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italia / svizzera / repressione / prigionieri / documento politico Thursday January 04, 2018 03:03 byAcción Socialista Libertaria

In questi giorni di dicembre la gente si riunisce spontaneamente nelle strade del centro di La Plata e nei quartieri di Buenos Aires. La gente sta prendendo le strade contro il governo e in segno di protesta contro un'altra ondata di attacchi ai benefici sociali. Momenti come questi ci riportano in flashback ai giorni di dicembre 2001, l'anno della ribellione popolare che sorse sulla scia del crollo finanziario che scosse l'Argentina. Quello fu l'anno in cui la gente, le masse, lottavano per le strade, impadronendosi delle fabbriche e organizzando assemblee di quartiere contro molti degli effetti diretti dell'imperialismo, dello Stato e del sistema capitalista: il loro governo, le imposizioni del FMI (Fondo monetario internazionale) e i loro cosiddetti "rappresentanti" in diverse istituzioni. [English]


“¡Que Se Vayan Todos!” – una nuova rivolta in Argentina?


by Acción Socialista Libertaria



In questi giorni di dicembre la gente si riunisce spontaneamente nelle strade del centro di La Plata e nei quartieri di Buenos Aires. La gente sta prendendo le strade contro il governo e in segno di protesta contro un'altra ondata di attacchi ai benefici sociali. Momenti come questi ci riportano in flashback ai giorni di dicembre 2001, l'anno della ribellione popolare che sorse sulla scia del crollo finanziario che scosse l'Argentina. Quello fu l'anno in cui la gente, le masse, lottavano per le strade, impadronendosi delle fabbriche e organizzando assemblee di quartiere contro molti degli effetti diretti dell'imperialismo, dello Stato e del sistema capitalista: il loro governo, le imposizioni del FMI (Fondo monetario internazionale) e i loro cosiddetti "rappresentanti" in diverse istituzioni.

Dalla formazione della coalizione di destra Cambiemos nel 2015, che ha sostenuto con successo l'imprenditore argentino Mauricio Macri nelle elezioni presidenziali, l'idea del paese "risalente agli anni '90 "(un periodo di riforme neoliberali) è diventata comune nei dibattiti politici, e ancora una volta, lo spettro del 2001 sta ossessionando l'Argentina.

Prima della rivolta


Molti mesi sono passati da allora e mentre la miseria e la repressione lentamente ma continuamente hanno continuato a crescere, molti di noi si chiedevano se una cosa del genere potesse effettivamente aver luogo, o almeno, se il popolo avrebbe effettivamente reagito contro queste misure. Il clima sembrava ancora più contraddittorio quando le strade erano piene di proteste contro le misure del governo, contro la repressione del popolo Mapuche e per le rivendicazioni di giustizia per Santiago Maldonado ma piene anche di denunce di settori coinvolti nella protesta, in particolare organizzazioni anarchiche locali e individualità agenti come "infiltrati" perché erano più propensi a usare la violenza contro lo Stato e le sue forze (a volte in situazioni favorevoli, a volte sfavorevoli). Nel frattempo il presidente Macri ha vinto le elezioni nazionali di medio termine della legislatura, rafforzando simbolicamente la sua coalizione come maggioranza legittimata. Ora è arrivato il momento della resistenza popolare, o almeno questa è stata la nostra impressione nei giorni scorsi.

“Non permetteremo un'altra Amburgo”


Mercoledì 13 dicembre, durante le proteste contro la XI Conferenza ministeriale del WTO che si è tenuta a Buenos Aires, abbiamo visto la prima grande repressione del periodo Cambiemos. In passato abbiamo avuto repressioni contro le proteste, ma erano per lo più localizzate contro particolari settori del movimento e di solito si svolgevano dopo la fine delle manifestazioni quando la folla si stava disgregando. Il metodo utilizzato era quello di inviare la polizia per colpire e arrestare persone a caso con alcune istanze che resistevano agli attacchi. Il 13 abbiamo visto centinaia di forze repressive pronte a respingere qualsiasi tipo di manifestazione popolare ricorrendo a molte altre misure, come l'uso di deportazioni e la censura, pensate per fermare qualsiasi tipo di resistenza. Questo è stato il modo del governo di inviare un messaggio internazionale per il vertice del G20 del prossimo anno: "Non permetteremo un'altra Amburgo"

Lo stesso dispiegamento militare si è visto il giorno 14 dicembre, mentre era in corso una seduta straordinaria della camera bassa del Congresso per discutere e votare una "riforma provvisoria", una misura di austerità diretta a colpire il sistema pensionistico, su suggerimento del FMI.

Le riforme neoliberiste di Macri


Questa "riforma provvisoria" è solo un altro nome di fantasia per farci lavorare fino a 70 anni, rendendo ancora più difficile il pensionamento e riducendo l'assegno pensionistico che le persone riceveranno. La legislazione "modifica la formula utilizzata per calcolare i benefici collegandoli ai prezzi al consumo invece che alle entrate fiscali e agli aumenti salariali" ed apre le porte a un processo che distruggerebbe l'attuale programma, imperfetto ma sostenibile, di sicurezza sociale. Questa legge non è l'unica riforma strutturale che Cambiemos e Macri vogliono imporre alle persone ma fa parte di un "pacchetto di riforme (neoliberiste)" che spinge verso un modello di libero mercato per l'assistenza sanitaria, i diritti dei lavoratori e l'istruzione e cambierebbe significativamente il modo in cui le classi oppresse vivono oggi.

Stato d'assedio per le strade


Tuttavia, la sessione del 14 dicembre è stata sospesa in quanto la repressione aveva raggiunto una tale brutalità che nemmeno i mass media egemonici potevano nasconderlo. Le strade del centro di Buenos Aires sembravano in stato d'assedio con persone colpite da armi da fuoco, pensionati attaccati e molti feriti. Persino i membri del Congresso sono stati gassati di fronte alle telecamere, dopo che la sessione parlamentare era stata sospesa, mentre le persone continuavano a uscire di casa per sfidare le forze repressive dello Stato.

Dopo tutta questa repressione, il governo ha annunciato un'altra sessione straordinaria per lunedì 18 dicembre con continue minacce di eludere il congresso attraverso l'uso di un decreto di urgenza e necessità, un ordine esecutivo per circostanze speciali consentite dalla Costituzione. Ma questa volta abbiamo potuto vedere che le forze sociali erano ancora più preparate a resistere - scagliando pietre sulla polizia e senza paura delle raffiche di gas lacrimogeni e dei proiettili di gomma. Non importa quanto la polizia abbia attaccato, i manifestanti si sarebbero ricompattati ancora e ancora, rifiutando di disperdersi e di abbandonare le strade. I media hanno dovuto ripetere costantemente che c'era un gruppo di cosiddetti "violenti" isolati dai "veri manifestanti", col compito di attaccare la polizia per rendersi credibili. Ma questa divisione non esisteva in quanto le immagini mostravano centinaia di manifestanti che resistevano agli attacchi della polizia con bastoni e pietre e qualsiasi cosa trovassero. La repressione è durata ore ed ore ancora una volta e le persone hanno lasciato le strade nel pomeriggio, ma sono riapparse di nuovo durante la notte, questa volta però spontaneamente e non solo a Buenos Aires, ma in molte città in tutto il paese. Si trattava di un nuovo "cacelorazo", una forma di manifestazione caratterizzata da colpi su pentole e padelle che divenne popolare durante il collasso economico del 2001 in Argentina.


Una nuova unità, un nuovo cacerolazo


Il dibattito in congresso è durato tutta la notte e dopo molti scontri, rigidi voti e prese di posizione, la misura è stata approvata. Ma i movimenti sociali e le forze popolari non si sono arrese. Attraverso questo processo di intenso conflitto sociale abbiamo visto un chiaro progresso nella coscienza radicale del popolo e, almeno momentaneamente, disposto a confrontarsi direttamente con le forze dello Stato. Allo stesso tempo, vediamo una maggiore unità attraverso le linee politiche e sociali e, come dicono i compagni: "Quando lanci pietre contro i poliziotti, nessuno ti chiede se sei anarchico, trotzkysta o altro." Questa è l'unità nella lotta che dobbiamo costruire tra gli oppressi. La repressione non ci ha fermato ed il voto del congresso e di altre istituzioni statali non ci fermerà neanche. Ecco perché, nuovi cacerolazos sono in corso nelle città di tutto il paese. Ed è per questo che gridiamo ancora una volta: "¡Que se vayan todos!"
Acción Socialista Libertaria
(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

italia / svizzera / repressione / prigionieri / comunicato stampa Wednesday January 03, 2018 00:08 byAcción Socialista Libertaria

Il 27 dicembre, è stato reso pubblico con mezzi ufficiali un rapporto di 180 pagine intitolato RAM, preparato dal Ministero della Sicurezza della Nazione in collaborazione con i governi provinciali di Río Negro, Neuquén e Chubut, dove si torna nuovamente a criminalizzare, demonizzare e perseguitare ancora una volta i mapuche che si organizzano e resistono; ma anche i militanti sociali, la sinistra e l'anarchismo. [Castellano] [English]


COMUNICATO SUL DOSSIER INTITOLATO "RAM":
TERRORISTA E' LO STATO


Il 27 dicembre, è stato reso pubblico con mezzi ufficiali un rapporto di 180 pagine intitolato RAM, preparato dal Ministero della Sicurezza della Nazione in collaborazione con i governi provinciali di Río Negro, Neuquén e Chubut, dove si torna nuovamente a criminalizzare, demonizzare e perseguitare ancora una volta i mapuche che si organizzano e resistono; ma anche i militanti sociali, la sinistra e l'anarchismo.

Attraverso caratterizzazioni intenzionalmente infondate e basate su elementi di indagini giudiziarie che non sono state ancora chiuse ma che sono state presentate come prova di "violenza e pericolo" del gruppo RAM (Resistenza Ancestrale Mapuche), l'impresentabile fascista ministra Bullrich dichiara che il cosiddetto RAM è "un movimento che promuove la lotta insurrezionale e che non riconosce lo stato argentino né la legislazione delle province". Questo rapporto collega anche diversi gruppi come se avessero un qualche tipo di relazione e come se, a priori, avessero commesso un crimine quando le loro uniche azioni erano la solidarietà di fronte alla brutale repressione delle comunità Mapuche che aveva già lasciato un bilancio di 2 morti: Santiago Maldonado e Rafael Nahuel.

Nel Rapporto di riferimento, vengono collegati 96 casi dal 2010 in poi, tutti ancora aperti o addirittura chiusi per mancanza di merito, con varie mobilitazioni popolari e attività pubbliche, come se fossero state sviluppate nell'ambito di azione di un gruppo chiamato RAM; mescolando confusamente organizzazioni politiche anarchiche e mezzi di comunicazione alternativi. Montature giudiziarie come queste guidate dallo Stato si sono già viste in Brasile, Spagna e Cile verso settori libertari e altri settori di lotta.

Lo Stato, ancora una volta, cerca di demonizzare e dividere diversi movimenti popolari, con l'obiettivo di creare un nemico interno, un capro espiatorio che giustifichi il vertiginoso aumento della repressione contro la protesta sociale prima delle misure permanenti anti-popolari che esso prepara. Si cerca di far passare che la critica e l'organizzarsi contro gli omicidi ingiusti sia in sé, un atto criminale. Sembra che la solidarietà con il movimento curdo, che affronta il peggio dell'ISIS, implichi il terrorismo. Si vuole creare un senso comune per cui coloro che combattono per il proprio lavoro o per l'istruzione, o in solidarietà per i diritti di tutti, sono criminali.

Allo stesso tempo, si sta cercando di infangare l'immagine del popolo Mapuche, il rapporto li accusa di essere "etno-nazionalisti" per combattere lo storico colonialismo che gli stati argentini e cileni hanno scatenato sui popoli indigeni nelle campagne di sterminio e nell'espropriazione del territorio che poi danno senza riguardo ai potenti uomini d'affari e ai grandi capitali internazionali, scommettendo sulla diffusione della confusione e contribuendo a rafforzare il razzismo ancora in vigore.

Rifiutiamo, in tutti i sensi, le accuse infondate e maliziose del ministero della Sicurezza e dei governi provinciali di Chubut, Neuquén e Rio Nero e simpatizziamo con le organizzazioni e le persone provenienti di diversi strati popolari di cui sopra. Questo dossier e la sua intenzionalità politica è il nuovo trucco di cambiamento del governo di fronte alle grandi e commosse manifestazioni per la scomparsa di Santiago Maldonado, alla richiesta di giustizia per l'assassinio di Rafael Nahuel e per la legittima difesa esercitata in questo caldo dicembre per le strade dai lavoratori più vulnerabili: i pensionati e le donne che ricevono l'Indennità Universale per i figli, e che hanno visto almeno 4 attivisti popolari perdere la vista da un occhio. Dov'è il confronto? Ci riportano al passato perché non sanno come affrontare l'organizzazione dignitosa e il rifiuto dei popoli che, a poco a poco, cominciano a dire Basta! per frenare le politiche di aggiustamento. Il piano repressivo va di pari passo con il pacchetto di Riforma e la riduzione della forza lavoro che vogliono installare nella regione dell'America Latina.

Il Ministero della Sicurezza ha deciso di formare una commissione e un comando operativo congiunto, composto da forze federali e provinciali di Chubut, Rio Negro e Neuquen dove promettono anche di usare il sistema giudiziario per condannare prima che ci sia un'indagine (come è in effetti previsto dal "Report"), o il doppio processo incostituzionale come nel caso di Facundo Jones Huala, ma approvato dai media. Il dato di colore sul Rapporto è che in esso appare come una prova della violenza usata dalla RAM, il taglio fatto il 1 ° agosto per la libertà di Facundo, una foto in cui si vede espressamente Santiago Maldonado, che fu poi ucciso dalla repressione brutale di 130 gendarmi contro 10 compagni. Appaiono anche come prova, strumenti di lavoro come seghe, cacciaviti, pietre, una sporca presa in giro.

CHI VIENE CRIMINALIZZATO

L'elenco di persone e organizzazioni direttamente o indirettamente coinvolte nella RAM è lungo e noioso, oltraggioso perché ogni giorno usiamo le nostre forze per costruire un mondo dove non ci siano più l'ingiustizia patriarcale, razzista, capitalista e estrattiva da parte delle comunità originarie come delle organizzazioni dei piqueteros, dei sindacati, delle organizzazioni femministe, dei diritti umani, sindacali e sociali. A tutti i combattenti popolari offriamo la nostra solidarietà per la demonizzazione fatta dal governo di Cambiemos e chiediamo alle organizzazioni sociali di ripudiare e fermare questo scenario miserabile che ci stanno preparando.

A titolo informativo, rendiamo noti coloro che compaiono nel dossier del Ministero della Sicurezza:
https://www.scribd.com/document/367977358/RAM-Informe-conjunto-realizado-entre-el-Ministerio-de-Seguridad-de-la-Nacion-y-los-Gobiernos-de-las-Provincias-de-Rio-Negro-Neuquen-y-Chubut#fullscreen&from_embed
-Persone che appaiono come sostenitori della RAM: Moira Millán (Donne Indigene per il Buen Vivir- Comunidad Pillan Mahuiza); Facundo Jones Huala (Pu Lof en Resistencia Cushamen)
-Organizzazioni/mezzi di comunicazione che compaiono come collegati alla RAM:
Federación Libertaria Argentina; Colectivo Anarquista Regional La Plata; Acción Socialista Libertaria; IRPGF (Fuerza Guerrillera Popular Revolucionaria Internacional)-Siria-; Kurdistán América Latina(Portal de noticias)
-Organizzazioni/mezzi di comunicazione che compaiono come collegati alla RAM per aver dimostrato solidarietà col popolo curdo in lotta per la sua autodeterminazione:
FM 99.5 Programa Zumba La Turba, (RNMA); Editorial Sudestada; El Churqui, centro cultural, Moreno; Convergencia Socialista; Federación Anarquista de Rosario
-Organizzazioni che compaiono come direttamente collegate alla RAM in quanto presunti finanziatori:
ATE Neuquen; IPES(Instituto de Promoción de Derechos Sociales)
-Organizzazioni che compaiono come direttamente collegate alla RAM, per presunto sostegno militare:
FARC-Colombia-

E una lista vergognosa di almeno 20 persone, alcune semplicemente per identificazione della polizia, altre da arresti in manifestazioni o fatti arbitrariamente, vengono presentate dal Ministero della Sicurezza come membri delle azioni della RAM.

A Patricia Bullrich (Ministro della sicurezza), al governo di Mauricio Macri e ai governi provinciali di Mariano Arcioni (Chubut), Omar Gutierrez (Neuquén) e Alberto Weretilneck (Río Negro), li riteniamo responsabili di intimidazioni, minacce e qualsiasi pericolo che scatenano esponendoci alle loro forze repressive.

Basta con le montature!
Libertà per Facundo Jones Huala!
Giustizia per Santiago Maldonado e Rafael Nahuel!
Avanti con la lotta!

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria-Ufficio Relazioni Internazionali)

FIRMAS

Acción Socialista Libertaria
Antena Negra
Confederación Sindical Solidaridad Obrera (España)
CORREPI (Coordinadora contra la represión policial e institucional)
Corriente Popular Juana Azurduy
Corriente Surcos
ESPACIO POLÍTICO CULTURAL EL CHURQUI *Agrupación Víctor Choque (ATE)/ Agrupación Docente La Bordó (SUTEBA)/ Frente Social y Político La Brecha/ Poder Popular- Corriente de Izquierda
Federación Anarquista de Rosario
Feministas Libertarias de Insurgente de Olavarría
Frente Social y Político La Brecha:
(Colectivo desde el Pie (en La Brecha)
Corriente Social y Política Marabunta
Frente de Organizaciones en Lucha (FOL)
Hagamos lo Imposible)
Frente Popular Darío Santillán (FPDS)
Frente Popular Darío Santillán Corriente Nacional (FPDS-CN)
Izquierda Latinoamericana Socialista
José Luis Carretero (docente universitario, España)
La Cultura del Barrio
Moira Ivana Millan (Comunidad Pillan Mahuiza)
MTD Aníbal Verón
Mujeres Originarias por el Buen Vivir
MULCS (Movimiento por la unidad latinoamericana y el cambio social)
OAC (Organización anarquista de Córdoba)
Organización Política La Caldera
Organización Político Social SUBVERSIÓN
Paloma Negra-Publicación anarquista y feminista
Poder Popular- Corriente de Izquierda
Venceremos- Partido de trabajadorxs

ADHESIONES

Agrupación Che Docente (Pte. Perón- San Vicente)
Agrupación de Estatales Luisa Lallana en ATE
Agrupación Docente desde la Clase en SUTEBA San Isidro
Agrupación Docente Fuentealba- Lomás de Zamora
Agrupación Docente La Naranja- Esteban Echeverría
Agrupación Docente La Verde de Brown
Agrupación Docentes Colectivo Unite- Lista Granate
Agrupación estudiantil El Agite en la Universidad de Moreno
Agrupación Granate- SUTEBA Bahía Blanca
Agrupación Resistencia Colectiva- San Martín/Tres de Febrero
APDH Rosario
Asamblea Ácrata
Asamblea Centenario Libre de Fracking
Asamblea La Voz de la Mujer y la Diversidad
Asamblea Socioambiental Catriel
Asambleas del Pueblo
Asociación Civil Moreno por la Memoria
Asociación de ex detenidos desaparecidos (AEDD)
ASPueL- Asamblea en Solidaridad con los Pueblos en Lucha (Neuquén)
ATE CONICET
ATE desde abajo
ATE Seccional Rosario
ATE UNCo
Bachillerato Popular Carlos Fuentealba
Bachillerato Popular El Cañón
Bachillerato Popular Independencia
Biblioteca Popular José Ingenieros
Campaña en defensa de la Salud, la educación y las obras públicas y en contra de la precarización- Lomas de Zamora
Campaña Nacional contra la violencia hacia las mujeres
CADH-Comisión Antirrepresiva y por los DDHH
CCRS (Corriente Clasista René Salamanca)
Centro Cultural Ambiental y Deportivo Galpón 3 de Gonzalez Catán
Centro Cultural Casa Del Pueblo
Centro Cultural El Hormiguero, Moreno
Centro Cultural La Chispa
Centro Cultural Las Catonas, Moreno
Centro por los DDHH hermanos Zaragoza
Ceip Histórica (CEIPH)
Cienfuegos OP- La Emergente- Democracia Socialista
Colectivo Ácrata de la Costa
Colectivo Andamio Libertario de Concepción del Uruguay (Entre Ríos)
Colectivo de trabajadores/as de la educación El Bondi-Lista Amarilla (La Plata)
Colectivo La Minga
CLT (Colectivo Libertario de Traslasierra)- Córdoba
Colectivo Libertario Gualeguaychú
Colectivo Octubre Callejero
Colectivo Subversiones
Comisión interna de SYNTHON (en el SPIQyP)
Comisión de Solidaridad y Resistencia
Comisión por la Memoria de la Verdad y la Justicia de Gral Madariaga
Comisión Santiago Maldonado Barcelona
Comité de Mujeres en Solidaridad con Kurdistán
Comité de solidaridad por Santiago Maldonado
Comité por la Liberación de los Presos Indígenas
Comunidad Mapuche Urbana Pillan Manke de la ciudad de Olavarría
Comunismo Revolucionario
Consejería Pre y Post Aborto Kimelu-Zona Sur
Convergencia Socialista de Combate
Convergencia Socialista La Verdad
Conurbanas
Corriente Político Sindical Rompiendo Cadenas
CPS 29 de Mayo (Confluencia político social)
Derrocando a Roca
Docentes de Base (Gral. Rodríguez)
Docentes en lucha
El Andén, Centro para la Creación Social y Contracultural de Cipoletti
Encuentro Colectivo (Luján)
Encuentro Colectivo Docente de la Provincia de Buenos Aires
ENPCS- Encuentro de Prácticas Comunitarias en Salud
Escuela de Educación Popular Berta Cáceres, Tucumán
Escuela x Escuela- Merlo
Espacio Libertario de Paraná (Entre Ríos)
Espacio Social Anarquista de Córdoba
Federación Libertaria Argentina (FLA)
Federación de Organizaciones de Base (FOB)
Feria Popular de Guaymallén. Mendoza
FAVRE- Familiares y Amigos de Víctimas de la Represión Estatal de Neuquén y Río Negro
HIJOS Bariloche
Insumisas, contra el patriarcado y el capitalismo
Insurgente Espacio Autogestivo de Olavarría
Irma Caupan Perriot- Mujeres Originarias por el Buen Vivir Bs As
Izquierda Latinoamericana
José Antonio Gutierrez (Investigador, Irlanda)
Jóvenes Científicos Precarizados (JCP)
Juanito Laguna, Corriente Artístico Libertaria
Junta interna Ate Infraestructura
Juventud Insurgente
Juventud Guevarista
Juventud Libertaria
Kuruf Editorial. Río Negro-Neuquén
La Bordó- Moreno
La Comuna de estudiantes del 41
La feria del Fin del Mundo
La Fossati Matanza
La Fuente espacio cultural
La Naranja- Avellaneda
La Raymundo Agrupación Estudiantil
La Toma , Centro cultural y comunitario (Lomas de Zamora)
La Unión del Pueblo
Leonardo Lopez- Delegado Suteba La Matanza
Liga Argentina por los Derechos del Hombre
Lista Marrón- Florencio Varela
Lista roja y Negra en SUTEBA Escobar
Luis Romero, werken del Lof Mapuche Felipin- Neuquén
Matanza Viva
Movimiento No matarás
Movimiento Solidario Vida Digna (Chile)
Movimiento Universitario de Izquierda (MUI)
MTR Bariloche (Movimiento Territorio Rebelde)
Mujeres Ferroviarias independientes
Multisectorial contra la Represión Bariloche
Multisectorial La Plata Berisso Ensenada
Ñanderoga Nuestra Casa
OIME Estudiantil, Universidad Nacional de Moreno
Oscar Cianio -Voces de los Muros
Pablo Bergel (Ex legislador CABA)
Partido Comunista de los Trabajadores (PCT)
Partido Obrero- Almirante Brown
Patria Grande Moreno
Patria Grande Regional Oeste
POR
Reagrupamiento hacia el PST
Salvador López Arnal (Profesor de matemáticas- Barcelona, España)
Sociedad de resistencia La Plata
Sociedad de Resistencia de Oficios Varios de Lomas de Zamora (FORA)
Sutepa- PAMI
Taller de Autodefensa Feminista Assata Shakur
Trabajadorxs de Patronato de Liberados en Lucha
Tribuna Docente
UJS Brown
Universidad desde Abajo (UniDA)
Vecinos Autoconvocados contra la Ceamse y el Care de Gonzalez Catán
Virginia Bolten Sociedad de resistencia
Ya Basta-Nuevo MAS
Ya Basta en el 41

italia / svizzera / lotte sul territorio / documento politico Tuesday January 02, 2018 18:55 byEmbat

analisi d’Embat, Organització Llibertària de Catalunya, sulle elezioni del Parlament de Catalunya del 21 dicembre. [Catalá] [Castellano]


Continuismo o rottura. Sulle elezioni del 21 dicembre



1.- Nonostante le voci che hanno tentato di porre fine al cosiddetto processo di sovranità, la sua forza numerica, il suo livello cumulativo e il suo peso nella società, così come la sua capacità di confronto, sono in costante aumento. La mobilitazione delle folle sostenuta e in aumento per alcune settimane è stata in grado di imporre la realizzazione di un referendum illegale l'1 ottobre (cosa mai vista nelle società occidentali), un massiccio sciopero generale del 3 ottobre e una prova generale di controllo territoriale con lo sciopero dei tagli delle rotte di trasporto del giorno 8 novembre. Non esiste altra società europea che al momento abbia commissioni di base e gruppi di cittadini auto-organizzati a favore della Repubblica e contro il governo del loro Stato in tutti i quartieri delle città fino all'ultimo angolo della Catalogna. La pressione popolare ha imposto la proclamazione unilaterale della Repubblica.

2.- Contro questo lo Stato ha risposto con l'applicazione dell'articolo 155: la pura e semplice repressione, con i prigionieri politici e con l'indizione delle elezioni del 21 dicembre. Lo Stato le ha concepite in modo plebiscitario e ha sollecitato la mobilitazione dei suoi sostenitori nel tentativo di sconvolgere le forze indipendentiste attraverso la repressione, la giudizializzazione della politica, l'intervento delle istituzioni e i messaggi di scoraggiamento attraverso i media. In breve, l'indipendentismo è giunto alle elezioni su posizioni difensive. Un altro handicap per l'indipendenza, a priori, era la divisione visibile tra i due partiti che guidavano il blocco sovranista.

Nonostante ciò, l’indipendentismo ha conseguito un successo di voti.

3.- A causa del carattere plebiscitario di queste elezioni, la corrente unionista in Catalogna si è raccolta intorno alla lista dei Ciutadans (sebbene con qualche resistenza da parte del PSC). L'unionismo ha serrato le fila in un "no all'indipendenza" alla ricerca di referenti di unità tra gli spagnoli o basati sull'identità ispanica. Va notato che il voto per i Ciutadans è anche un rifiuto verso il Partito Popolare ed è percepito dai suoi elettori non come un voto di estrema destra ma come un voto per un partito liberale, centrista, moderno, anti-casta ... che differisce dai modi di fare del PP. D'altro canto, i Ciutadans si sono dichiarati fermamente contrari all'indipendenza e talvolta hanno superato lo stesso PP a destra. Questo senza ignorare un possibile voto utile sulla lista che si presumeva vincitrice. In ogni caso, se lo Stato continua ad applicare la repressione senza misura (come sembra essere disposto a fare con le nuove accuse) può erodere questa vittoria.

I Ciutadans basano la loro forza elettorale su una parte della società catalana essenzialmente di lingua spagnola, legata alle loro origini familiari e culturali in altre regioni della Spagna e - cosa importante da sottolineare - lettori dei media spagnoli che in queste settimane hanno bombardato con la festa arancione.

Questo settore della popolazione ha un problema comune a tutte le cinture metropolitane in Europa, minacciate dal populismo di destra. Sono i quartieri più svantaggiati che cadono nell'orbita ideologica o socioculturale del settore più reazionario della nostra società e non quelli della classe media lavoratrice e professionale (molto meno nella sinistra rivoluzionaria). Non è la stessa cosa essere nati e cresciuti in famiglie e quartieri che apprezzano la cultura, che sono interessati alle associazioni o alla cultura popolare, che sono interessati alla politica, che sono linguisticamente diversi, rispetto a chi nasce e cresce sia in quelle famiglie che cercano solo di sopravvivere, sia in quelle che hanno già attraversato questo stadio e ora godono di una posizione salariale con un certo potere d'acquisto o che cercano di salire all'ascensore sociale dell '"imprenditorialità", così caratteristico del nostro tempo, che bevono dalla cultura delle masse del capitalismo.

È necessario capire che questa parte della popolazione ha - in generale - un'idea non solo della questione nazionale, ma anche delle questioni sociali, dei diritti civili, del femminismo, ecc. questo la colloca negli antipodi del movimento popolare quando la sua base sociale dovrebbe esserne parte.

4.- Da parte del movimento popolare della Catalogna, è estremamente necessario porre l'accento sul conflitto politico tra la Catalogna e la Spagna nelle politiche sociali. Questo non significa rinunciare alla questione nazionale, se non lavorando in parallelo. È vitale una costruzione simultanea per risolvere i problemi materiali della sepoltura dello Stato spagnolo e della logica repubblicana di cercare un paese migliore per la sua gente. I militanti rivoluzionari devono essere coinvolti nei sindacati, nelle associazioni di quartiere, nelle case collettive, nella rivitalizzazione delle ondate di mobilitazione, ecc. essere in contatto con la popolazione più colpita dalla crisi. Si devono avanzare alcune richieste che si scontrino con lo status quo sociale, forse a partire dalle misure sociali abrogate dal Tribunale Costituzionale o che ci difendano dall'attacco contro la scuola pubblica catalana.

Crediamo che l'indipendentismo debba abbandonare il tono vittimistico e smettere di crearsi un'identità sulla base della superiorità morale in quanto sono atteggiamenti alienanti verso le classi meno favorite. Un catalanismo escludente non fa che lasciare ampi settori della popolazione al di fuori del quadro ideologico dell'indipendenza, lasciando terreno abbondante per l'unionismo.

In breve, dobbiamo rafforzare e consolidare tutte quelle strutture incipienti di Popolo Forte degne di essere preparate per espandere la nostra base sociale indirizzandosi verso le classi popolari con un chiaro messaggio: la disgregazione e la creazione di una nuova società è vitale per avere una vita migliore.

(traduzione a cura di Alternativa Libertaria/fdca - Ufficio Relazioni Internazionali)

Link esterno: http://embat.info/continuisme-o-ruptura-sobre-les-elecc...-21d/

internacional / economia / opinião / análise Tuesday January 02, 2018 07:37 byBrunoL and Ricardo Camera

É público e notório que este avanço histórico do saber humano iniciou na incubação estratégica dos investimentos do governo dos Estados Unidos em suas agências de pesquisa, não se tratando, portanto, de uma mera questão de mercado. É disso que se trata este artigo.

1º de janeiro de 2018, por Ricardo J. Camera & Bruno Lima Rocha
1 O VIAJANTE
A questão a ser posta neste artigo é, antes de tudo, o próprio título. Voyager-1 é o nome dado à sonda espacial lançada pela NASA em 1977, com o objetivo de averiguar Júpiter, Saturno e suas luas. No momento, Voyager-1 é o dispositivo da civilização humana mais distante do planeta Terra, nos confins do Sistema Solar, avançando para o espaço profundo e desconhecido. É público e notório que este avanço histórico do saber humano iniciou na incubação estratégica dos investimentos do governo dos Estados Unidos em suas agências de pesquisa, não se tratando, portanto, de uma mera questão de mercado. É disso que se trata este artigo. A geopolítica da Guerra Fria como divisor de águas na tecnologia, e suas derivações para o período imediatamente posterior à debacle da extinta União Soviética (URSS).
1.3 - O LIBERAL
Ora, o chamado neoliberalismo - como clamou o ministro da Fazenda Henrique Meirelles , titular da economia no governo Temer e presidente do Banco Central nos dois governos de Lula - seria a razão única do desenvolvimento tecnológico das potências mundiais? Por hora, é de suma importância logo afirmar que o neoliberalismo econômico, ou liberalismo neoclássico, cujos pressupostos costumam ser expostos na mídia convencional, é uma teoria cujos próprios autores admitem não haver necessidade de verificação empírica - como afirmou Milton Friedman (“porque meus modelos são racionais?” perguntava o professor de Chicago. Ele mesmo respondia “porque digo que são”) - e que sua coerência interna já é (seria, indutivamente) suficiente para conferir validade à tese . Tal tese (metafísica), todos já conhecem bem, ou vivem na prática suas mazelas, na medida em que o primeiro resultado socialmente verificável do liberalismo revivido a partir de 1973, é a naturalização e inércia ante as massas empobrecidas. Nesta visão, todos são supostamente iguais perante a lei (mesmo quando a lei garante direitos de herança e não tem nenhuma instituição pública redistribuindo renda ou assegurando direitos), logo, é responsabilidade dos indivíduos (traduzindo-se em individuação ou associação de egoístas) buscar sua própria sobrevivência .
Desse modo, tem-se o racionalismo “econômico” (suposto e universal individualismo metodológico) e individualista (autocentrado) como motor único do “progresso”, em detrimento de um Estado desregulado - idealmente sem legislações trabalhistas, ambientais, sanitárias, financeiras ou referentes ao uso do território nacional (superfície e subsolo). A partir dos anos ’70, o ocidente deixa o acerto que deu garantias aos trinta anos gloriosos e socializa as “perdas” com a baixa da margem de lucros do capital nos países líderes do eixo Anglo-Saxão. Junto a isso, observa-se o corte de impostos sobre as camadas mais abastadas, de modo que resulte no fim do financiamento das instituições do bem-estar social, como os sistemas universais de saúde, educação, assistência social, garantia de emprego, moradia e afins, em detrimento da chamada liberdade econômica . Assim, toda a alegada racionalidade de tipo ”trickle down” é, na prática social verificada centenas de vezes, uma forma de concentração de renda e extração de mais valia coletiva.
O Estado, por seu turno, cumprirá o papel de suposto regulador comercial, impedindo cartéis e trustes, ao passo que alocará recursos em prol do mercado. Tal tarefa não significa o apoio ao varejo local, empresas e agricultura familiar (não há, supostamente – nestas teses metafísicas-, um protecionismo para garantir emprego vivo), mas apoio às grandes companhias já internacionalizadas (transnacionais cujo centro financeiro foi reinventado através de holdings em Jurisdições Especiais, também conhecidas por “paraísos fiscais”), uma vez que o patrimônio público é privatizado a um preço agradável ao investidor. Por que os direitos não são vistos como produto de conquistas democráticas, portanto um produto da Ética e da Política, mas um conjunto de meros serviços precificados pelo mercado. Em outras palavras, a sociedade ideal do mercado é aquela marcada pelo homem que é movido unicamente pelo lucro e individualismo, sendo essas regras econômicas um dado universal da “natureza” (daí a dimensão indutiva e metafísica desta panaceia), isto é, valem para todos os tempos e espaços - incluindo os confins do universo para onde a sonda Voyager-1 se direciona.
Dentro dessa perspectiva, todo o acúmulo teórico nas Relações Internacionais, na Política Internacional, na Economia Política Internacional e em áreas afins são relegados a um segundo plano. Dentro desta ilógica completa, a questão nacional é vista como totalitarismo, a geopolítica é teoria da conspiração, a brutal desigualdade social é parte da paisagem natural, um dado irrelevante, mas que pode ser corrigido pelo próprio mercado. As religiões e seus conflitos são, por sua vez, uma questão meramente individual, enquanto que a liberdade de expressão vai ao limite da convivência (do tipo de controle policial, “xinga mas não briga”). Por fim, a economia “racional” (não há como não ser irônico diante desta barbaridade) tratará de administrar e solucionar os recursos naturais escassos, por meio de um aparato tecnocrático que no mercado é conhecido como businessman, e no Estado, a burocracia - cujas posições chaves tendem a se confundir propositalmente .
2 - DO SPUTINIK AO VALE DO SILÍCIO
Ora, para verificar se esse conjunto é verdadeiro, tem-se como critério de verdade sua verificação concreta, ou seja, sua coerência com a realidade histórica. Para tanto, como estudo de caso, analisamos a formação dos sistemas de satélites dos Estados Unidos, como marco da telecomunicação contemporânea, bem como os meandros estratégicos que envolvem a matéria.
Primeiramente, o contexto histórico do lançamento de satélites artificiais ocorre na insurgência da ordem mundial da Guerra Fria, ou seja, Estados Unidos orquestrando o bloco ocidental capitalista, no âmbito de Bretton Woods, (FMI, BIRD, GATT), sistema das Nações Unidas entreposto e OTAN (o tratado militar com função de proteger a América do Norte e Europa ocidental) (ARRIGHI, 1994).
Tem-se, por conseguinte, uma Europa ocidental destruída e empobrecida, mas que mantem laços paroquianos e colônias, a exemplo da Grã-Bretanha. Além dessa realidade, há os países do terceiro mundo, muitos dos quais ainda sequer eram independentes, sendo mantidas como colônias europeias extrativistas (ARRIGHI, 1994). Por fim, a União Soviética se estende pela Eurásia, sendo a única potência do pós-Segunda Guerra Mundial capaz de contrapor os Estados Unidos. Não se alongando muito neste âmbito, a competição ideológica e geopolítica – chegando ao nível geoestratégico e geoeconômico - foi inevitável.
Dito isso, os investimentos tecnológicos e a necessidade de integração do vasto território soviético impelem o lançamento, em 1957, do primeiro satélite artificial do mundo, o Sputnik-1, inaugurando a corrida espacial. Este é o ponto de partida. A dimensão geoestratégica da Guerra Fria como questão decisiva para os contornos que se seguirão.
Os Estados Unidos, por seu turno, se vendo defasado frente ao inimigo, passou a investir massivamente em ciência, inovação e tecnologia.
Nesse sentido, o boom dos investimentos em P&D no fim dos anos 1950 e durante os 1960 também está associado à criação de muitos desses FFRDCs que, segundo Hruby et al. (2011), começaram a ser construídos no fim dos anos 1940 e alcançaram o número de 74 FFRDCs no final dos anos 1960 [...]. (De Negri, Schmidt Squeff, 2014, p.2).
Os FFRDCs , ou, em português, Fundo Federal de Pesquisa e Centros de Desenvolvimento, marcou o início da institucionalização para o fomento público de pesquisas destinadas às forças armadas e a tecnologia geral. Este é o nascimento do subcomplexo militar tecnológico e aeroespacial dentro do complexo industrial militar da superpotência. Mais de 30 bilhões de Usd dólares foram investidos em P&D e C&T (FJORDBAK, 1990). “Em 1958, foram criadas a Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa) e a National Aeronautics and Space Administration (Nasa). Durante os anos seguintes, também foram criados vários laboratórios nacionais vinculados ao Departamento de Energia e cujos objetivos primordiais estavam fortemente relacionados a pesquisas em tecnologias bélicas, particularmente armas nucleares. Estes laboratórios foram criados como Federally Funded Research and Development Centers (FFRDCs): instituições de pesquisa financiadas pelo (e pertencentes ao) governo norte-americano, mas operadas e mantidas por instituições privadas” (de Negri, Schmidt Squeff, 2014, p.10, IPEA). Da mesma forma, foram instituídas a National Science Foundation, Department of Defense, Department of Agriculture, Department of Energy, National Laboratory, entre outros. Tais instituições para-estatais, estatais e acadêmico-corporativas deram sequência frenética ao Projeto Manhattan, acompanhando a primeira fase da Guerra Fria e concorrendo com a URSS por mais de uma década até deslanchar na corrida espacial. Foi este o acúmulo que gerou a vitória estratégica com o projeto Guerra nas Estrelas (o do escudo balístico intercontinental operado via satélite estabelecendo um anteparo de possíveis satélites militares sobre a Polônia) nos anos ’80, na virada do segundo governo Reagan para a eleição de Bush pai e o período de Gorbatchev à frente do Kremlin.
A partir desse arranjo institucional, interligado e programático, o Estado elencou o complexo industrial da saúde, energia e defesa para concentrar os investimentos e os institutos de pesquisa, de modo a promover a criação de todo um setor empresarial privado, de caráter mission oriented, em detrimento das encomendas governamentais - não sendo à toa que Milton Santos (1997) desenvolveu o conceito de desenvolvimento tecnocientífico por encomenda (pesquisa aplicada da tecnociência, cuja versão atual é o desenvolvimento de softwares e aplicativos, estando os códigos fontes e as redes de tráfego e suporte protegidas) , dado que em plena Guerra Fria os Estados-Nacionais não poderiam contar com o surgimento “espontâneo e esporádico” de inventores isolados. Havia a necessidade de soldar os interesses corporativos privados e a academia com uma estratégia nacional de desenvolvimento (CGEE, 2013). Vale observar que quase todo desenvolvimento cientifico tecnológico relevante, desde o período das grandes navegações e a Real Escola de Sagres, derivou de arranjos similares, ou seja, não houve avanço das potências concorrentes em seus respectivos períodos sem alguma forma de arranjo científico, empresarial e estatal, incluindo obviamente uma alta dose de protecionismo de indústrias nascentes e/ou estratégicas, e por vezes incluindo cadeias de valor inteiras.
De volta ao momento de pós-guerra, desse modo, a origem da demanda e lucratividade do setor empresarial em grande parte vinha das compras governamentais, haja vista a existência do Buy American Act, Buy American Restrictions, National Security Act, Defence Product Act, Competition in Contracting Act e National Space Policy Directive. Tais leis determinavam que as agências e setores governamentais privilegiassem os produtos oferecidos pelas empresas locais e nacionais, especificando um mínimo de 50% de conteúdo local, e arbitrando cotas de discriminação, até impedindo a concorrência de empresas estrangerias (CGEE, 2013).
O Vale do Silício, já na segunda metade da década de ’70 e a de ’80, iniciou e progrediu através da condução dos projetos das agencias governamentais. Se o modelo de gestão e processo criativo-produtivo foi inovador em seu tempo, o financiamento e as compras de governo jamais o foram. Mais de 90% da demanda de semicondutores das empresas do Vale do Silício vinha da encomenda do complexo militar. Sun Microsystems, Apple, Silicon Graphics, Cisco System, Fore, IBM, Compaq, NCR, Cray Research, Intel, Motorola, Bay Networks, Hewlett, entre outras empresas famosas, surgiram no âmbito do programa da DARPA, tendo a finalidade expressa de desenvolver semicondutores e softwares para as forças armadas (CGEE, 2013).
2.1 SATÉLITES, A ORIGEM NACIONAL
Os satélites governamentais correspondem a 80% do mercado de satélites dos Estados Unidos - afinal, “este país não vai querer que um Doutor Strangelove qualquer ligue e desligue todas as suas comunicações” (VON BRAUN, 1972) . Mas essa vantagem estadunidense formou-se no início dos anos de 1960, justamente por meio das estratégias explicadas anteriormente. Assim sendo, o governo federal, por meio da NASA e Forças Armadas, financiaram a pesquisa e o desenvolvimento, pela Philco, AT&T e RCA (empresas privadas de telecomunicação) de protótipos de satélites que seriam lançados ao longo dos anos de 1960 (WHALEN, 2014). Em seguida, o Congresso Americano aprovou a lei Communications Satellite Act, que criou a corporação privada Communications Satellite Corporation, COMSAT, a qual rejeitou uma parceria inicial com a AT&T, e lançou dezenas de satélites em orbita. Esta empreitada passou a incluir consórcios com outros países, o que originou um dos dois sistemas de satélites mundiais da época, a International Telecommunications Satellite Organization, INTELSAT, com a finalidade expressa de ter o monopólio sobre as telecomunicações mundiais, sendo majoritariamente controlada pelo governo dos Estados Unidos (WHALEN, 2014). Para constar, o outro sistema de satélites mundiais era controlado pela então União Soviética. Logo, o sistema dominante no pós-Guerra Fria, é o dos Estados Unidos.
Por conseguinte, após a decisão do Canadá de criar uma rede doméstica de satélites em 1972, por meio da Telesat Canada, uma estatal canadense de capital aberto, o governo dos Estados Unidos encomendou da RCA e AT&T um programa de satélites domésticos. Assim, a transmissão civil de dados não dependeria apenas do sistema da INTELSALT. Os satélites de defesa, no entanto, desde o final dos anos de 1960 permanecem sobre controle estatal (WHALEN, 2014).
CONCLUSÃO
Eis a origem da sonda Voyager-1 - citada no início do artigo. Esta viajante interestelar, bem como o moderno sistema de satélites, não emergiram da competição “espontânea” do mercado – isto mais uma das centenas de afirmações falsas, derivadas do pensamento metafísico do neoliberalismo vulgar e difuso . Pelo contrário, os fatos históricos demonstram concretamente que a origem do sistema de satélites dos Estados Unidos - e por consequência, de todo o sistema ocidental, especialmente o dos países anglo-saxões (EUA, Canadá, Grã-Bretanha, Austrália e Nova Zelândia) - se deu pelo investimento massivo do governo federal (e a conseguinte ampliação de sua dívida pública a partir da década de ’80), cujo qual originou instituições que, de modo orgânico, orquestraram as universidades e os empreendedores privados em direção à uma estratégia nacional de desenvolvimento, reforçando o subcomplexo tecnológico, aeroespacial e eletrônico (incluindo a vigilância e o controle sobre a maior parcela da internet de uso civil e empresarial).
Desse modo, a teoria liberal neoclássica, ou neoliberal - aquela que o ministro da Fazenda Henrique Meirelles advoga, assim como os demais “sábios” da área no Brasil dos financistas - não se verificou na realidade. Em nenhum momento a teoria liberal advoga, por exemplo, que o Estado possa criar uma empresa privada e autônoma, mas atrelada ao interesse nacional, como visto no caso da COMSAT. Muito menos o gasto público exorbitante em laboratórios estatais de ciência e tecnologia, ou leis que protegem e priorizam a indústria nacional. Do mesmo modo, o liberalismo neoclássico não prevê um Estado-Nacional estrategista e aglutinador, ao mesmo tempo em que promove a iniciativa privada. Além disso, a cartilha liberal também não comporta um setor privado engajado em compromissos nacionais. Ou seja, se for para competir no Sistema Internacional (SI), disputando parcelas de poder compartilhado ou hegemônico em determinadas regiões, esta “teoria” não passa de uma doutrina do mais autêntico entreguismo neocolonizado, embora dotada de operadores locais com alguma projeção transnacional.
Assim sendo, bastou elencar para esta análise somente um setor produtivo contemporâneo, o subcomplexo industrial militar tecnológico, para ficar evidente que a teoria liberal neoclássica falha não apenas na explicação desses fenômenos, mas é metafísica em sua aplicabilidade, dado que sua verificação não passa de perigosa propaganda atingindo as condições de vida das maiorias. Este conjunto demencial indutivo não é verificado como teoria comprovada nem mesmo pelo centro nervoso do capitalismo moderno , os Estados Unidos da América.
Texto originalmente publicado na Voyager: https://voyager1.net/tecnologia/voyager1-invalida-discu...eral/
BIBLIOGRAFIA NÃO CITADA NOS RODAPÉS:
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CHAUI, M. S. A universidade pública sob nova perspectiva. Conferência na sessão de abertura da 26ª Reunião Anual da ANPEd, realizada em Poços de Caldas, MG, em 5 de outubro de 2003.
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CHAUI, M. S., Nogueira, Marco Aurélio. O Pensamento Político e a Redemocratização do Brasil. Lua Nova, São Paulo, 2007.
DE NEGRI, Fernanda, SCHMIDT SQUEFF Flávia de Holanda. Investimentos em P&D do governo norte-americano: evolução e principais características. 2014.
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______. A natureza do espaço. São Paulo: HUCITEC, 1997b.
______. Técnica, espaço, tempo: globalização e meio técnico-científico-informacional. São Paulo: Hucitec, 1998.
SHARON L. Fjordbak, International Direct Broadcast Satellite Controversy, The, 55 J. Air L. & Com. 903 (1990).
STIGLITZ, Joseph, O mundo em queda livre, página 89, Cia das Letras, 2010
WHALEN, David J. The Origins of Satellite Communications, 1945-1965 ,Smithsonian History of Aviation and Spaceflight Series, 2014.

north america / mexico / the left / opinion / analysis Tuesday January 02, 2018 03:33 byWayne Price

There has been an increase of U.S. interest in "socialism," especially among young adults. What is the significance of this? What does "socialism" mean to people? Why is this happening now? What is holding back the development of a socialist movement? What should be the reaction of anarchists and other anti-authoritarian socialists?


In the United States there has been recently a rise of interest in “socialism,” especially among young adults (“millennials”). Different political views have reacted to this rise in various ways. Conservatives are appalled (“Have we forgotten the lessons of the Cold War?”). The leadership of the Democratic Party (the moderate center) is disturbed (“We’re for capitalism, after all!”) The liberal-left is pleased, so long as “socialism” is interpreted to mean liberal-left politics—not taking away the wealth of the capitalists and creating a democratic, nonprofit, economy.

Anarchists also have various responses. Some hope to create a libertarian (anti-authoritarian) socialist revolutionary wing of a socialist movement. Others see anarchism as different from—even opposed to—socialism of any kind.

To be sure, what most people mean by “socialism” is unclear. I assume that at a minimum they mean opposition to the capitalist status quo and a desire for a better, more just, society (discussed further below).

This is a change in U.S. political culture. For a long time “socialism” (let alone “communism”) has been a word on the devil’s tongue. During the Cold War, being a socialist was enough to get one fired (and being a communist was even more dangerous). All other industrialized capitalist democracies developed mass parties calling themselves socialist, social democratic, labor, or communist, and many “third world” countries had governments calling themselves African socialist, Arab socialist, etc. This never developed in the U.S. Its main “left” party was the Democratic Party, which was always pro-capitalist (leaving aside its origins as pro-slavery). In the last two periods of radicalization (the ‘30s and the ‘60s), there developed minorities which regarded themselves as revolutionary socialist, views which mostly died out in the more conservative periods which followed.

The most obvious sign of this change in politics was the 2016 electoral run of Bernie Sanders in the Democratic Party. He was self-identified as a “democratic socialist” and an advocate of “political revolution.” While in his past, Sanders had expressed sympathy for state-communist regimes, he currently identifies his “socialism” with the social democratic Nordic (Scandinavian) countries. Sanders’ campaign undoubtedly promoted an interest in socialism, but it was also a symptom of that interest, which had been developing for some time.

The Polls Speak



“The anti-Communist Victims of Communism Memorial Foundation was alarmed to find in a recent survey that 44 percent of millennials would prefer to live in a socialist country compared with 42 percent who want to live under capitalism.” (Goldberg 2017)

“The American Culture and Faith Institute recently conducted a survey of adults 18 and older….Most Americans (58 percent) see themselves as politically moderate. … ‘The most alarming result… was that four out of every ten adults say they prefer socialism to capitalism.…That is a large minority, and it includes a majority of the liberals.’ …40 percent of Americans now prefer socialism to capitalism….” (Nammo 2017)

“…An April 2016 study by Harvard University found that 51 percent of millennials —a loosely defined group of people aged between 18 and 29 — reject capitalism and 33 percent support socialism. “ (Strickland 2017)

“In a recent YouGov survey, [Jan. 25–27, 2016] respondents were asked whether they had a ‘favorable or unfavorable opinion’ of socialism and of capitalism.…Overall, 52 percent expressed a favorable view of capitalism, compared with 29 percent for socialism….There were just two exceptions to this pattern: Democrats rated socialism and capitalism equally positively (both at 42 percent favorability). And respondents younger than 30 were the only group that rated socialism more favorably than capitalism (43 percent vs. 32 percent, respectively).” (Rampell 2016)

From a Gallup poll: “Thirty-five percent of Americans have a positive view of the term socialism, similar to what was found in 2012 and 2010. …60%…have a positive view of capitalism….Young Americans constitute the only age group that does not view the term socialism more negatively than capitalism.” (Newport 2016)

“…Last summer Gallup asked survey respondents [for whom] they would be willing to vote….Just 34 percent of respondents age 65 and older said they would be willing to vote for a socialist, compared with about twice that level [69 percent] among respondents younger than 30.” (Rampell 2016)

“….As far back as 2011, a Pew poll revealed, fully 49% of Americans (not just Democrats) under 30 had a positive view of socialism, while just 47% had a favorable opinion of capitalism….” (Meyerson 2016)

What the polls reveal, pretty consistently, is that the majority of U.S. people reject socialism and are in favor of capitalism, but that a notable minority (between 30 to 40 percent) favors socialism. While this is only a minority, it is about the same proportion of the population as that which supports President Trump! Approximately one in three is a significant number. Importantly, young adults are most likely to have a positive view of socialism and a negative view of capitalism (from 40 to 50 percent). “Bernie Sanders didn’t push the young toward socialism. They were already there.” (Meyerson 2016)

This is part of a general swing among part of the population toward the left. I am not going into the polls which show that a large number of people—often the majority of the U.S. population—agrees with the left on many issues: universal health care, increasing (not decreasing) taxes on the rich, free (or cheap) higher education, providing jobs for all, fighting global warming, raising the minimum wage, supporting unions, etc.

“…They don’t counterpose socialism to a militant liberalism. The rise in the number of people who identify as socialists coincides with a rise in the number who call themselves liberals. Whereas in 2000 only 27% of Democrats told Pew they were liberal, by 2015 that figure had risen to 42%, and among millennials, it had increased from 37% in 2004 to 49% today.” (Meyerson 2016)

Why the Rise of Socialism?



One factor in the increase of socialist interest is the collapse of the Soviet Union and its satellites, the changes in China, and the end of the Cold War. During the Cold War, both sides agreed that the “socialism” of the Soviet Union was the only socialism there was or could be. Those repelled by the totalitarian repression of the Soviet Union were led to reject “socialism” in favor of Western “democratic” capitalism (“free enterprise”). Those who rejected the evils of capitalism (poverty, racism, pollution, wars of aggression in Vietnam and elsewhere) were attracted to the statified regime of Stalinist Russia as “really existing socialism.” Very few (besides anarchists) rejected both sides in the Cold War and both models of society.

Today the Communist states are no longer available as a bogeyman (the current “enemy” is jihadist terrorism, which is anti-socialist). The right still uses Stalinist Russia as an historical bad example (as it was), but their argument does not have the same bite it once did. Using civilized Sweden’s welfare state as an example of socialism hardly raises the same horror as Stalin’s gulag. The most the conservatives can say is that centralized, bureaucratic, state economies are inefficient. Which they are, but how efficient is U.S. capitalism?

The main reason for the spread of socialism lies within the United States and its allies. An extended period of relative prosperity followed the Great Depression and the destruction of World War II. This ran out of steam around 1970. The general development since (with ups and downs) has been stagnation, increased poverty, growing inequality, successful attacks on the unions, revived threats of nuclear war, and movement toward ecological catastrophe.

The prime mover of millions of Americans into the socialist column has been the near complete dysfunctionality of contemporary American capitalism. Where once the regulated, unionized and semi-socialized capitalism of the mid-20th century produced a vibrant middle class majority, the deregulated, deunionized and financialized capitalism of the past 35 years has produced record levels of inequality, a shrinking middle class, and scant economic opportunities (along with record economic burdens) for the young.” (Meyerson 2016)

The lived experience of young people in the working class (as most people are) is no longer one of apparent prosperity. Instead they face limited job opportunities, low wages, mountains of school debt, no union protection, a threat of another economic crash, and a frightening future of climate change. They face the most reactionary government in generations, attacking everything good and decent, while the Democratic alternative remains wishy-washy and inadequate (barely a “lesser evil”). The question is not why are people turning toward socialism but why aren’t more people turning into socialists?

The Problem with Socialism



What is “socialism” or “communism” (using them as having similar meanings, as was the case originally)? In Vol. 1 of Capital, Karl Marx refers to “a community of free individuals, carrying on their work with the means of production in common, in which the labor-power of all the different individuals is consciously applied as the combined labor-power of the community.” (1906; 90) Their work would be “consciously regulated by them in accordance with a settled plan.” (92) That is, a cooperative, socialized, economy would be “consciously regulated by them,” the “free individuals,” self-organized in their community. This seems like a good enough general definition of socialism/communism.

Unfortunately Marx saw this as being carried out in a centralized manner, through the state. (See the program at the end of Section II of the Communist Manifesto, “Proletarians and Communists.”) Anarchists point out that the state (according to both anarchist and Marxist analysis) is not a self-organized community of free individuals, but a bureaucratic-military machine standing over and above the rest of society; such an instrument can only serve the interests of a minority ruling class. It can be nothing else. (Anarchists advocate a democratic federation of free associations and workplace and neighborhood assemblies which would be a community of self-organized free individuals—and would not be a state.)

This statist orientation of Marx (and many other socialists) can lead in two main directions—both with roots in Marx. One statist strategy is to try to take over the existing capitalist state, mostly through elections. The workers would seek to take over the present bureaucratic-military state, nationalizing most of the economy. (This became the program of the European “social democrats”.) But the capitalists and their state agents do not want to let socialist workers take over their state and take away their wealth and power. They have put many roadblocks in the way of the socialist movement, from granting temporary, minimal, reforms to fascist coups.

In the period after World War II, the European social democrats completed their evolution from reformists to mild liberals. They no longer even pretend to advocate a new sort of society. They propose to improve the economy only through government manipulation, such as liberal Keynesian spending, tax changes, and (sometimes) nationalization of failing industries. They have simply become the left wing of capitalist politics. In the prosperity after World War II they could achieve certain gains for working people in the welfare state. Now that the prosperity is over, they are unable to resist capitalism’s turn to austerity, its attacks on working people’s standard of living.

In Bernie Sanders recent presidential campaign he identified as a “democratic socialist.” He did not raise any socialist programs; he did not call for expropriating any of the capitalists or their corporations (such as the oil companies or the banks). He did not raise a vision of a different, better, sort of society. He only proposed to improve society through more government intervention in the capitalist economy. His state programs might provide benefits in this or that area, but are overall ineffective and inadequate for this time of decline and crisis.

The other statist strategy is to overthrow and smash the existing state—but not to create a self-managed “community of free individuals.” Rather they aim to create a new state, which is ruled by a single party controlled by an individual or small group. Such a program may seem to be revolutionary. In China and other countries, as well as in the satellites of the Soviet Union, the Communists did overturn the old states. They did take away the wealth of the old capitalist class (the stock-owning bourgeoisie). But the bourgeoisie was replaced by a new ruling class, a collectivist bureaucracy. The workers continued to be exploited. The state became the center for capital accumulation, in competition with other states and corporations, with an internal market. These regimes murdered tens of millions of workers, peasants, and others. Rather than a “community of free individuals,” this was state capitalism. While they had their benefits, overall these states were horribly oppressive and economically inefficient. Eventually most of them collapsed back into traditional capitalism. (There is also a third, very much minority, trend within Marxism which bases itself on the radically-democratic, humanist, and proletarian aspects of Marx, with politics which overlap with anarchism.)

Anarchists have always rejected these statist programs, predicting that in practice “state socialism” would result in state capitalism. In 1910, Peter Kropotkin predicted, “To hand over to the State all the main sources of economic life—the land, the mines, the railways, banking, insurance, and so on—as also the management of all the main branches of industry, in addition to all the functions already accumulated in its hands (education, …defense of the territory, etc.) would mean to create a new instrument of tyranny. State capitalism would only increase the powers of bureaucracy and capitalism.” (1975; 109-110)

When we ask, why aren’t more people socialists, part of the answer has to do with what socialism has presented itself as: bureaucratic, ineffective, no different from pro-capitalist liberalism, inefficient, or—under certain conditions—monstrously repressive. If people are nevertheless turning to socialism, it is due to the failures of capitalism!

Libertarian Socialism?



From the beginning, anarchists have rejected state socialism (or what they called “authoritarian socialism”). Kropotkin wrote, “…The anarchists, in common with all socialists, of whom they constitute the left wing…consider the wage-system and capitalist production [for the sake of profits] altogether as an obstacle to progress….While combating…capitalism altogether, the anarchists combat with the same energy the State as the main support of that system.” (1975; 109)

P.J. Proudhon, the first person to call himself an anarchist, also called himself a “socialist”. Michael Bakunin, who was involved in initiating the modern anarchist movement, called himself a “revolutionary socialist”, as well as a “collectivist.” Kropotkin regarded himself as a “socialist” and a “communist.” The dominant tendency in anarchism after Kropotkin was “anarchist-communism.” Even Benjamin Tucker, a major individualist-anarchist, called himself a “socialist” (mostly meaning that he was anti-capitalist). In the 1880s, Adolph Fischer, one of the Chicago “Haymarket martyrs,” claimed that “every anarchist is a socialist, but every socialist is not necessarily an anarchist.” (Guerin 1970; 12) Many anarchists, and others who were close to anarchism, have called themselves “libertarian socialists” or “anti-authoritarian socialists” or “libertarian communists.”

I write the last paragraph because many socialists simply do not know that anarchists are, and have always been, socialists. And many anarchists also do not know this. Both groups take for granted that “socialism” means “state socialism.” But a view which advocates a cooperative, collectivized, economy, of freely federated associations, which produces for use and not profit, and which is democratically planned from the bottom up—what is this but authentic socialism? It would be a classless, stateless, “community of free individuals” consciously self-managing their collective labor and dividing their products for the good of all: socialism.

There are also anarchists who do not want to use the term “socialist” today because it is so unpopular—whatever its history. As I have demonstrated, however, there is a lot of support for “socialism.” It is a more popular term than “anarchism”! (Probably most people see “anarchism” as violence, bomb-throwing, window-smashing, and chaos.) It makes sense for anarchists to show their connection to the more popular term. However, I would agree that “communism,” in the U.S. anyway, is still a very negative term (meaning totalitarianism to most people). In other countries (such as France or South Africa) this may not be the case, but in the U.S. it is. I am in the tradition of anarchist-communism, from Kropotkin on, but I rarely use the communist label. (See Price 2008.)

There are also anarchists who deliberately reject the “socialist” label, because they identify as “post-Left,” “post-anarchist,” “anti-civilizationist,” or other views. They often write as if it is a new insight to reject the authoritarianism and pro-capitalism of the Left. Actually anarchists have been opposing the statism and pro-capitalism of the majority of the Left since the beginning—it is what anarchism has always been about. But anarchists have not confused “state socialism” with everything which is on the Left. The Left is in opposition to capitalism, the state, and all oppression. As I quoted Kropotkin above, anarchists “are the left wing” of the Left, the left of the Left—that is, we are most in opposition to all the evils of capitalist society, the ones really for the “community of free individuals”. Anarchists are the authentic socialists.

Popularity of Libertarian Socialist Programs



Due to the collapse of most Communist states and the overall failures of Marxism, there has been an upsurge of interest in anarchism—certainly as compared to the 30s and 60s. Yet “anarchism” is not yet a mass movement or a widely-liked label. Without seeing any polls, I am sure that it is less liked than “socialism” (but perhaps more accepted than “communism”—in the U.S.).

However, there are aspects of anarchism (libertarian socialism) which are relatively popular. For example, the idea of government takeover of industry (“nationalization”) is not attractive to many people. Much more attractive is the idea of worker-run enterprises (producer cooperatives), worker’s management, consumer cooperatives, government ownership at the local level (city, town, or village), with worker management. Such ideas have become quite widespread on the Left. There is a significant number of writers, not all identified as socialists, who have made workers’ self-management central to their programs (see Price 2014).

In themselves, the ideas of producer co-ops and municipalization are not radical—but in certain circumstances they may be revolutionary: such as a program to expropriate the energy industry and turn it over to worker and community control. Or if striking workers occupied workplaces and demanded to take them away from the owners, proposing to federate with each other.

Similarly, among climate justice theorists, there is agreement on the need for coordinated efforts and an overall plan for a transition to renewable energy, on a national and international level. But there is also agreement on the need for more economic, industrial, and urban decentralization and local integration. This would cut down transportation and distribution, make recycling easier, improve democratic participation in planning, bring food production into daily life, and in general create a human scale life style. Such ideas have been raised from writers such as Naomi Klein to Pope Francis, as well as Marxist eco-socialists (see Price 2016).

Bill McKibben, founder of 350.org, wrote a book asserting, “We need to move decisively to rebuild our local communities….Community, it turns out, is the key to physical survival in our environmental predicament and also to human satisfaction.” (2007; 2) McKibben is a left liberal (he backed Sanders). But he illustrates how ideas, worked on for generations by anarchists, have become active in the current movement. (Anarchists can also agree with the need for overall democratic planning for a transition to a balanced ecology—but not by the existing institutions of the capitalist states.)

Even in the short run, there are militants who are fed up with approaches based on trying to take over the state—usually through elections, via the Democratic Party or a new-party. They could be open to a strategy based on militant mass actions, demonstrations, union organizing, occupations of workplaces and schools, strikes and general strikes which close down cities until real gains are won. These are the strategy and tactics of a revolutionary anarchism.

Conclusion


“Freedom without socialism is privilege and injustice, and socialism without freedom is slavery and brutality.”—Michael Bakunin

In the broadening movement of opposition to the U.S. capitalist attacks on the working population, there is a need to build a revolutionary libertarian socialist wing of anarchists and other anti-authoritarian socialists. The evils of capitalism in decline pushes people toward socialism. Its bureaucratic, statist, and centralist history pushes people away from socialism. But a focus on freedom, self-management, and cooperation may attract a layer of workers and youth and other oppressed people to the vision of a truly free, cooperative, democratic, and ecologically balanced community.


References



Goldberg, Michelle (2017, Dec. 5). “Why Young People Hate Capitalism.” New York Times. A27.

Guerin, Daniel (1970). Anarchism: From Theory to Practice. (trans. M. Klopper). NY: Monthly Review Press.

Kropotkin, Peter (1975). The Essential Kropotkin (eds. E. Capouya & K. Tompkins). NY: Liveright.

Marx, Karl (1906). Capital: A Critique of Political Economy, Vol. 1. NY: Modern Library.

McKibben, Bill (2007). Deep Economy; The Wealth of Communities and the Durable Future. NY: Henry Holt & Co./Times Books.

Meyerson, Harold (2016, Feb. 29). “Why are there Suddenly Millions of Socialists in America?” Guardian U.S. Edition.
https://www.theguardian.com/commentisfree/2016/feb/29/w...erica

Nammo, Dave (2017, March 18). “Socialism’s Rising Popularity Threatens America’s Future.” National Review.
http://www.nationalreview.com/article/445882/socialism-...inion

Newport, Frank (2016, May 6). Gallup News.
http://news.gallup.com/poll/191354/americans-views-soci....aspx

Price, Wayne (2016). “Eco-Socialism and Decentralism: The Re-Development of Anarchism in the Ecology/Climate Justice Movement.” Anarkismo.
https://www.anarkismo.net/article/28974?search_text=Way...Price

Price, Wayne (2014). “Workers’ Self-Directed Enterprises: A Revolutionary Program; Industrial Democracy and Revolution ” Anarkismo.
http://www.anarkismo.net/article/26931?search_text=Wayn...Price

Price, Wayne (2008). “What is Anarchist Communism?” Anarkismo.
https://www.anarkismo.net/article/7451?search_text=Wayn...Price

Rampell, Catherine (2016, Feb. 5). “Millennials have a Higher Opinion of Socialism than of Capitalism.” Washington Post.
https://www.washingtonpost.com/news/rampage/wp/2016/02/...c9c9c

Strickland, Patrick (2017, Feb. 9). “More Americans Joining Socialist Groups under Trump” Al Jazeera United States.
http://www.aljazeera.com/indepth/features/2017/02/ameri....html

*written for www.Anarkismo.net

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