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Emergenza sdoganamenti

category italia / svizzera | antifascismo | altra stampa libertaria author Thursday October 08, 2009 01:46author by Coordinamento Facciamo Brecciaauthor email info at facciamobreccia dot org Report this post to the editors

L'emergenza omofobia è un pretesto

Il Coordinamento Facciamo Breccia, riunito in assemblea nazionale a Firenze il 4 ottobre 2009, in merito alla campagna stampa intorno all’”omofobia” e alle alleanze trasversali che nel nome di questa ennesima “emergenza sicurezza” vengono attuate, denuncia che in Italia non esiste nessuna emergenza omofobia.
L’emergenza omofobia è solo un pretesto.


Emergenza sdoganamenti


Il Coordinamento Facciamo Breccia, riunito in assemblea nazionale a Firenze il 4 ottobre 2009, in merito alla campagna stampa intorno all’”omofobia” e alle alleanze trasversali che nel nome di questa ennesima “emergenza sicurezza” vengono attuate, denuncia che in Italia non esiste nessuna emergenza omofobia.

L’emergenza omofobia è solo un pretesto.

I media hanno costruito ancora una volta sui nostri corpi un’emergenza, come nell’autunno 2007, in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani, costruirono l’emergenza stupri. Non c’è una “fobia”, una paura irrazionale che si avventa contro i nostri corpi: nel nostro paese e nel mondo impera un sistema eterosessista violento ed escludente che produce un clima terribilmente favorevole alla violenza contro lesbiche, gay e trans così come contro le donne. Questa violenza non è certo iniziata quest’estate, anzi essa è strutturale, tanto che ancora oggi anzitutto è dentro la famiglia, che, a sua volta, è il secondo pilastro - insieme alla sicurezza - della propaganda. Negli ultimi anni lo scivolamento verso un regime autoritario, oggi stabilizzato, ha legittimato forme di violenza di strada che spesso hanno una matrice politica fascista ed integralista, matrice politica che mai da istituzioni e media viene sottolineata e denunciata.

Sono state costruite campagne d’odio e di istigazione alla violenza da parte delle gerarchie ecclesiastiche e delle destre istituzionali nei confronti di tutte le soggettività eccentriche, di tutte quelle persone che non rientrano nel paradigma di “decorosa normalità” che si è voluto imporre come modello unico. Ora è operante un meccanismo che istituisce capri espiatori a rotazione – oggi sono lesbiche gay e trans, domani i/le rom, poi rumeni/e, in seguito le prostitute... -, nuovi oggetti su cui viene indirizzata la violenza, a fasi, sempre sottolineate da campagne di stampa. Su ognuna di queste soggettività si applicano dispositivi repressivi diversi, specifici, ma il paradigma sotteso è lo stesso e deve essere smascherato.

I mandanti di questo odio prima agiscono per costruirlo poi stigmatizzano gli esecutori e si pongono a tutela delle soggettività che vogliono ridurre a vittime: i carnefici in fiaccolata al fianco di chi vogliono ridurre a vittima.
La norma stabilita dall’alto si attua in una forma poliziesca, in una forma di controllo del territorio agita direttamente da gruppetti e singolarità di fascisti o comunque di individui che hanno assunto un modello violentemente autoritario.

Smascheriamo i mandanti, togliamo il velo calato sull’istigazione.

Il regime autoritario in cui oggi viviamo si fonda sulla definizione di un ordine razzista ed eterosessista che espelle tutte le soggettività eccentriche e criminalizza l’immigrazione. Le leggi razziali imposte con il pacchetto sicurezza, l’introduzione del reato di clandestinità, il potenziamento di lager urbani detti C.I.E., con il pretesto della nostra sicurezza, legittimano la persecuzione di donne e uomini che arrivano nel nostro paese per migliorare le proprie vite dopo aver subito la colonizzazione e la depredazione da parte del ricco nord del pianeta.

Oggi è necessario attuare nuovi percorsi di liberazione che mettano al centro l’autodeterminazione e l’autorganizzazione delle soggettività, percorsi di liberazione che reclamino cittadinanza per tutte e tutti e che non permettano la vittimizzazione di soggetti per di più usata per reprimerne altri.

Da queste nostre riflessioni riteniamo si possa evincere chiaramente perché rifiutiamo un dispositivo legislativo antiomofobia (quello che andrà in discussione alla Camera il 12 ottobre) che ribadisce il paradigma securitario limitandosi a inasprire le pene ed a legittimare il Pacchetto sicurezza.

Inoltre non ci stupisce che proprio i/le trans non siano fra la categorie ritenute da tutelare nella proposta legislativa: nel nostro paese molte trans sono straniere, vengono criminalizzate sulle strade ed incarcerate nei C.I.E., quindi sembra che la logica sia “meglio lasciarle dall’altra parte, tra i babau da indicare all’opinione pubblica come coloro da cui “essere difesi/e…”. Lo ha detto anche Ratzinger, d’altra parte, proprio lo scorso gennaio, che il maggior pericolo per l’”ordine naturale” viene dal transgender.

Oggi è necessario rimettere al centro un posizionamento antifascista che rifiuti ogni tentativo di instaurazione di un pensiero unico.

Non possiamo quindi non denunciare l’azione di sdoganamento operata da parte dell’unica parlamentare dichiaratamente lesbica di quel “pensiero unico” che ben conosciamo e contro cui abbiamo sempre lottato.
Con i fascisti non vogliamo rapporti né oggi né mai: non è svendendo i nostri valori che supereremo veri o supposti isolamenti bensì contribuendo a costruire percorsi di liberazione e di lotta antirazzisti ed antisessisti, insieme alle femministe, alle prostitute, a immigrate ed immigrati, a chi lotta per il lavoro e per il diritto all’abitare, strappando il filo rosso che lega le varie “emergenziali” campagne stampa.

Alla stessa stregua non possiamo aderire ad iniziative “apolitiche” che seguono l’onda dell’”emergenza omofobia” senza denunciare i mandanti della violenza che non riguarda soltanto trans, lesbiche e gay, ma sempre più tutte le soggettività che si discostano dal pensiero unico.

L’ultimo pride di Roma aveva come slogan “Liberi tutti / libere tutte”. Non solo gli/le “uguali”.

“Non dimentichiamo che è del fascismo questo slogan: famiglia e sicurezza” (Carla Lonzi -1970)

Il Coordinamento Facciamo Breccia


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