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Nous avons appris que le 25 octobre, une grande opération de police appelée « Erèbe » (Érebo en portugais, le nom du dieu grec des ténèbres) a été lancé contre le mouvement anti-autoritaire.
La police civile a envahi au moins 4 lieux libertaires et prétend avoir des mandats contre une douzaine de lieux et environ 30 personnes. Ils ont perquisitionné le squat Pandorga et les locaux de Parrhesia, ainsi que l’espace politique et culturel de l’Athénée Libertaire Batalha da Várzea, qui était connu pour être les locaux officiels de la FAG (ce n’est plus le cas). La Fédération Anarchiste Gaúcha (FAG) est particulièrement ciblée par cette opération : elle est considérée par la police, toujours aussi stupide, comme le cerveau du mouvement anarchiste à Porto Alegre. Les camarades sont accusé-e-s d’association de malfaiteurs dans l’objectif de commettre des dépradations contre des propriétés publiques et privées.

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Il convient de rappeler que ce n’est pas la première fois qu’une telle occupation a lieu. En réalité, c’est la 4ème fois en moins de 10 ans que la FAG est ciblée par la police et l’État de Rio Grande do Sul (RS, Brésil). En Octobre 2009, alors que la FAG menait une campagne sur le crime policier d’Elton Brum, plusieurs policiers en civil avaient pénétré le bâtiment sans mandat et déclaré qu’il y avait trouvé… de la propagande anarchiste ! En 2013, la police avait envahi à deux reprises, en juin et en octobre, l’Athénée Libertaire Batalha da Várzea pour saisir ou détruire les meubles, les ordinateurs et les documents. A ce moment là, d’autres locaux de la gauche politique et sociale et des domiciles individuels avaient également été perquisitionnés en tant que membres du Bloco de Luta.

Aujourd’hui, cette opération a lieu alors que l’État de Rio Grande do Sul et la municipalité de Porto Alegre font face à des mouvements de grèves puissants et déterminés, de la part des travailleuses et travailleurs de l’éducation et de la municipalité. Dans le même temps, le gouvernement de Temer est englué dans des affaires de corruption. La FAG prend part dans les luttes en cours à Porto Alegre en tant que groupe militant et comme travailleuses et travailleurs de ces secteurs, avec leurs idées et leurs pratiques libertaires.

L’opération de police Érebo entend criminaliser les mouvements sociaux et en particulier la FAG et l’idéologie anarchiste sociale qu’elle défend. Elle ambitionne de désarmer les luttes et les syndicats qui utilisent l’action directe pour défendre leurs conditions de vie contre les mesures d’austérité et le système capitaliste, contre le colonialisme, le racisme et le patriarcat.

Mais il est impossible d’effacer des idées qui ont été le coeur vivant du mouvement ouvrier pour des décennies, il est impossible d’effacer la révolte pour la liberté, l’indépendance de classe, la démocratie directe et le pouvoir populaire !


Bas les pattes des gens en lutte !
Solidarité avec la Fédération Anarchiste Gaúcha (FAG), la Coordination Anarchiste Brésilienne (CAB) et le mouvement anarchiste à Porto Alegre et dans tout le Brésil !
Solidarité avec les grèves de l’éducation et de la municipalité de Porto Alegre dans l’État de Rio Grande do Sul !
Pour le socialisme et la liberté !


Le Réseau Anarkismo et ses organisations :
Melbourne Anarchist Communist Group - Melbourne, Australie
Alternative Libertaire - France
Alternativa Libertaria - Italie
Coordination des Groupes Anarchistes - France
Organisation Socialiste Libertaire - Suisse
Workers Solidarity Movement - Irlande
Zabalaza Anarchist Communist Front - Afrique du Sud
brazil/guyana/suriname/fguiana / repression / prisoners / feature Sunday November 05, 2017 21:41 byAnarkismo Organizations
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Against normalization and repression: Struggle and organize !

We learnt that on October 25th, a large police operation called « Erebus » (Érebo in Portuguese, i.e. the name of the Greek god of darkness) was launched against the anti-authoritarian movement.

The civil police invaded at least 4 libertarian premises and claims to have warrants against a dozen of premises and about 30 people. They raided the occupation Pandorga and the Parrhesia premises as well as the political and cultural space Ateneu Libertário Batalha da Várzea that used to be FAG’s official premises. The Federação Anarquista Gaúcha (FAG) is specifically targeted by this operation as it is considered by the stupid-as-usual police to be the top organization of the anarchist movement in Porto Alegre. They are accused of forming a gang in order to commit crimes against public and private possessions.

[Français] [Italiano]

Read also (in Portuguese): - OPINIÃO DA CAB

italia / svizzera / lotte sindacali / intervista Sunday November 05, 2017 01:22 byJosé Antonio Gutiérrez D.

Nel mezzo di una frenetica settimana nella crisi tra il governo centrale di Madrid e il governo catalano, Anarkismo ha parlato con il segretario per le Relazioni Internazionali della Confederación Nacional del Trabajo (CNT), Miguel Pérez. In questa intervista, egli illustra la posizione che è stata mantenuta dall'organizzazione anarco-sindacalista in Catalogna e gli scenari che si aprono per i settori di classe, libertari e rivoluzionari in tutto lo stato spagnolo. "Non si tratta solo di ridisegnare un confine, ma di riformulare le strutture e il sistema dello Stato".


Catalogna: “Non è solo questione di ridisegnare un confine”



by José Antonio Gutiérrez D.

Intervista a Miguel Pérez, Segretario per le Relazioni Internazionali della CNT (Spagna)

Nel mezzo di una frenetica settimana nella crisi tra il governo centrale di Madrid e il governo catalano, Anarkismo ha parlato con il segretario per le Relazioni Internazionali della Confederación Nacional del Trabajo (CNT), Miguel Pérez. In questa intervista, egli illustra la posizione che è stata mantenuta dall'organizzazione anarco-sindacalista in Catalogna e gli scenari che si aprono per i settori di classe, libertari e rivoluzionari in tutto lo stato spagnolo. "Non si tratta solo di ridisegnare un confine, ma di riformulare le strutture e il sistema dello Stato".


1. Quale lettura avete come CNT della crisi in Catalogna e nello stato spagnolo? Qual è la posta in gioco?

In CNT non ci siamo sbagliati circa l'origine della situazione attuale. Ovviamente, essa risponde ad un conflitto tra le élites per garantirsi la sopravvivenza e per assicurarsi il controllo del territorio a proprio vantaggio. Tuttavia, lo sviluppo della situazione, con la massiccia mobilitazione di gran parte della popolazione in Catalogna, apre una serie di spazi di intervento socio-economici che non c'erano un anno fa, o almeno non allo stesso modo.

Il caso del governo catalano è molto chiaro. La Generalitat è controllata da 40 anni dai partiti moderati nazionalisti di destra. La sua gestione della crisi economica degli ultimi anni è stata criticata duramente, soprattutto dopo l'imporsi del movimento del 15 M nel 2011. I tagli ai servizi sociali, gli scandali di corruzione, l'inarrestabile aumento del debito, l'indignazione sulla repressione contro le mobilitazioni popolari ... tutto sembrava essere contro la Generalitat. Proprio da quel momento, i politici più discussi hanno tirato fuori la carta dell'indipendenza, avviando un processo che ha portato alla situazione attuale. Questo non vuol dire che in precedenza nella società catalana non ci siano stati importanti settori favorevoli all'indipendenza, ma la manovra politica è evidente.

Da parte sua, il governo centrale è il rappresentante di quel modello di Stato e di società sorti dopo la morte di Franco, noto come processo di transizione. Dal 1978, quando l'attuale Costituzione è entrata in vigore, lo Stato si è basato su una serie di principi, quali la monarchia, una democrazia parlamentare in gran parte bipartisan, una rappresentanza sindacale attraverso le elezioni, l'unità della Spagna con limitato autogoverno per le regioni, ecc. Chiunque si è opposto ad uno di questi principi ha dovuto immediatamente fare i conti con gli apparati statali. E' il caso della CNT, che ha sempre rifiutato (e ancora rifiuta) di accettare l'attuale modello sindacale, che si fonda sulla funzione dei sindacati di maggioranza quali valvole che controllano il malcontento dei lavoratori. Questo "regime del 78" è stato ampiamente messo in discussione dal 2011, per ragioni analoghe a quelle del caso catalano. In realtà, è bene ricordare che alcuni dei politici a capo del processo di indipendenza sono stati e sono a livello locale i rappresentanti dello stesso regime in Catalogna. Pertanto, è possibile parlare di un confronto tra le élite, politica, economica e sindacati, preoccupati di salvaguardare il loro controllo di un determinato territorio. La sfida all'unità della Spagna, lanciata dalla iniziativa per l'indipendenza, è solo uno dei fattori più evidenti in questa messa in discussione del regime. Ma ci sono anche altri elementi. Non è solo che una parte considerevole della popolazione in Catalogna vuole essere indipendente, ma che vogliono essere parte essi stessi di questo modello di stato. In molti casi non è solo una questione di ridisegnare una frontiera, ma di riformulare le strutture e il sistema dello Stato. Come un compagno catalano mi ha detto di recente, "cerchiamo di non prenderci in giro, siamo alla soglia di una seconda transizione". Questo è un processo che modificherà dalle fondamenta le strutture di tutto lo Stato spagnolo. Ad esempio, il governo di Madrid sta già parlando di riformare la Costituzione, ecc.

Naturalmente, lo scopo di queste riforme e le modifiche in corso non sono state decise in anticipo. Una possibilità molto reale è che esse si tradurranno in un modello ancora più autoritario, in quanto reazione alla minaccia portata al sistema, approfittando del sentimento nazionalista spagnolo che sta vivendo un boom in reazione all'indipendenza catalana. Questo nazionalismo, generato dai media e promosso dal governo centrale, ha una componente evidente nell'estrema destra (l'unità spagnola è sempre stata un argomento privilegiato per la destra), che può portare ad una normalizzazione del fascismo. In questo senso, noi della CNT riteniamo che sia essenziale scendere in strada, partecipare alle mobilitazioni e promuovere gli elementi di critica al sistema già presenti nelle attuali rivendicazioni. Sia per arginare questa deriva a destra sia per contribuire alla portata delle nostre possibilità, la ristrutturazione del modello statale spagnolo dovrebbe portare a che la classe lavoratrice conquisti posti alla guida degli organi ufficiali e non viceversa. La vediamo anche come un'opportunità per includere elementi di rivendicazione sociale ed economica in un contesto in cui sarebbero altrimenti assenti.


2. Perchè la CNT in quanto organizzazione sindacale ha indetto uno sciopero generale per una questione che di primo acchito appare eminentemente politica?


L'evidente intenzione dei nazionalismi, sia spagnolo che catalano, è stata quella di utilizzare la popolazione come un jolly in questo processo. D'altra parte questo è qualcosa che hanno sempre fatto. Ma nel caso del referendum di indipendenza dell'1 ° ottobre, lo Stato spagnolo ha risposto con la polizia e la repressione che hanno lasciato centinaia di persone ferite. In larga misura, lo sciopero generale è stato indetto contro questa repressione. I sindacati organizzatori, come organizzazioni di lavoratori, hanno fatto ricorso al loro proprio strumento, che è lo sciopero.

Comunque, ci si aspettava che questa sarebbe stata la risposta del governo centrale al referendum, dato che nelle settimane precedenti il referendum la presenza della polizia in Catalogna era notevolmente aumentata. C'era anche da aspettarsi che da quel momento si aprisse un intenso periodo di mobilitazione in tutta la regione e abbiamo capito che una indizione di sciopero generale, in questo contesto, era l'azione più coerente da parte nostra. Come ho detto all'inizio, l'atteggiamento avuto da alcuni settori del nazionalismo verso lo sciopero chiarisce la loro intenzione di utilizzare la popolazione come uno scudo. In alcune delle riunioni di pre-convocazione, i rappresentanti dei partiti pro-indipendentisti hanno cercato di convincere i sindacati che lo sciopero doveva essere svolto lo stesso giorno del referendum in modo che i picchetti potevano difendere il referendum contro l'azione della polizia. Chiaramente abbiamo rifiutato di essere trascinati nel loro gioco in questo modo.

Vale anche la pena di commentare l'azione dei sindacati di maggioranza, di regime, in occasione di questo sciopero. Prima delle scene di violenza della polizia il 1 ° ottobre, quella sera le loro sezioni catalane avevano dato la loro adesione allo sciopero. Ma la mattina successiva l'avevano ritirata, senza dubbio dopo aver ricevuto ordini dai loro dirigenti centrali a Madrid. Invece di uno sciopero, hanno sostenuto la richiesta di uno sciopero civico, in cui i lavoratori chiedevano all'azienda un permesso per assentarsi per un po' di tempo. Non ci sono parole ... Evidentemente, i loro capi centrali erano preoccupati per l'effetto destabilizzante che uno sciopero combattivo e partecipato potesse avere su un regime di cui fanno parte essi stessi. In ogni caso lo sciopero è andato avanti ed è la prima volta in 40 anni che i sindacati minoritari hanno realizzato uno sciopero generale di successo in un territorio, nonostante il boicottaggio dei principali sindacati centrali del regime. Il cambiamento di paradigma è evidente.

Un ultimo punto per quanto riguarda lo sciopero. Durante queste ultime settimane ci sono state molte manifestazioni, riunioni, azioni, ecc. in difesa dell'indipendenza o di altre motivazioni simili nel campo nazionalista. La CNT non ha partecipato o sostenuto nessuna di queste iniziative, perché hanno una caratterizzazione strettamente politica e non è qualcosa in cui siamo interessati a partecipare. Al contrario, i nostri compagni ed i nostri colleghi in Catalogna hanno fatto innumerevoli assemblee, incontri, colloqui, interviste sui media, ecc. (a parte lo sciopero stesso), dove la nostra posizione è sempre stata chiara, la necessità di andare oltre il processo puramente nazionalista per includere elementi economici e sociali. Siamo consapevoli che a volte è difficile fare la differenza, specialmente guardando dall'esterno, ma speriamo di contribuire a questo proposito.

3. Questo sciopero è stato indetto insieme ad altri sindacati ed organizzazioni con tendenze libertarie. In quale senso questa situazione sta spingendo, e come mai, nella direzione di un maggiore livello di unità? Quale contributo pensi che i libertari possano dare a questo momento che stiamo vivendo?

La CNT ha abbandonato da tempo l'atteggiamento isolazionista che la portava a rifiutare di collaborare più da vicino con altre organizzazioni sindacali. In questo senso, gli appelli o i comunicati congiunti non sono una novità. Il caso dello sciopero è un altro esempio. Tuttavia, sappiamo anche quali sono i limiti di questa cooperazione. Nel corso degli ultimi anni, la CNT ha lavorato duramente per sviluppare un modello di sezioni sindacali (cioè l'assemblea sindacale dei lavoratori di un'azienda o sul posto di lavoro) e di sfruttare la loro capacità di svolgere un lavoro efficace del sindacato, senza la necessità di partecipare alle elezioni sindacali. Questa operazione segna una chiara differenza nel modo in cui la CNT agisce e prende decisioni rispetto ad altri sindacati. I nostri modelli sindacali sono chiaramente diversi e in alcuni casi questo è un limite quando si tratta di lavorare insieme. Per quanto riguarda la situazione in Catalogna e nel resto dello Stato, a noi pare che vi è un ampio spazio di collaborazione nel denunciare la repressione e nell'opporsi alla deriva verso destra dello Stato e di alcuni settori della società. Ma questo è sempre condizionato dalla realtà locale di ogni organizzazione, che potrebbe essere molto diversa.

Per quanto riguarda il contributo dei libertari, è strano notare che, mentre alcuni gruppi e organizzazioni hanno posizioni simili alle nostre (e infatti la propaganda per lo sciopero del 3 ottobre portava le loro firme), altri sostenevano chiaramente l'indipendenza, da posizioni anarco-nazionaliste. Altri invece si oppongono a qualsiasi forma di partecipazione, considerando che si tratta di un processo esclusivamente nazionalista, anche se questo è più comune nei gruppi esterni alla Catalogna. Penso che abbiamo tutti chiaro che il motivo principale delle mobilitazioni sia nazionalista ed indipendentista. Questo è qualcosa che non possiamo cambiare e che non abbiamo la capacità di cambiare. Messa così, alcuni comprendono che si apre uno spazio d'azione, come ho già detto prima, in cui vogliamo concentrarci. Per quanto ne so, nelle sfumature che ci possono essere, questa è anche la posizione di organizzazioni come Embat, che sono molto attive in questo campo.

4. Quali sono le minacce più incombenti e le possibilità che si aprono in questa congiuntura?

La minaccia principale e tutt'altro che piccola, è l'ascesa del fascismo spagnolo, come reazione contro la possibilità che si rompa l'unità della Spagna. Infatti, c'è stato un aumento dell'attività di gruppi di estrema destra, con aggressioni e attacchi in piena luce del giorno. Finora la Spagna non ha visto l'ascesa del nazionalismo populista e xenofobo che si è manifestato in altri paesi dell'Europa o negli Stati Uniti. Al contrario, la risposta popolare alla crisi è stata di senso radicalmente contrario, con l'emergere del movimento 15 M. E' questo il momento in cui potrebbe iniziare il cambiamento. Sebbene alcuni gruppi fascisti abbiano raggiunto un certo radicamento imitando le tattiche di Alba Dorata, facendo assistenza sociale solo alla propria popolazione nazionale, ecc., si è trattato finora di una minoranza. Tuttavia, la situazione attuale, unitamente ad un discorso anti-immigrazione e islamofobico, può formare un cocktail esplosivo che può trasformarsi in un pericolo reale per le strade. D'altra parte, la storia della CNT dimostra che il modo migliore per fermarli è la mobilitazione delle persone in strada, con una spinta rivoluzionaria chiara. Ovviamente siamo molto lontani dai livelli di mobilitazione e di radicalismo politico degli anni '30 o '70 ma la lezione rimane valida. Quando ciò che è stato posto sul tavolo è poco più che una rifondazione del regime, una ridistribuzione degli equilibri di potere nello Stato spagnolo, è evidente che si è aperto un ampio spettro di possibilità e naturalmente di opportunità. È necessario conquistare nuovi spazi d'azione, cambiare i paradigmi e rompere i monopoli nel controllo del territorio che sono stati mantenuti fino ad oggi. E questo può essere fatto solo dalla strada. Negli anni '70, quando è stato progettato questo regime e questo quadro democratico, era già diventato chiaro il ruolo di recuperare e integrare i partiti politici di sinistra che hanno partecipato alle istituzioni. Al momento abbiamo altri attori simili, emersi nel crogiuolo del movimento 15M, che finiranno per svolgere un ruolo simile, consapevolmente o inconsapevolmente. La pressione che sposta l'equilibrio in una direzione o in un'altra deve provenire dalle mobilitazioni.

5. Qual è la situazione attuale della CNT nella penisola iberica e qual è il ruolo principale che sta ricoprendo in questa congiuntura? Quali sono le relazioni col dibattito ed i cambiamenti introdotti col vostro XI Congresso?

Da alcuni anni la CNT sta vivendo un importante processo di crescita e consolidamento. Non solo in un senso numerico ovvio, anche se siamo ancora piccoli, ma nello sviluppo di iniziative più ambiziose, di organizzazione e di attuazione del nostro modello sindacale, ecc. Ciò ha permesso, soprattutto, una presenza maggiore sul posto di lavoro e sul piano sociale. Possiamo dire che la percezione generale che si ha della CNT, negli altri movimenti sociali e nella popolazione in generale, è molto meglio di un decennio fa. Questo è evidente e importante quando si interviene in situazioni come la Catalogna. Il tuo discorso ha più credibilità se proviene da persone conosciute e rispettate nella località piuttosto che da atteggiamenti settari mostrati in passato che non riscuotono alcuna fiducia.

Tuttavia, questo processo di consolidamento ha un andamento irregolare e presenta una serie di sfide. Per cominciare, anche se la maggior parte delle sezioni sindacali locali hanno scelto di attuare e sviluppare i nostri recenti accordi, in linea con gli ultimi congressi, altre sezioni non hanno voluto o potuto farlo. In generale, ciò ha portato alla perdita di iscritti e alla capacità di tali sezioni sindacali di agire. Di conseguenza, la mappa regionale presenta notevoli disparità tra località, il che è un problema in sé. Ciò accade anche in Catalogna, dove i nostri sindacati di settore sono in una situazione di forza e sono stati in grado di svolgere un'intensa attività di fronte alla situazione recente, mentre altri non sono stati in grado di avere alcuna influenza sugli eventi. Ciò che importa in tutto questo è sapere come quelle sezioni locali che erano già ben posizionate quando la situazione critica è sorta, sia in termini di numero di attivisti e in termini di attività, sono state in grado di rispondere alla crisi, mentre altre non lo hanno fatto. La stessa cosa accadrebbe in qualsiasi remota situazione rivoluzionaria. I vantaggi di costruire organizzazione per anni sono evidenti.

Inoltre, ogni organizzazione che cresce (soprattutto se ha obiettivi rivoluzionari, come la CNT) deve affrontare una serie di problemi concreti. Questi sono molto diversi da quelli che mettono in pericolo un'organizzazione stagnante, ma non sono meno reali. Ad esempio, è bene avere molte nuove affiliazioni, ma è necessario integrare queste persone nel proprio funzionamento e nella cultura dell'organizzazione, dalle affiliazioni alla militanza, ecc. Nessuno nega queste sfide, ma naturalmente questi sono problemi che non sorgeranno se non ci sono nuove affiliazioni. Nessuno ha affermato che la costruzione di un'organizzazione rivoluzionaria sia facile. Un'opzione è ovviamente rimanere per sempre nel gruppo di amici in un pub o in un centro sociale, ma ciò è in contrasto con qualsiasi progetto rivoluzionario. Non possiamo accettare questa come soluzione.

Per quanto riguarda il nostro XI Congresso, anche se può sembrare curioso ora, il fatto è che lo scenario attuale in Catalogna non è mai stato preso in esame. Anche se il processo di indipendenza conta molti anni, molte organizzazioni che non ne erano coinvolte, non erano abbastanza presenti. Sapevamo che c'era, ma non abbiamo saputo vedere le sue potenzialità. In questo senso, l'ultimo congresso ha riaffermato i nostri accordi sul sostegno all'autodeterminazione del popolo palestinese, curdo o sahariano, ma la Catalogna non è stata menzionata esplicitamente. Tuttavia, va detto che non vediamo la necessità di fare eccezioni in questo caso. Pertanto, la CNT sostiene l'autodeterminazione del popolo catalano, intesa non in modo stalista, come vorrebbero i politici nazionalisti, ma come auto-organizzazione di una classe in un determinato territorio.

Forse questa mancanza di concretezza è una delle ragioni per cui alcuni sindacati locali hanno espresso i loro dubbi o il loro disaccordo con l'approccio dei colleghi catalani. Naturalmente, è normale che in questioni complesse e in situazioni di crisi emergano dubbi sulla strategia più appropriata. Infatti, poiché non potrebbe essere diversamente in un'organizzazione plurale come la CNT, il dibattito è costante circa l'approccio o l'azione più appropriata a ogni nuovo sviluppo della situazione. Non abbiamo alcun interesse a proiettare l'immagine di un'organizzazione monolitica, perché non lo siamo, né fingiamo di esserlo. Tutto fa parte del continuo dibattito delle idee e delle strategie che si dà nella CNT e, in questo caso complesso, si prevedeva che ci sarebbe stata una diversità di opinioni.

Infine, come probabilmente sapete, l'XI Congresso della CNT ha lanciato una proposta globale per creare una nuova internazionale. Questo processo ha già dato risultati in molte parti del mondo, anche se solo con l'istituzione di reti di contatti tra organizzazioni anarco-sindacaliste e sindacaliste rivoluzionarie. Questo ci ha permesso di mantenere un flusso costante di informazioni con queste organizzazioni (limitato solo dalla nostra capacità di lavorare), che hanno svolto un ruolo fondamentale per aiutarci a spiegare le nostre posizioni in una situazione che non è ovviamente facile. Ancora più importante, la solidarietà di queste organizzazioni si è dimostrata in una serie di annunci di sostegno allo sciopero generale in Catalogna, dal momento che ci sono state fino a 60 iniziative contemporanee allo sciopero in vari paesi in tutto il mondo. Non smetteremo di ripetere quanto siamo grati a tutti loro.

6. La mobilitazione in Catalogna può costruire ponti con i movimenti e le organizzazioni presenti nel resto della Spagna?


Come ho detto prima, sarà necessaria molta mobilitazione e un grande sforzo per reindirizzare questo processo di "ri-transizione" e portarlo verso approcci minimi vantaggiosi per la classe lavoratrice. Naturalmente, la CNT non può farlo da sola, ed anche se potessimo, non siamo certi che sarebbe la scelta migliore. In questo senso, la collaborazione è inevitabile e necessaria.

Ma è anche vero che ogni gruppo, movimento o organizzazione andrà a questa convergenza con i suoi propri obiettivi e piani d'azione. Non può essere altrimenti e nella CNT non cadremo nell'infantilismo del pensare che improvvisamente ci sarà una fratellanza proletaria senza restrizioni.

Né dobbiamo abbandonare i nostri obiettivi rivoluzionari, che naturalmente non sono condivisi da tutti coloro che si possono aggiungere in questo tentativo di andare oltre la situazione attuale. Tuttavia, ci sono molti punti importanti su cui possiamo iniziare a costruire questa convergenza, come il rifiuto della repressione e del fascismo. Su questa base, sono già stati fatti passi per lavorare insieme, con incontri, dibattiti, comunicati, ecc. Si prevede che questa collaborazione andrà avanti, con l'evolversi della situazione. Può essere che talvolta questo lavoro congiunto generi conflitti e dubbi sul cammino da fare, come sta già accadendo nel caso catalano. Ma ci giochiamo molto come classe in questa situazione per metterci a guardare altrove.

Come organizzazione rivoluzionaria, la CNT si rende conto che si deve essere sempre presenti nelle grandi lotte della nostra classe, quando c'è un'occasione per proiettare il nostro messaggio, spiegare la nostra posizione, radicalizzare il conflitto, ecc. Abbiamo gli strumenti interni necessari per promuovere questo processo collettivamente, discutere di strategie ed esprimere dubbi o disaccordi. Abbiamo davanti anni di conflitto, di lotta e di mobilitazione. Non sarà facile, ma sono sicuro che l'intera CNT sarà all'altezza delle circostanze.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

Ιβηρική / Διάφορα / Ανακοίνωση Τύπου Saturday November 04, 2017 17:25 byCGT, CNT, Solidaridad Obrera

«Δεν καταλαβαίνουμε το δικαίωμα της αυτοδιάθεσης όπως γίνεται αντιληπτό από τα κόμματα και τις εθνικιστικές οργανώσεις, αλλά ως το δικαίωμα της αυτοδιαχείρισης της τάξης μας, σε μια δεδομένη περιοχή. [...] Είναι πιθανό η κρίση στην Καταλονία να είναι το πραξικόπημα για ένα κρατικό μοντέλο που πεθαίνει. Το πού η αλλαγή αυτή κατευθύνεται με τον ένα ή τον άλλο τρόπο εξαρτάται από την ικανότητά μας, ως τάξη, να στρέψουμε αυτή τη διαδικασία προς την αντίθετη κατεύθυνση από την καταστολή και την άνοδο του εθνικισμού».

Καταλονία: Κοινή ανακοίνωση της CGT, της CNT και της Solidaridad Obrera

Οι υπογράφουσες οργανώσεις, που είναι ενεργές στο εθνικό έδαφος, συμμερίζονται την ίδια ανησυχία για την κατάσταση στην Καταλονία, την καταπίεση που ασκεί το κράτος, την απώλεια δικαιωμάτων και ελευθεριών που αυτό περιστέλλει και θα συνεχίσει να περιστέλλει και την άνοδο ενός εθνικισμού που εμφανίζεται και πάλι σε μεγάλο μέρος του κράτους.

Υποστηρίζουμε την απελευθέρωση, στην Καταλονία και παγκοσμίως, όλων εκείνων που εργάζονται.Σε αυτό το πλαίσιο, ίσως πρέπει να υπενθυμίσουμε ότι δεν καταλαβαίνουμε το δικαίωμα της αυτοδιάθεσης όπως γίνεται αντιληπτό από τα κόμματα και τις εθνικιστικές οργανώσεις, αλλά ως το δικαίωμα της αυτοδιαχείρισης της τάξης μας, σε μια δεδομένη περιοχή.
Με αυτό τον τρόπο, ο αυτοπροσδιορισμός περνάει περισσότερο μέσω του ελέγχου της παραγωγής και της κατανάλωσης από τους εργαζόμενους και μέσω μιας άμεσης δημοκρατίας που καθορίζεται σύμφωνα με τις αρχές του ομοσπονδιακού κράτους, από την ίδρυση ενός νέου συνόρου ή τη δημιουργία ενός νέου κράτους.

Ως διεθνιστές πιστεύουμε ότι η αλληλεγγύη μεταξύ των εργαζομένων δεν πρέπει να περιορίζεται στα σύνορα ενός κράτους, γι 'αυτό δεν έχει σημασία για μας πού βρίσκονται αυτά τα σύνορα.Αυτό που φαίνεται πραγματικά ανησυχητικό είναι η αντίδραση που βιώνει το υπόλοιπο κράτος, με την εξύμνηση ενός ταραγμένου «ισπανισμού», που θυμίζει το παρελθόν και ενθαρρύνεται από τα μέσα μαζικής ενημέρωσης και σύμφωνα με την αυταρχική απόκλιση της κυβέρνησης, από τη φυλάκιση προσώπων που έκαναν πράξεις ανυπακοής ή με την εφαρμογή του άρθρου 155 του Συντάγματος.Δεν μας ξεφεύγει το γεγονός ότι αυτή η εθνικιστική ώθηση θέτει τα θεμέλια για μελλοντικούς περιορισμούς των δικαιωμάτων και των ελευθεριών, έναντι των οποίων πρέπει να φρουρούμε τον εαυτό μας.Η επαίσχυντη ενότητα των αποκαλούμενων «δημοκρατικών δυνάμεων» στην δικαιολόγηση της καταστολής ανακοινώνει ένα σκοτεινό πανόραμα για όλους τους μελλοντικούς αντιφρονούντες.Φαίνεται ότι το καθεστώς μετά το Φράνκο, το οποίο μας κυβερνά ήδη σαράντα χρόνια,συσπειρώνει τις τάξεις του για να εξασφαλίσει τη συνέχεια του.

Το καθεστώς αυτό, το οποίο υπάρχει και εξακολουθεί να υφίσταται, τόσο στην Καταλονία όσο και στο υπόλοιπο ισπανικό κράτος, θεωρεί ότι διακυβεύεται η ίδια η επιβίωσή του. Δεχόμενο μεγάλη αμφισβήτηση και υφιστάμενομια βαθιά κρίση νομιμοποίησης, παρατηρεί με ανησυχία τη συσσώρευση ανοιχτών μετώπων μάχης.Η απειλή για την εδαφική ακεραιότητα του κράτους προστίθεται στα σκάνδαλα της διαφθοράς, στη δυσπιστία κατά της μοναρχίας, στην αμφισβήτηση των περιορισμών που εφαρμόζονται στον πληθυσμό, στη δυσαρέσκειας που οφείλεται στη εργασιακή δουλεία που οδήγησαν οι τελευταίες μεταρρυθμίσεις, στη μεγαλύτερη ηλικία συνταξιοδότησης, στις χαμηλότερες συντάξεις κλπ.Οι συνεχείς προσκλήσεις για υπεράσπιση του Συντάγματος πρέπει να νοηθούν ως μια προειδοποίηση για να τεθεί τέλος σε αυτή την πραγματική υπαρξιακή κρίση που πλήττει αυτό το κράτος.Ο κίνδυνος είναι ότι σε αυτή τη διαδικασία, οι καταπιεστικές συμπεριφορές, όπως αυτές που πρόσφατα έγιναν μάρτυρες σε πολλές καταλανικές πόλεις, αποτελούν τον κανόνα.Ή χειρότερα.

Φυσικά, δεν γνωρίζουμε ποια κατεύθυνση θα λάβουν τα γεγονότα.Οι οργανώσεις μας θα επικεντρώσουν την προσοχή τους σε αυτό που συμβαίνει, έτοιμες να υπερασπιστούν τα συμφέροντα των εργαζομένων.Θα αντιταχθούμε με όλη μας τη δύναμη στην καταστολή και στην διάδοση των ακροδεξιών συμπεριφορών, οι οποίες είναι ήδη αντιληπτές.Φυσικά, δεν θα χειραγωγηθούμε από τις στρατηγικές των πολιτικών κομμάτων των οποίων οι στόχοι είναι ξένοι για εμάς.Ταυτόχρονα, θα συνεχίσουμε να στηρίζουμε τις κινητοποιήσεις της εργατικής τάξης, όταν αποφασίσει ότι έφτασε τελικά η ώρα να απαλλαγούμε από τη δικτατορία των πολιτικών και οικονομικών ελίτ που για πολύ καιρό έχουν διαχειριστεί τον έλεγχο της επικράτειας για να εξυπηρετήσουν αποκλειστικά τα δικά τους συμφέροντα.Ως ταξικές, ελευθεριακές και αγωνιστικές συνδικαλιστικές οργανώσεις, θα είμαστε παρούσες στους δρόμους, στις κινητοποιήσεις, όπως έχουμε δείξει επανειλημμένα, κατά της καταστολής, των περιορισμών των δικαιωμάτων και των ελευθεριών και κατά της διαφθοράς.

Είναι πιθανό η κρίση στην Καταλονία να είναι το πραξικόπημα για ένα κρατικό μοντέλο που πεθαίνει.Το πού η αλλαγή αυτή κατευθύνεται με τον ένα ή τον άλλο τρόπο εξαρτάται από την ικανότητά μας, ως τάξη, να στρέψουμε αυτή τη διαδικασία προς την αντίθετη κατεύθυνση από την καταστολή και την άνοδο του εθνικισμού.Ας έχουμε εμπιστοσύνη για την επίτευξη ενός τελικού αποτελέσματος με περισσότερες ελευθερίες και δικαιώματα, όχι το αντίστροφο. Βάζουμε ψηλά τον πήχη.

Για τα δικαιώματα και τις ελευθερίες!

Ενάντια στην καταστολή των εργατικών τάξεων!

Confederación general del trabajo (CGT),
Solidaridad obrera,
Confederación nacional del trabajo (CNT)

https://florealanar.wordpress.com/2017/10/30/communique...ogne/

Η μετάφραση είναι από την ραδιοφωνική εκπομπή "Τα λεωφορεία του κόσμου" που μεταδιδεται καθε Τρίτη και Πέμπτη 11.30 από τις Ραδιοζώνες Ανατρεπτικής Έκφρασης 93.8FM

italia / svizzera / antifascismo / cronaca Saturday November 04, 2017 00:40 byBarrie

Il 28 ottobre oltre 200 manifestanti antifascisti ed antinazisti hanno bloccato con successo i cancelli di accesso al parlamento a Wellington, in opposizione ad una provocazione dei fascisti e della destra radicale. Questi ultimi avevano minacciato di marciare verso il parlamento ed erano stati ufficialmente autorizzati a farlo.

Nuova Zelanda, Wellington: manifestazione antinazista
Il 28 ottobre oltre 200 manifestanti antifascisti ed antinazisti hanno bloccato con successo i cancelli di accesso al parlamento a Wellington, in opposizione ad una provocazione dei fascisti e della destra radicale. Questi ultimi avevano minacciato di marciare verso il parlamento ed erano stati ufficialmente autorizzati a farlo.

Gli antifascisti sono arrivati prima di loro e si sono radunati fuori dei cancelli principali. Dopo 30 minuti la partecipazione era cresciuta e diversi attivisti e rappresentanti dei gruppi coinvolti hanno tenuto dei comizi. Tra questi Teanau Tuiono delle Pantere Polinesiane, Golriz Ghahraman che è un neo-deputato ed il primo profugo giunto in Nuova Zelanda ad essere eletto al Parlamento, Arama Rata, portavoce Māori della Coalizione per i diritti dei migranti e dei profughi e Karam Shaar, uno studente siriano profugo.
Mentre si susseguivano i comizi e non si vedeva ombra di fascisti, sembrava quasi che questi avessero rinunciato alla loro marcia. Cosa che si sarebbe rivelata la scelta migliore per loro. Alla fine alcuni di loro sono apparsi alla fermata degli autobus lì vicina. Vedendosi inferiori di numero, hanno cercato di entrare da un cancello laterale. Anticipando tale mossa un piccolo gruppo di anarchici è uscito dal raduno, hanno raggiunto per primi il cancello chiudendolo dietro di loro prima che arrivassero i fascisti. Con l'arrivo di altri fascisti, altri militanti del raduno si sono posizionati sopra il muretto vicino al cancello per affrontare i nazisti. Ci sono stati scontri di bassa intensità, ma la presenza di un poliziotto in borghese che accompagnava i nazisti ed il rapido arrivo di polizia in uniforme ha portato a scontri più che altro verbali, in cui si sono distinti gli eminenti contributi intellettuali del veterano nazista Colin King-Ansell (https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_King-Ansell ) e del Fuhrer di Masterton, Vaughan Tocker (https://thedailyblog.co.nz/2015/12/07/exclusive-derange...pose/.)
Dopo pochi minuti, i fascisti -non più scortati dalla polizia- sono stati costretti dalla folla ad allontanarsi dal Parlamento per spostarsi verso la Stazione Centrale di Wellington, a circa 100 metri di distanza. Una risata collettiva è scoppiata quando i fascisti sono passati sulle strisce pedonali ed un anarchico li ha apostrofati gridando loro:"Ehi, non dimenticate di stare solo sulle strisce bianche". A questo punto i fascisti in stile classico di Ansell, Tocker ed altri sono stati raggiunti da 6 giovinastri di Alt-Right. Che mostravano un taglio di capelli alla Richard Spencer (https://en.wikipedia.org/wiki/Richard_B._Spencer) ed un abbigliamento più in stile moderno alla Hugo Boss che quello classico (https://en.wikipedia.org/wiki/Hugo_Boss). Sono stati tutti inseguiti fino ai treni che dovevano prendere.
Dieci minuti dopo, i pochi fascisti rimasti sono stati scortati in un'altra direzione. Prima di diradarsi gradualmente, la folla ha festeggiato un'azione ben fatta, avendo messo in pratica il vecchio slogan antifascista "No pasaran".
Insomma, è stato un successo completo. I fascisti avevano un permesso per tenere un comizio davanti al Parlamento ma non sono riusciti a farlo. Erano inferiori di numero per 10 a 1, avevano evidenti problemi di coordinamento, non sono riusciti a mantenere quella facciata "rassicurante" con cui avevano inizialmente cercato di presentarsi ai media e non sono riusciti a fare la loro iniziativa in nessun modo. Alla luce di ciò, pare che nell'estrema destra neo-zelandese ci sia ora un po' di scompiglio in cui ci resterà se la pressione contro di loro avrà un seguito.
Barrie / AWSM (Aotearoa Workers Solidarity Movement)
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)
Link esterno: http://www.awsm.nz/2017/11/02/wellington-anti-nazi-demo...port/

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