mercati": un'interpretazione liberale che consente la coesistenza "della emergente piccola e media proprietà privata nel settore dei servizi". In cosa esattamente il "socialismo" "brilli" non è chiaro.

Da un tale mix di pensiero economico nasce una politica altrettanto confusa, basata sulle necessità del mercato e dell'industria e non sui bisogni dei popolo, per cui nella visione di Cronin, gli aumenti salariali che nel settore pubblico vengono adottati puramente per stimolare la domanda, vengono qualificati come "socialisti".

Dunque noi abbiamo in Sud Africa un governo ANC/SACP che sta non solo aumentando lo scambio con la Cina, ma che si sta ideologicamente orientando verso il più grande Stato totalitario del mondo, uno Stato che è così smaccatamente capitalista e contemporaneamente anti-operaio che nemmeno le capacità poetiche di Cronin riescono a nasconderne la brutale realtà. Le posizioni di capitalismo di Stato del SACP hanno trovato finalmente, nell'esempio cinese, un felice matrimonio col neoliberismo.

PROTEZIONISMO O LOTTA DI CLASSE

Le merci cinesi costano poco perché il lavoro in Cina costa poco. Se il COSATU vuole proteggere i lavoratori sudafricani - e mostrare il suo impegno per le lotte della classe lavoratrice internazionale - dovrebbe sostenere gli organismi sindacali in Cina, sostenere le lotte in patria e nell'Africa meridionale. Il capitalismo neoliberista prospera nel mettere in competizione il basso costo del lavoro di un paese con un costo del lavoro ancora più basso di un altro paese, in una corsa al ribasso. L'unico modo per uscire da questa spirale è la solidarietà internazionale e la lotta di classe, cominciando con una lotta per un salario minimo internazionale e per i diritti sindacali universali.

La Cina ha una orgogliosa tradizione di lotta di classe, che non c'entra niente con il PCC e con Mao! Già nel 1913, gli anarcosindacalisti costruirono i primi sindacati a Canton, per sfidare il sindacalismo riformista e comunista in tutti i grandi centri industriali come a Shanghai negli anni '20. Movimenti anarchici di contadini armati controllavano gigantesche porzioni di territorio nella provincia del Fukien e nella provincia di Kirin, in Manchuria, negli anni '30; la guerriglia anarchica combatté a fianco dei comunisti nella resistenza contro l'imperialismo giapponese negli anni '40.

Ma dopo il colpo di stato maoista del 1949, i circa 10.000 sindacalisti anarchici stimati in Cina furono costretti alla clandestinità e le guerriglie stile-makhnovista come quella di Chu Cha Pei vennero costrette a ritirarsi sulle colline della provincia di Yunnan da dove continuarono a tormentare la nuova classe dirigente maoista ed il suo entourage di signori della guerra e di capitalisti di Stato.

Dal momento che l'Africa sta diventando sempre più il cortile dell'imperialismo cinese bisognoso di petrolio, ci si dovrebbe subito chiedere se il governo proverà a scimmiottare gli aspetti peggiori della pace civile forzosa cinese, uno sviluppo delle cose che porterebbe una seria minaccia alla nostre classe lavoratrice.

ANARCHISMO OR MARXISMO?

Non abbiamo alcun interesse nel seguire gli esponenti di quella sinistra che sperano nella fine della "restaurazione capitalista" in Cina: infatti la Cina è stata capitalista fin da quando Mao prese il potere, ed ogni movimento rivoluzionario cinese deve disfarsi del marxismo e della sua variante maoista. Né possiamo concordare con chi sostiene che la Cina sia di fatto "socialista", con buona pace dei dirigenti del SACP.

Il capitalismo è un sistema di classe, ed un sistema di classe significa lotte di classe. Prima o poi la classe lavoratrice cinese riscoprirà le sue orgogliose tradizioni di lotta e si farà carico dei suoi bisogni escludendo i parassiti dirigenti del Partito ed i capitalisti - realizzerà ciò che in cinese è chiamato wuzhengfu gonchan, o produzione comune senza governo, in una parola, il comunismo-anarchico - e seppellirà il PCC.

Ma fino a quel giorno ci sono questioni più serie a cui rispondere, di cui una con implicazioni che vanno oltre i nostri confini: la Cina rimpiazzerà la Gran Bretagna quale potenza imperialista in Sud Africa, un cambio di guardia che potrebbe portare il Sud Africa ad imbarcarsi in operazioni militari per proteggere gli interessi capitalisti della Cina? Tutti i seri anti-imperialisti devono prendere in considerazione e prepararsi alla possibilità che l'Africa diventi il futuro campo di battaglia tra gli interessi capitalistici delle potenze occidentali con gli USA dietro e gli interessi espansionistici della Cina, per unire i popoli del continente un una battaglia contro i baroni del petrolio.

Lucien van der Walt e Michael Schmidt

Articolo ripreso dal No.7 (dicembre 2006) della rivista "Zabalaza - A journal of Southern African Revolutionary Anarchism", organo della Federazione Comunista Anarchica Zabalaza (ZACF)
http://www.zabalaza.net

Traduzione a cura della FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali


Note del traduttore:

1. Confederazione sindacale del Sud Africa.

2. Partito comunista sudafricano.

3. Acronomico della strategia "Growth, Employment and Redistribution", ossia crescita, lavoro e redistribuzione.

4. African National Congress, partito al governo.

5. New Partnership for Africa’s Development, programma per lo sviluppo adottato dall'Unione Africana. Si veda al riguardo: http://www.fdca.it/paesi/sudafrica/nepad.htm .

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author by Nestor - Anarkismopublication date Tue Jan 09, 2007 17:24author address author phone Report this post to the editors

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