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italia / svizzera / antifascismo / cronaca Saturday November 04, 2017 00:40 byBarrie

Il 28 ottobre oltre 200 manifestanti antifascisti ed antinazisti hanno bloccato con successo i cancelli di accesso al parlamento a Wellington, in opposizione ad una provocazione dei fascisti e della destra radicale. Questi ultimi avevano minacciato di marciare verso il parlamento ed erano stati ufficialmente autorizzati a farlo.

Nuova Zelanda, Wellington: manifestazione antinazista
Il 28 ottobre oltre 200 manifestanti antifascisti ed antinazisti hanno bloccato con successo i cancelli di accesso al parlamento a Wellington, in opposizione ad una provocazione dei fascisti e della destra radicale. Questi ultimi avevano minacciato di marciare verso il parlamento ed erano stati ufficialmente autorizzati a farlo.

Gli antifascisti sono arrivati prima di loro e si sono radunati fuori dei cancelli principali. Dopo 30 minuti la partecipazione era cresciuta e diversi attivisti e rappresentanti dei gruppi coinvolti hanno tenuto dei comizi. Tra questi Teanau Tuiono delle Pantere Polinesiane, Golriz Ghahraman che è un neo-deputato ed il primo profugo giunto in Nuova Zelanda ad essere eletto al Parlamento, Arama Rata, portavoce Māori della Coalizione per i diritti dei migranti e dei profughi e Karam Shaar, uno studente siriano profugo.
Mentre si susseguivano i comizi e non si vedeva ombra di fascisti, sembrava quasi che questi avessero rinunciato alla loro marcia. Cosa che si sarebbe rivelata la scelta migliore per loro. Alla fine alcuni di loro sono apparsi alla fermata degli autobus lì vicina. Vedendosi inferiori di numero, hanno cercato di entrare da un cancello laterale. Anticipando tale mossa un piccolo gruppo di anarchici è uscito dal raduno, hanno raggiunto per primi il cancello chiudendolo dietro di loro prima che arrivassero i fascisti. Con l'arrivo di altri fascisti, altri militanti del raduno si sono posizionati sopra il muretto vicino al cancello per affrontare i nazisti. Ci sono stati scontri di bassa intensità, ma la presenza di un poliziotto in borghese che accompagnava i nazisti ed il rapido arrivo di polizia in uniforme ha portato a scontri più che altro verbali, in cui si sono distinti gli eminenti contributi intellettuali del veterano nazista Colin King-Ansell (https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_King-Ansell ) e del Fuhrer di Masterton, Vaughan Tocker (https://thedailyblog.co.nz/2015/12/07/exclusive-derange...pose/.)
Dopo pochi minuti, i fascisti -non più scortati dalla polizia- sono stati costretti dalla folla ad allontanarsi dal Parlamento per spostarsi verso la Stazione Centrale di Wellington, a circa 100 metri di distanza. Una risata collettiva è scoppiata quando i fascisti sono passati sulle strisce pedonali ed un anarchico li ha apostrofati gridando loro:"Ehi, non dimenticate di stare solo sulle strisce bianche". A questo punto i fascisti in stile classico di Ansell, Tocker ed altri sono stati raggiunti da 6 giovinastri di Alt-Right. Che mostravano un taglio di capelli alla Richard Spencer (https://en.wikipedia.org/wiki/Richard_B._Spencer) ed un abbigliamento più in stile moderno alla Hugo Boss che quello classico (https://en.wikipedia.org/wiki/Hugo_Boss). Sono stati tutti inseguiti fino ai treni che dovevano prendere.
Dieci minuti dopo, i pochi fascisti rimasti sono stati scortati in un'altra direzione. Prima di diradarsi gradualmente, la folla ha festeggiato un'azione ben fatta, avendo messo in pratica il vecchio slogan antifascista "No pasaran".
Insomma, è stato un successo completo. I fascisti avevano un permesso per tenere un comizio davanti al Parlamento ma non sono riusciti a farlo. Erano inferiori di numero per 10 a 1, avevano evidenti problemi di coordinamento, non sono riusciti a mantenere quella facciata "rassicurante" con cui avevano inizialmente cercato di presentarsi ai media e non sono riusciti a fare la loro iniziativa in nessun modo. Alla luce di ciò, pare che nell'estrema destra neo-zelandese ci sia ora un po' di scompiglio in cui ci resterà se la pressione contro di loro avrà un seguito.
Barrie / AWSM (Aotearoa Workers Solidarity Movement)
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
Link esterno: http://www.awsm.nz/2017/11/02/wellington-anti-nazi-demo...port/
aotearoa / pacific islands / anti-fascism / news report Thursday November 02, 2017 09:23 byBarrie

On 28th October over 200 anti-racist and anti-fascist demonstrators successfully blocked the gates of parliament in Wellington, Aotearoa, in opposition to a provocation by fascists and Alt-Right. The latter had threatened to march into parliament grounds and had been issued an official permit to do so.

On 28th October over 200 anti-racist and anti-fascist demonstrators successfully blocked the gates of parliament in Wellington, Aotearoa, in opposition to a provocation by fascists and Alt-Right. The latter had threatened to march into parliament grounds and had been issued an official permit to do so.

The anti-fascists arrived first and assembled outside the main gates. After about 30 minutes, with the crowd still growing, speeches were given by various activists and representatives of concerned groups. These included Teanau Tuiono of the Polynesian Panthers, Golriz Ghahraman who is a newly elected MP and the first in NZ who came here as a refugee, Arama Rata, the Māori spokesperson for Migrants and Refugee Rights Coalition, and Karam Shaar, a Syrian refugee and student.

With the speeches over and no sign of the fascists, it almost looked as if they had given up without even trying. This would probably have been a better option for them, as it turned out. A handful finally surfaced at a nearby bus shelter. Seeing themselves heavily outnumbered, they tried to enter the grounds by a side gate. Anticipating this a small group of anarchist anti-fa broke away, got to the gate first and slammed it locked behind them before the fascists got to it. Once more supporters arrived, militant members of the crowd trickled over the low wall next to the gate, in order to confront the Nazis. Minor tussles resulted but the presence of a plain clothes cop who was accompanying the Nazis and the rapid arrival of uniformed police, meant further exchanges were mostly verbal. This included highly intellectual contributions from veteran Nazi Colin King-Ansell (https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_King-Ansell ) and the Fuhrer of Masterton, Vaughan Tocker (https://thedailyblog.co.nz/2015/12/07/exclusive-derange...pose/.)

After a few minutes the fascists, who were now with a loose police escort, were pressured by the crowd to move away from parliament and towards Wellington Central Station, about 100m away. Laughter broke out at one point when they reached a zebra crossing and an anarchist heckler called out “Don’t forget to only stand on the white stripes”. At this point the classic fascists of Ansell, Tocker et al were joined by 6 younger Alt-Right types. They sported Richard Spencer haircuts (https://en.wikipedia.org/wiki/Richard_B._Spencer) and dressed more in the modern Hugo Boss style than the classic one (https://en.wikipedia.org/wiki/Hugo_Boss). All were pursued to their waiting trains.

About 10 minutes later the small number of remaining fascists, were also escorted away in another direction. The crowd celebrated a job well done, having put the old anti-fascist slogan “They shall not pass” into full effect, and gradually left.

To sum up the day, it was a complete success. The fascists had a permit to speak on parliament grounds but never got close to doing that. They were outnumbered 10:1, had trouble coordinating themselves effectively, couldn’t maintain the ‘reasonable’ façade they had initially tried to present to the media and never held the initiative at any point. Based on this, it seems the NZ far-Right is in disarray at the moment and will stay this way if pressure continues against them.
iberia / antifascismo / opinión / análisis Thursday November 02, 2017 02:49 byMiguel Gómez

A estas alturas de la película desde las posiciones libertarias ya hemos dicho prácticamente de todo sobre la cuestión catalana. Para resumir mi posición – desde las libertarias de Embat y desde una parte del movimiento anarquista de Cataluña – muy pragmática, apoyamos la independencia de Cataluña no sólo como protesta contra la represión y no sólo para debilitar el estado español: Apoyamos la independencia como parte del proceso de autodeterminación de nuestro pueblo y como vehículo de una revolución democrática en curso. Es decir que creemos que hay una cuestión estratégica a largo plazo detrás el 1 de Octubre.

Entendemos que el estado español está debilitado por la persistencia de una crisis económica que ya se arrastra desde hace una década y que ha lastrado las vidas de las clases populares creando un malestar permanente. Además el estado está debilitado por una corrupción sistemática que crea todavía más desafección popular, con la idea que se nos están meando encima. Y si todo esto todavía fuera poco, la respuesta del estado a sus problemas es más autoritarismo que canalizan desde cuerpos policiales o desde el poder judicial, la ley mordaza, etc.

En Cataluña las clases populares, ya activadas desde el 15M, fueron vehiculadas luego a través de un movimiento soberanista transversal. Una vez agotada la oleada del 15M con los movimientos de calle a la baja, la vía «social» acabaría dando forma a Podemos y a los Comunes que más tarde a su vez chocaron contra los muros institucionales que bloquean cualquier vía de cambio social rápido. O sea que estos partidos que se habían creado a los hombros de las movilizaciones, entendiendo que esta vía de calle había llegado a un límite, encontraron a su vez el límite de las instituciones. Todavía peor, se acomodaron enseguida a las poltronas y la cuestión social quedó arrinconada quemando una parte de su electorado.

En definitiva, somos perfectamente conscientes que es sólo una mitad del pueblo catalán la que está activa por esta causa. Con todo, la situación es única en Europa. También hay que añadir que no se puede hablar de un movimiento de élites. No son las élites de la burguesía catalana las que dirigen el movimiento. Es obvio que hay una parte de la élite también, pero está presente para no perder sus parcelas de poder. La mayoría de las élites abandonaron el movimiento en cuanto se dieron cuenta que iba de verdad. Lo cierto es que el movimiento está dirigido ideológicamente por la clase media, cosa típica de cualquier movimiento de carácter democrático.

Además, hay que reconocer que este movimiento por la independencia tiene en frente suyo a la burguesía capitalista (esta que se lleva las empresas fuera de Cataluña) y a todos los estamentos del Estado (fiscalía, judicatura, cuerpos legislativos, ejército, fuerzas policiales…) que ahora babean pensando en la aplicación del artículo 155 de la Constitución española. ¿Esta población desafecta (de 3 millones de personas: aquellos 2,2 millones de participación el 1O + 775.000 votos robados más) permanecerá pasiva en la destrucción del suyos derechos? ¿Permanecerá pasiva a su humillación?

Podemos ver un «desborde» el 1 de Octubre. También el 3 de Octubre. La gente común no atendió las consignas de la ANC y Òmnium y ocupó los colegios electorales. Las clases populares no hicieron un simple «paro de país» sino una huelga general. La gente no necesitó el aval del Parlamento. La gente se autodeterminó. Nos desbordó incluso a las organizaciones revolucionarias. Nos toca recordar que la calle cambia las cosas, mientras que las instituciones las paralizan. El ejemplo lo hemos visto con la incapacidad de en Carles Puigdemont para proclamar la independencia de una manera inteligible.

¿Y ahora qué?

Ahora toca el camino largo del proceso constituyente. Hay que pensar un nuevo país y que no lo decidan entre cuatro en un despacho o que nos den a votar tres opciones cerradas. Si hemos iniciado el proceso destituyente de España, queremos iniciar el proceso constituyente del nuevo país también. Este proceso constituyente lo puede aprovechar la izquierda ibérica apostando por un modelo confederal y republicano. Pero hay que entender que la confederación ibérica sólo será posible desde las periferias y no desde los grandes pensadores de la Complutense de Madrid. Desde la periferia y no desde la mentalidad del centro. La parte destituyente vendrá de la cuestión social que tendrá que volver a la palestra. Tienen una oportunidad histórica de impulsar una nueva sociedad. Ya no vale culpar los catalanes del ascenso del fascismo por todas partes España. Habría surgido igualmente con un gobierno de Podemos.

El proceso constituyente debe tener dos vertientes. Una de cariz nacional/territorial. Todavía se tiene que proclamar una República. Ante la aplicación del 155 es posible un escenario de doble institucionalidad si la Generalitat actual se niega a entregarle el poder a los Ministros del PP. De hecho hay una pequeña posibilidad de que se declare en rebeldía y que haya dos legalidades a la vez. También es posible que el Parlamento no declare una DUI y que vuelva por enésima vez a apelar al diálogo con quien los tiene cogidos por el cuello. Bien, con las dos opciones surge una oportunidad de crear una institucionalidad desde abajo basada en las asambleas populares y en una desobediencia sistemática a las órdenes y normativas del estado. Para esta tarea se podría utilizar la red de CDRs que intentan sacar la cabeza por el territorio. Pero los CDRs todavía tienen que demostrar que están a la altura de las circunstancias y que son actores políticos legítimos del momento actual (cosa que todavía está por hacer).

La segunda vertiente es de cariz social. Es vital un «frente social» que funcione a modo de Asamblea Social Catalana que convoque movilizaciones según una serie de aspiraciones sentidas por nuestro pueblo: trabajo, sanidad, educación, vivienda, alimentación, barrios vivos, defiende del territorio, etc. La función de la Asamblea (o cómo se quiera llamar) será la de crear unas normativas escritas y apoyadas por las organizaciones sociales desde las cuales se ofrecería una alternativa de sociedad. En este sentido el ariete de este movimiento sería una mesa de sindicatos que tienen que convertirse en la fuerza de choque del movimiento social convocando huelgas y creando en todo lo posible una sensación de «ruptura de la normalidad».

Todo esto, como es evidente será cuestionado o combatido por las entidades de la burguesía. No es ningún secreto la hoja de ruta del tándem ANC/Òmnium-PDCAT/ERC-Generalitat que pretende controlar totalmente el movimiento independentista. En este sentido destacan sus mensajes-consigna virales por los grupos de whatsapp o su ataque a plataformas que consideran competencia. También hay que tener en cuenta la función de sus militantes dentro de los CDR, que en no pocos casos intentarán tomar el control.

Otra cosa a recordar es el caso vasco. En Euskal Herria su movimiento de liberación inició un camino muy largo asumiendo que este sería largo y costoso. Aquí en Cataluña, se nos ha vendido la idea que sólo votando ya lo tendríamos todo hecho y que seríamos como una nueva Dinamarca. Pero los palos del 1O despertaron una memoria colectiva dormida desde el franquismo. La población recordó de golpe qué implica el estado español a pesar de que todavía quiere creer de manera naif que el pacifismo del movimiento posicionaría la comunidad internacional a favor de Cataluña. Tácticamente nos beneficia la comparativa de los procesos.

Conclusiones

No nos hacemos ilusiones sobre «repúblicas desde abajo». Sabemos que Cataluña seguirá, pase lo que pase, insertada dentro de la economía capitalista de mercado y con un modelo de estado liberal en un contexto de crisis globales encadenadas y convergentes. Lo que nos interesa de todo este proceso es la politización masiva y el aprendizaje colectivo de buena parte de la población.

Con un enemigo como el estado español existe la posibilidad real de que grandes porciones del pueblo catalán viren hacia posiciones antioligárquicas. Por eso hay que insistir tanto en conceptos clave como la desobediencia, la destitución, la soberanía popular, el poder del pueblo… Es importante estar en el proceso constituyente para que este refleje las soluciones desde abajo y desde la izquierda por un nuevo modelo de país. Se tendrá que seguir cuestionando la Unión Europea y la OTAN y cómo se puede ganar más soberanía para disponer de instrumentos eficientes para construir la sociedad socialista libertaria que deseamos. Todo esto es un proceso muy largo, lleno de curvas y contradicciones.

Lo que no podemos hacer las libertarias es esconder la cabeza bajo el ala, situarnos fuera, quedarnos paralizadas en el mundo de las ideas. Estamos muy orgullosas de la respuesta digna de gran parte de nuestro movimiento, que ha compartido el destino de nuestro pueblo. Tenemos que apoyar a quien quiera luchar contra la dominación.

De forma pragmática entre monarquía autoritaria y república, elegimos república. Ante una república hecha en los despachos de la burguesía, preferimos una Constituyente del Pueblo con toda su diversidad (sabiendo que la mayoría del pueblo está lejos de las posiciones libertarias). Ante la UE y la OTAN queremos nuevos referéndums para salir de su influencia… Sabemos que tenemos que acompañar en el pueblo en su proceso, caminando un paso por ante él, pero no dos pasos para no perdernos.

Nos toca crear organizaciones de masas. Grandes, plurales, obreras. En los barrios y en los pueblos, al campo. Medios de comunicación con llegada en todas partes. Capaces de crear un relato diferenciado al del poder. La vía institucional queda nuevamente como un freno a las aspiraciones de la población. Las organizaciones populares o los comités de base tienen que poder crear una institucionalidad alternativa, que no se dará a través de la movilización por la movilización si no ante la organización. Y todo a la vez tendrá que poder presentarse unido y cohesionado frente a la previsible respuesta del estado ante nuestro desafío. ¿Lo haremos solas? ¿Lo haremos con el resto de pueblos del estado? Esto lo tendrán que responder los otros territorios.

Ελλάδα / Τουρκία / Κύπρος / Αντιφασισμός / Νέα Wednesday November 01, 2017 19:32 byΕλευθεριακή Πρωτοβουλία Θεσσαλονίκης

Δε θα μπούμε καν στη διαδικασία να πούμε τα προφανή περί καλλιτεχνικής ελευθερίας ή περί του δημαγωγικού-δεσποτικού ρόλου της σκοταδιστικής εκκλησίας (την οποία έχουμε άλλωστε συνολικά χεσμένη). Θα πούμε μόνο ότι τον αέρα που πήραν την προηγούμενη εβδομάδα, πρέπει να τους τον κόψουμε. Δε θα αφήσουμε την πόλη μας έρμαιο στους φασίστες και τους σκοταδιστές, όσο λίγοι και αν είναι, όσο γελοίοι και αν φαντάζουν.

Ενημέρωση από την αντιφασιστική πορεία Δευτέρα 30/10

Την προηγούμενη εβδομάδα ο φασιστικός εσμός της πόλης περίφερε το σάπιο σαρκίο του στην πόλη μας. Αυτήν τη φορά αφορμή ήταν η παράσταση “Η ώρα του Διαβόλου” η οποία παιζόταν στο θέατρο Αριστοτέλειο. Μισή χούφτα φασίστες με ελληνικές σημαίες αναμεμιγμένοι με χριστιανούς φονταμενταλιστές με σημαίες της βυζαντινής αυτοκρατορίας, κεριά και αγιασμούς βρέθηκαν έξω από το χώρο του θεάτρου για να διαμαρτυρηθούν για τη «βλασφημία», αφήνοντας όλους τους υπόλοιπους ανθρώπους που κατοικούν σε αυτή την πόλη να θαυμάσουν την ηλιθιότητα τους.

Τη Δευτέρα 30/10 το ίδιο τσούρμο φασιστών καλούσε σε συγκέντρωσή διαμαρτυρίας για την παράσταση «Εκκλησιάζοντες» που παίζεται στο θέατρο Αυλαία. Ως απάντηση στο κάλεσμα των φασιστών υπήρχε καλεσμένη αντιφασιστική συγκέντρωση, 2μιση ώρες νωρίτερα από αυτό, στις 17:00 στην Καμάρα. Η συγκέντρωση καλούνταν από την Ελευθεριακή Πρωτοβουλία Θεσσαλονίκης, τον Ελευθέρου Κοινωνικό Χώρο Σχολείο, την κατάληψη Libertatia και τη Συλλογικότητα για τον Κοινωνικό Αναρχισμό Μαύρο & Κόκκινο.

Στις 18:00 οι συγκεντρωμένοι αντιφασίστες και αντιφασίστριες ξεκίνησαν την πορεία, με σκοπό να κινηθούν προς το θέατρο «Αυλαία» (ΧΑΝΘ) όπου αργότερα θα γινόταν η συγκέντρωση των φασιστών. Η πορεία κινήθηκε μέσω της Εγνατίας, στην οδό Εθνική Αμύνης. Μόλις έφτασε στην Σβώλου, μπλοκαρίστηκε από ισχυρές δυνάμεις ΜΑΤ. Αυτήν τη φορά οι «δυνάμεις της τάξης» και οι πολιτικοί τους προϊστάμενοι δεν μπήκαν καν στον κόπο να κρύψουν την εύνοιά τους προς τους φασίστες. Χωρίς να βρίσκεται ούτε ένας φασίστας στο σημείο της συγκέντρωσης, φρόντισαν να τους διαφυλάξουν το μέρος, κρατώντας τους αντιφασίστες και τις αντιφασίστριες σε τεράστια απόσταση από το θέατρο. Μετά το μπλοκάρισμα της, η πορεία κινήθηκε στις οδούς Σβώλου, Βενιζέλου, Εγνατία, από όπου και κατέληξε στο σιντριβάνι, όπου παρέμεινε ως και τις 20:30. Καθ’ όλη τη διάρκεια της πορείας η παρουσία των μπάτσων ήταν ασφυκτική, αποτρέποντας τους διαδηλωτές από το να κινηθούν πιο χαμηλά από τη Σβώλου σε όλο το μήκος της πόλης, ακόμα και σε αρκετούς δρόμους ανατολικότερα από το σημείο του θεάτρου.

Όταν τελικά οι φασίστες και οι χριστιανοί φονταμενταλιστές μαζεύτηκαν στο σημείο που με τόση επιμέλεια φρόντισαν οι μπάτσοι να τους διαφυλάξουν, το θέαμα ήταν όπως και τις υπόλοιπες φορές γελοιωδέστατο: γιγαντιαίες ελληνικές σημαίες, ανακατεμένες με γιαγιάδες που φώναζαν «αίσχος» και αστείους τύπους με σημαίες «ορθοδοξία ή θάνατος» (σαφώς το δεύτερο θα τους προτείναμε), συνολικού αριθμού… με το ζόρι 30.

Δε θα μπούμε καν στη διαδικασία να πούμε τα προφανή περί καλλιτεχνικής ελευθερίας ή περί του δημαγωγικού-δεσποτικού ρόλου της σκοταδιστικής εκκλησίας (την οποία έχουμε άλλωστε συνολικά χεσμένη). Θα πούμε μόνο ότι τον αέρα που πήραν την προηγούμενη εβδομάδα, πρέπει να τους τον κόψουμε. Δε θα αφήσουμε την πόλη μας έρμαιο στους φασίστες και τους σκοταδιστές, όσο λίγοι και αν είναι, όσο γελοίοι και αν φαντάζουν.

ΦΑΣΙΣΤΕΣ ΠΙΣΩ ΣΤΙΣ ΤΡΥΠΕΣ ΣΑΣ
ΜΑΧΗΤΙΚΟΣ ΠΡΟΛΕΤΑΡΙΑΚΟΣ ΑΝΤΙΦΑΣΙΣΜΟΣ
ΓΙΑ ΤΗΝ ΠΑΝΑΝΘΡΩΠΙΝΗ ΧΕΙΡΑΦΕΤΗΣΗ ΑΠΟ ΟΛΑ ΤΑ ΔΕΣΜΑ

Ελευθεριακή Πρωτοβουλία Θεσσαλονίκης – μέλος της Αναρχικής Ομοσπονδίας

lib_thess@hotmail.com

libertasalonica.wordpress.com

iberia / anti-fascism / non-anarchist press Wednesday November 01, 2017 16:01 byAnticapitalistas

1. On 27 October, in fulfilment of the mandate of the referendum of 1 October in which despite police repression more than two million people participated, the Catalan Parliament proclaimed the Catalan Republic. In a Spain with a monarchy that is a direct successor of the dictator Franco, a Republic that opens up a constituent process is without doubt a proposal that breaks with the 1978 regime, with its political consensus and with a constitutional order that serves the elites. This proclamation occurs in a context of constant threats to apply article 155 and impose an authoritarian outcome on a conflict that demands an eminently political and democratic solution. In fact, in recent days the application of 155 had come to be threatened no matter what happened. We call for the application of article 155 to be rejected and for democratic, peaceful and disobedient defence of the will of the Catalan people and of their right to decide.

2. In these times of exacerbation of patriotic passions it is important to correctly define those responsible for events. The People's Party, spurred on by Citizens and with the support of the PSOE and under pressure from the state apparatus, had decided to apply article 155 of the Constitution. The goal of this measure was to prevent a dialogue between Catalunya and the rest of the State, criminalising the Catalan people, refusing to entertain the solution of a negotiated referendum and justifying the use of force to solve a political problem. An irresponsible operation, which seeks to reorganise the unity of the State along authoritarian lines.

3. We are aware that many unknowns and uncertainties now opening up. To dope the people with easy slogans is typical of a conception of politics that shies away from democratic debate and considers itself lead actor in a story that is actually the work of ordinary people. The new Catalan Republic faces internal challenges that cannot be ignored in a country where a significant section of the population does not feel represented by the pro-independence movement. The first challenge for the process is to work to overcome this division, integrating the popular sectors not supportive of independence into a project for the country, avoiding the social confrontation that only benefits the forces of reaction while at the same time organising a movement capable of resisting the repression of the State. The constituent process must be a instrument operating in that direction, integrating the demands of the popular classes that go beyond the national question, putting social issues in the centre and radically democratising Catalonia.

4. In the Spanish State, we are living through a complex wave of reaction. Many people, including people on the left, feel hurt and torn by events in Catalonia. While it is true that a good part of this feeling is channeled into a Catalanaphobic reaction, heir of the worst sentiments of the Franco regime, and also into the violent expressions of the extreme right on the street, a large section of the population is honestly concerned about what is happening in Catalonia and puts its trust in dialogue and negotiation, in a return to politics.

From our point of view, what is fundamentally at stake is the possibility of people deciding their future. If the Catalan people suffers defeat and is crushed by the PP and its accomplices, when a territory, a town council, a community or a social sector decide to commit itself to a position on any issue it will be crushed with the same logic with which today the PP and the state are seeking to crush Catalonia. This is the central issue, which goes beyond the national question and puts the issue of popular sovereignty front and centre: it is the people who have the right to decide – such is the basis of democracy—and the law must be at the service of democracy and not vice versa.

On the other hand, there are other solutions and forms of relationship between peoples that go beyond those traditionally imposed in the Spanish State. The strategy of opening constituent processes has as its central idea developing a project for society that is carried out by the working and popular classes, by women, by migrants, by all the people who do not have political and economic power but who are indispensable. But it can also be a method to solve the historical problems of the Spanish State on the national level: a way of re-articulating relations between the peoples on the basis of equality, where the goal – out of respect for the right to decide and its outcomes – is to build bridges that the current top-down and authoritarian relationship of the central state destroys, developing from below forms of cooperation and dialogue among the people in order to build an alternative society to that of political and economic elites. An opportunity to build a new framework of fraternal coexistence that allows us to aspire not only to recover but also to conquer new social and democratic rights for the popular classes.

5. We know that ours is a difficult position in a context like this. That is why it seems to us fundamental to debate, to maintain dialogue among different democratic positions, but also to oppose the authoritarian regression that the State plans with the excuse of the Catalan question (it could have been any other excuse). Defending the Catalan people who will suffer the brutal application of article 155 not only means defending pro-independence forces, but also standing with that 80% of the Catalan population that has been demanding a referendum and a democratic solution to its demands and the other 20% that is going to lose its self-government. This is the time to defend the possibility of a democratic solution to the diktats of the State. It is time to (re)start the patient construction of a project that goes beyond the 1978 regime and is capable of building fraternal relations between the different peoples of the Spanish State. The elites have proven incapable of solving the problems of the Spanish State; today more than ever, it is urgent to recover the leading role of politics for those below.

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