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comunicato stampa
Monday May 26, 2008 20:58 by Confederación General de Trabajo - CGT
![]() Il Trattato dell'Unione Europea e l'accordo sulla flexicurity tra la CES e gli imprenditori europei Il 18 Ottobre 2007, a Lisbona, sono stati adottati dal Consiglio Europeo il nuovo Trattato (una sorta di mini-Trattato di ciò che un tempo era il Progetto di Costituzione Europea) ed una riforma dell'attuale Trattato scaturito da Nizza 2000. Contestualmente, il presidente della Commissione Europea ed il presidente di turno del Consiglio, hanno annunciato la firma di un lodo per l'accordo sulla flexicurity nell'Unione Europea, tra la CES (Confederazione dei Sindacati Europei) e gli imprenditori europei. L'Unione Europea ed il nuovo ordine sociale
Il 18 Ottobre 2007, a Lisbona, sono stati adottati dal Consiglio Europeo (1) il nuovo Trattato (una sorta di mini-Trattato di ciò che un tempo era il Progetto di Costituzione Europea) ed una riforma dell'attuale Trattato scaturito da Nizza 2000. Contestualmente, il presidente della Commissione Europea (Durão Barroso) ed il presidente di turno del Consiglio (Sócrates, Primo Ministro del Portogallo), hanno annunciato la firma di un lodo per l'accordo sulla flexicurity (2) nell'Unione Europea, tra la CES (Confederazione dei Sindacati Europei) e gli imprenditori europei. Sia gli accordi (il Trattato dell'Unione, noto pure come Trattato di Lisbona) che la flexicurity cercano soluzioni (politiche) per la reale situazione dell'UE nello scenario della globalizzazione e della competizione all'interno dell'ordine sociale mondiale. Il nuovo Trattato dell'Unione è una riforma del Trattato in vigore e già nella sua adozione si è rivelato persino più antidemocratico dello stesso Progetto di Costituzione Europea, che almeno era stato discusso ed accettato oppure respinto dai cittadini di alcuni paesi tramite referendum. La UE, i suoi capi di Stato e la sua Commissione hanno capito che coinvolgere i cittadini (sebbene con modalità molto limitate e controllate), comporta il rischio che essi si rendano conto che l'ordine sociale che si va costituendo non ha nulla a che fare con relazioni sociali fondate sul rispetto del diritto di ciascuno di vivere e lavorare in questo spazio chiamato Unione Europea. Il nuovo Trattato si occupa della deregolamentazione di tutta la produzione e dei servizi nella loro più ampia gamma e consente la pratica applicazione della Direttiva Bolkestein, aprendo così la "porta alla completa privatizzazione della sanità, dell'istruzione, dell'acqua e delle pensioni". Questo Trattato chiude la strategia affaristica iniziata a Lisbona 2000, basata sulla competizione in un mondo sempre più globale e confermata dalle organizzazioni sindacali aderenti alla CES nel loro programma unitario per il biennio 2006-2008. Questa strategia spazza via i servizi pubblici (sanità, previdenza, trasporti, istruzione, acqua, casa) sia sul piano simbolico che su quello reale ed introduce il mercato quale strumento per la loro concezione ("servizi di interesse generale") e soddisfacimento (la persona che risparmia potrà accedere alla sanità privata, alla pensione integrativa, ecc.). Così come per le politiche fiscali, le politiche sociali, la spesa pubblica per le tutele ed i benefici sociali (pensioni, sanità, assistenza, istruzione, casa, trasporti pubblici e modelli di mobilità) "sono fermamente vietate, incompatibili con la corrispondente politica comunitaria, nello stesso tempo si permette che nascano i paradisi fiscali all'interno della stessa Unione" (R. F. Durán, 2007). Se la libera competizione è la cifra principale dei governi, il mercato del lavoro e le politiche relative possono essere governate solo dalla regola della libera deregolamentazione (flexibilisation) e dalla onnicomprensiva precarizzazione della forza-lavoro (rimozione di diritti sociali e sindacali). Questa è la ragione che sta dietro il rilancio della Strategia di Lisbona, accolta e controfirmata nell'accordo di programma unitario della CES per il 2006-2008:
La Commissione europea ha il "potere assoluto" tramite le appropriate politiche interne (fondamentalmente direttive) per garantire "alle imprese europee competitive l'accesso ai mercati mondiali e la sicurezza operativa al loro interno". Inoltre, la Corte di Giustizia garantisce una sola libertà, quella del mercato e la difesa della libera competizione quale condizione per la precarizzazione lavorativa, sociale ed ambientale dei 27 Stati membri. La omogeneità delle relazioni sindacali a livello europeo, come le tutele espresse negli statuti del lavoro, non è una condizione a favore dell'armonizzazione, bensì l'opposto. Si fa invece uso del dumping sociale e si nega il diritto di sciopero (3) a chi chiede stesse condizioni di lavoro per le imprese re-localizzate, tutto nel nome della competizione sociale e dell'economia di mercato. Le politiche comunitarie sull'immigrazione rispondono alla logica di mercato e ad una doppia morale: da una parte c'è il bisogno di lavoro extracomunitario dato l'invecchiamento dell'Europa (si tratta di forza-lavoro necessaria e sufficiente per garantire il tipo di lavoro precario richiesto dalla competizione); e, dall'altra, ci sono le politiche che negano il diritto alla cittadinanza, usano la repressione ed il controllo, alimentando relazioni disuguali, aggressive e neo-coloniali tra il Nord ed il Sud e, soprattutto, nell'area mediterranea di influenza europea. Il nuovo Trattato di Lisbona entrerà in vigore l'1 gennaio 2009 ed è stato ratificato dal Consiglio Europeo a Lisbona il 13 dicembre 2007. Fatta forse eccezione per l'Irlanda, i 27 Stati membri della UE non hanno l'obbligo di sottoporre a referendum questo trattato che verrà quindi ratificato da ogni parlamento nazionale.
Il concetto di flexicurity, così come è stabilito nella "Green Paper" della UE intitolata "Modernizzare la legislazione sul lavoro per affrontare le sfide del XXI secolo", è basato su specifiche esperienze nazionali come quella dei modelli olandese e danese e si riferisce a temi che vanno dalla flessibilità delle condizioni di impiego, compresa la protezione dal licenziamento, alla predisposizione di indennità per livelli relativamente alti di disoccupazione nel periodo tra la perdita del posto di lavoro ed una nuova assunzione. Un concetto in cui la flessibilità di impresa nella gestione della forza-lavoro prevede una totale libertà nell'organizzazione del lavoro, ma che contemporaneamente ha lo scopo apparente di garantire sicurezza ai lavoratori nella necessaria adattabilità richiesta dai costanti cambiamenti da un lavoro all'altro e durante i periodi di formazione continua. Fin dalla riunione del Consiglio Europeo a Lisbona nel 2000, la strategia degli imprenditori europei si è basata su un modello che rimanda strettamente all'azione degli Stati membri della UE nella necessaria regolazione dell'occupazione. Il XXI secolo consacra la flessibilità come una necessità oggettiva causata dalla competizione internazionale e dalle sfide tecnologiche. Durante la seconda metà del 2005, la Commissione Europea aveva rilanciato la strategia di Lisbona basata su 3 pilastri (l'economia, la società e l'ambiente) e su una serie di linee-guida per le politiche economiche ed occupazionali degli Stati membri dell'Unione. Ogni Stato membro doveva mandare a Bruxelles il suo programma nazionale di riforme (NRP), in armonia con le priorità delle linee-guida date. Ebbene, sia la Spagna che altri paesi come il Portogallo, l'Italia, la Francia e la Germania sono stati trovati insufficienti nel monitoraggio fatto rispetto alla strategia di Lisbona, per cui sono attesi a più drastiche riforme nell'occupazione e nella previdenza. La competitività prevede non solo il dumping sociale, quindi la privatizzazione dei servizi essenziali per la popolazione, ma anche e contestualmente uno sforzo per la riduzione del costo del lavoro tramite strumenti connessi a politiche che incrementino la flessibilità, la mobilità della forza-lavoro e la capacità di adattamento (queste sono le linee-guida tratte dalle raccomandazioni del Consiglio Europeo del luglio 2005 e pari pari adottate nel Programma di Lavoro Unitario 2006-2008, sottoscritto dalla CES e dagli imprenditori europei). La legge è quella della flessibilità, che nella sua versione "europea", all'interno della struttura dell'Unione Europea, viene ridefinita come "flexicurity". (4) La flexicurity svolge il ruolo fondamentale di segnare in profondità le relazioni tra i vari Stati membri della UE. La flessibilità prevede la disponibilità di lavoro in armonia con le esigenze della produzione. Di conseguenza, il mercato del lavoro con è che un mero meccanismo che comunque agisca e si muova, viene governato da regole (leggi, decreti, magistratura ad hoc, direttive, ecc) e da istituzioni.
All'interno di questo modello sociale ed occupazionale, il sindacalismo tradizionale ed, in particolare, il sindacalismo del "patto sociale sempre e comunque" rappresentato dalla CES è stato messo in scacco e la sua azione sindacale si è rarefatta oppure è diventata inefficace a causa del fatto che il suo presupposto, basato sulla stabilità dell'impiego all'interno di una organizzazione data (l'impresa) si è disperso in migliaia di pezzi insieme all'efficacia dell'azione sindacale. Lavorare a livello sociale e sindacale in questo complesso, multiforme e diffuso movimento in cui oggi siamo intrappolati dallo sfruttamento, non è compito perseguibile dal sindacalismo tradizionale. Per cui, noi assumiamo una posizione che si oppone alla logica della segmentazione e della flessibilità dei modelli sociali e produttivi del capitalismo globale e riteniamo che la prima cosa da fare (che è anche quella conclusiva) sono i diritti per tutti gli uomini e tutte le donne (e non solo diritti sindacali, ma anche diritti sociali e civili). Il carattere sociale consiste nel rimuovere gli ostacoli economici, politici e civili che stanno limitando la libertà e l'uguaglianza nella pratica, come pure mettere in discussione il loro concetto di partecipazione all'organizzazione dell'ordine sociale. La partecipazione diretta per noi è possibile solo sulla base del mutuo appoggio e della solidarietà. I loro concetti di competizione e competitività stanno agli antipodi del nostro concetto di solidarietà. Dal Comitato di Coordinamento Alternativo Euro-Maghreb e da ogni sindacato coerentemente alternativo che sostiene i diritti e gli interessi dei lavoratori e che ritiene che la società dovrebbe essere organizzata sulla base della solidarietà e non della competizione, sulla base del rispetto, della libertà e dell'uguaglianza e non sulla base dell'autoritarismo, dell'individualismo e dell'assenza di democrazia; venga allora una sola risposta, l'unica possibile sulla base di questi valori e di queste scelte: MOBILITAZIONE SOCIALE.
CGT- Confederación General
de Trabajo - Spagna Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali
Note: 1. Il Consiglio
comprende tutti i presidenti dei 27 Stati membri, più i vice-presidenti,
ministri degli esteri, ecc. |
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