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Il Movimento Operaio Anarchico nel Perù (1890-1930)

category bolivia / perù / ecuador / cile | storia dell'anarchismo | opinione / analisi author Thursday July 22, 2010 20:49author by Joël Delhom - Université de Bretagne-Sud Report this post to the editors

Relazione presentata nel Congresso annuale della Society for Latin American Studies, University of Birmingham, 6-8 aprile 2001, sessione "Labour History and the History of Labour in Latin America". [Castellano]
González Prada
González Prada


Il Movimento Operaio Anarchico nel Perù (1890-1930)


La cosidetta questione sociale sorse nel Perù nell’ultima decade del XIX secolo, come conseguenza dello sviluppo industriale stimolato dagli investimenti del capitale estero. Le associazioni gremiali e mutualiste di tipo pre-industriale, che si andavano costituendo dalla fine degli anni 1850, si consolidarono ed stessero a partire da 1880. mentre iniziavano a circolare idee di carattere socialista tra i lavoratori del paese. In maggio di 1886, si realizza una prima unificazione fondandosi la Confederación de Artesanos “Unión Universal” (CAUU), che pronto reunì quasi a tutti i gremì di Lima in base a principi filantropici e di solidarietà. E’ possibile che la sua creazione fosse spinta da un delegato della Prima Internazionale, però la Confederación aveva un carattere essenzialmente conciliatore ed era vincolata con le principali istituzioni rappresentative. Esemplari di quell’orientazione furono il Congreso Provincial de Obreros de Lima organizzato in 1896 ed il Primer Congreso Nacional Obrero di 1901. Riunivano padroni, deputati, consiglieri comunali e lavoratori al fine di conciliare gli interessi dell’industriali e dell’operaio. Come conseguenza dell’ultimo Congresso, fu fondata in ottobre di 1904 l’Asamblea de Sociedades Unidas, che funzionò come un foro permanente di conciliazione oltre al ruolo di promozione del mutualismo e del cooperativismo; organizzò anche la prima biblioteca popolare (Pereda Torres, 1982:37-107; Barcelli, 1979:32-46,57-59).

L’auge economico, tuttavia, produsse un nuovo tipo di lavoratore urbano-industriale o rurale-industriale, sociologicamente differente dell’artigiano o del contadino tradizionali e sottomesso a nuove forme di relazioni lavorative. Guidato dall’esperienza dei suoi primi conflitti e per una stampa liberale radicale che propugnava la costituzione di Sociedad de Resistencia, quel proletariato adottò gradualmente nuove forme di lotta ed organizzazione, lontane del classico mutualismo. Questo entrò in una tappa di decadenza a partire da 1910, mentre le prime organizzazioni anarchiche orientavano i conflitti lavorativi del proletariato, opporsisi alla strategia della Confederación de Artesanos “Unión Universal” (CAUU). Egemonico fino a 1920, l’anarco-sindacalismo incominciò allora ad essere discusso dai marxisti che conquistarono la direzione del movimento operaio a partire da 1926.

Nascita del sindacalismo anarchico

È probabile che l’immigrazione di alcuni militanti operai aiutassero all’organizzazione del proletariato peruviano; si è menzionato per esempio a due spagnoli, ad un argentino ed un cileno. Più tardi, in 1912, anno in cui si organizzò uno sciopero generale, arrivarono anche due italiani così come un argentino, i tre delegati della Federación Obrera Regional Argentina. Ma l’impulso organizzatore non venne dello straniero. Da finali del secolo XIX, esistevano vincoli tra alcuni dirigenti operai e la massoneria o, di forma più ampia, i gruppi di propaganda liberale, i quali si impegnarono ad elevare la condizione intellettuale, morale ed economica dei lavoratori. È un aspetto che merita investigazioni complementari, benché siano già abbastanza significative le relazioni tra il dentista, membro della Gran Logia Masónica del Perú, Christian Dam ed il panettiere Manuel Caracciolo Lévano, uno dei più distaccati militanti anarco-sindacalisti; tra il giornalista direttore di La Idea Libre, Glicerio Tassara, e il gruppo che edito La Protesta; tra il musicista José B. Ugarte ed il Centro di Studi Sociali 1° de Mayo. La Lega de Libres Pensadores, costituite da C.Dam, si dedicavano all’educazione e all’assistenza dei lavoratori; d’altra parte, Dam e Ugarte erano stati membri fondatori del partito radicale Uniòn Nacional, creato dallo scrittore Manuel González Prada in 1891 ed il cui programma ostentava un chiaro compromesso sociale. Distaccato lavoro di coscientizzazione ed educazione di classe ebbero allora alcuni pubblicazioni liberali di critica sociopolitica: La Luz Eléctrica (1886-1897), Integridad (1889-1891), Germinal (1889; 1901-1906), El Libre Pensamiento (1896-1904), La Idea Libre (1900-1920), prima che apparissero organi di definita orientazione anarchica: Los Parias (1904-1910), La Simiente Roja (¿1905-1907?), El Hambriento (¿1905-1910?), Humanidad (1906-1907), El Oprimido (¿1907-1909?) e La Protesta (1911-1926).

Il primo caso di azione rivendicativa che utilizza lo sciopero come mezzo di pressione lo costituisce lo scipero dei tipografi per miglioramenti salariali in dicembre di 1883. Ma fu probabilmente lo sciopero dei panettieri di Lima, in gennaio di 1887, quella che ebbe maggiori ripercussioni conducendo alla creazione, in aprile dello stesso anno, della Sociedad Obrera de Panaderos “Estrella del Perú”, un’organizzazione che svolse un ruolo precursore nella formazione della coscienza di classe del proletariato. In 1896 succedè il primo gran conflitto industriale: lo sciopero i tessitori di Vitarte (agosto), seguita dai movimenti dei tabaccai (settembre), i tipografi (settembre), ed i pasticcieri della capitale. Gli operai di quelle industrie incominciavano già ad essere influenzati da alcuni leader anarchici. I tabaccai, per esempio, non dubitarono di distruggere il nuovo macchinario che causava disoccupazione. Quel tipo di azioni luddiste erano eccezionali ed i lavoratori normalmente ricorrevano alla mediazione di politici (deputati, ministri e perfino presidente della Repubblica) che non ostacolava una severa repressione. Il nuovo secolo si aprì a Lima con lo sciopero degli autisti in gennaio di 1900 e, soprattutto, l’esitoso sciopero dei panettieri in aprile-maggio di1901. Benché ricorressero anche a commissioni di arbitraggio, gli ultimi organizzarono di forma esemplare la solidarietà del gremio e tentarono di ostacolare il funzionamento delle imprese di panificazione. 1904, anno di forte rialzo dei prezzi delle sussistenze, fu determinante per la maturazione ideologica: la Sociedad Obrera de Panaderos, diretta da Manuel C. Lévano disaderito della CAUU e passò a chiamarsi Federaciòn de Obreros Panaderos ”Estrella del Perù”, cedendo il primo passo verso un sindacalismo moderno che rappresentasse gli interessi del proletariato. La separazione si doveva al rifiuto delle pratiche collaborazioniste della Confederaciòn de Artesanos. I panettieri adottarono come obiettivo la giornata di otto ore e celebrarono in 1905 per la prima volta nel paese, la festa del Primo Maggio. In marzo di 1904 incominciò anche ad essere pubblicato a Lima il mensile Los Parias che fu la prima pubblicazione acrata importante del paese. Principalmente animata da M. González Prada, era favorevole al sindacalismo ed aspirava al “comunismo proletario.” In maggio, lo sciopero dei braccianti del Callao, prima in costargli la vita ad un lavoratore, costituì inoltre un’importante esperienza di lotta e di solidarietà di classe, benché fosse risolta grazie all’intervento del presidente Andrés A. Caceres.

Contributo concettuale di González Prada

Tutti gli storici menzionano il ruolo determinante di Manuel González Prada nella formazione ideologica dei lavoratori del Perù, ma fino ad ora non è stato analizzato attentamente il tenore della sua contribuzione. Da fini degli anni 1880, González Prada si era guadagnato una fama di inconforme opposto alle oligarchie, al caudillismo ed il clero. Quando ritornò dall’Europa, in 1898, la sua popolarità fu crescendo a causa del tono molto radicale delle sue critiche ai poteri stabiliti. Nel suo discorso di agosto di 1898 nel locale dell’Uniòn Nacional, il saggista aveva designato l’operaio ed il contadino come la parte sana del paese. La settimana seguente, il suo amico C. Dam l’invitò a dare un’altra conferenza nella Lega de Libres Pensadores che fu ostacolata dal governo. Ideologicamente, i due uomini evolsero di forma simile, passando del liberalismo radicale all’anarchismo, del quale furono alcuni dei primi propagandisti a Lima. La Lega svolgeva un ruolo di educazione popolare e coscientizzazione politica mediante riunioni pubbliche nelle quali participavano intellettuali e lavoratori. G. Prada scrisse alcuni articoli per il settimanale El Libre Pensamiento, l’organo della Lega, ma a partire da 1902, lo scrittore strinse le sue relazioni coi circoli operai e sembra che stesse in contatto epistolare con vari leader provinciali.

Da ottobre di 1904 a Luglio di 1909, esercitò un’influenza diretta nell’incipiente movimento anarchico, scrivendo assiduamente, sotto pseudonimi o di forma anonima, nel mensile Los Parias. È molto significativo che, il 1° maggio di 1905, la Federaciòn de Obreros Panaderos l’invitasse a pronunciare una conferenza che fu di somma importanza nella storia sociale del paese. Si tratta del discorso “El intelectual y el obrero”, nel quale affermava l’autore la necessità dell’unione solidale di tutti i lavoratori senza distinzione di classe sociale nella prospettiva della futura rivoluzione. Definiva anche il ruolo che corrisponde all’intellettuale nella sua relazione con le masse:

Quando auspichiamo l’unione o alleanza dell’intelligenza col lavoro non pretendiamo che a titolo di una gerarchia illusoria, l’intellettuale si eriga a tutore o guida dell’operaio. All’idea che il cervello esercita funzione più nobile del muscolo, dobbiamo il regime delle caste [...].

Quell’idea che sigillò la solidarietà tra i giovani universitari della classe media ed i proletari, fu adottata più tardi da Víctor Raúl Haya del la Torre nel suo Fronte di lavoratori manuali ed intellettuali. La proposta di fronte rivoluzionario multiclasista prendeva in considerazione la specificità di un paese come Perù, dove il proletariato urbano era scarso ed il rurale si sentiva completamente emarginato della società, mentre una crescente classe media aspirava a consistenti trasformazioni sociali. Quella prima celebrazione della solidarietà internazionale dei lavoratori costituì una pietra miliare nell’evoluzione dell’operaismo peruviano verso il sindacalismo. Si fissò come meta comune l’ottenimento della giornata di otto ore “dando così inizio ad un maggiore e nuovo impulso tanto nel movimento operaio capitalino come in certi settori minerari e costieri agricoli” (Yepes del Castello).

L’anno seguente, informato di quello che succedeva in Francia, G. Prada difese in un articolo di Los Parias la campagna per la giornata di otto ore, obiettivo che era stato già compreso negli statuti della Federaciòn de Obreros Panaderos dal 1904. In questa occasione, i panettieri avevano convocato uno sciopero generale che fu parzialmente riuscito. È interessante sottolineare l’argomentazione di G. Prada:

Secondo l’iniziativa che sembra derivata dai socialisti francesi, tutte le manifestazioni che facciano oggi gli operai devono convergere a creare un’irresistibile agitazione per ottenere la giornata di otto ore. Certo, per l’emancipazione integrale sognata per l’anarchia, quello non vale molto; ma in relazione allo stato economico delle nazioni ed allo sviluppo mentale degli operai, significa moltissimo: è in avanti un gran salto in un terreno dove non può camminarsi né a rastrelli. Se la rivoluzione sociale deve verificarsi lentamente o palmo a palmo, la conquista delle otto ore deve guardarsi come un gran passo; se deve realizzarsi violentemente ed in blocco, la diminuzione del tempo dedicato ai compiti materiali è una misura preparatoria: alcune delle ore che il proletariato dedica oggi al maneggio delle sue braccia potrebbe consacrarli a coltivare la sua intelligenza, facendosi uomo cosciente, conoscitore dei suoi diritti e, quindi rivoluzionario. Se l’operaio conta su molti nemici, il maggiore si trova nella sua ignoranza.

L’autore assegna all’auto-educazione un valore rivoluzionario, quello che diventa tutte le misure che possono favorirla in un obiettivo valido di lotta, a condizione che non si perda di vista la meta finale. Da questa prospettiva, più ampia della puramente economica, rompere l’alienazione individuale è una condizione sine qua dispari dell’emancipazione collettiva. Al contrario di molti anarco-sindacalisti predomina in G. Prada una concezione al quanto individualista che non fa del sindacato la prefigurazione della società futura. Con tutto, il suo pensiero si mantiene vicino alla linea dell’anarchismo sindacalista auspicato da P. Kropotkin e F. Pelloutier, per i quali le riforme parziali sono innanzitutto l’occasione di fomentare lo sciopero generale rivoluzianaria. Di forma pragmatica, il sindacato costituisce una scuola di anarchismo, proporzionando agli individui un’esperienza di lotta solidale ed anti-autoritaria. D’altra parte, la posizione dello scrittore non può essere sindacalista rivoluzianaria perché non rispetta la neutralità ideologica del sindacato richiesta dalla Carta di Amiens di 1906. L’articolo che scrisse in occasione del 1° maggio di 1907, celebrato simultaneamente in Il Callao ed a Lima, mostra la sua diffidenza in quanto alla lotta per riforme immediate, giudicate abbastanza illusorie poiché non colpiscono i fondamenti dello sfruttamento. Quel testo, scritti vari mesi prima del congresso anarchico internazionale di Amsterdam, (agosto di1907), anticipa le critiche dirette da Errico Malatesta al sindacalismo rivoluzionario difeso da Pierre Monatte. Come l’anarchico italiano, G. Prada si fida più della solidarietà morale generata per un ideale comune che nella solidarietà economica; non prende il sindacalismo solo come un fine in sé stesso, bensì come uno dei mezzi di azione per arrivare alla rivoluzione acrata, la quale sorpassa ampiamente gli interessi di una sola classe e si propone la liberazione integrale dell’umanità oppressa economica, politica e moralmente. Il fatto che G. Prada non abbia contribuito a La Protesta potrebbe essere interpretato come un disaccordo con l’orientazione anarco-sindacalista del giornale.

In giugno di 1906, pubblicò un articolo di chiarimento ideologico sul quale spiegava le differenze tra il socialismo che qualifica di riformista ed autoritario, e l’anarchismo, spesso confusi per gli attori del movimento sociale peruviano. Avverte allora:

Tra socialisti e libertari possono capitare marce convergenti o azioni in comune per un obbiettivo immediato, come succede oggi con la giornata di otto ore; ma mai un’alleanza durevole né una fusione di principi [...].

Di fronte ad interpretazioni conservatrici di “glorificazione” del lavoro, insisteva, dunque, nel significato vero del Primo maggio, come celebrazione universale del sacrificio dei Martiri di Chicago. In 1909, lo definiva come un giorno privilegiato per dimostrare la solidarietà proletaria nella lotta sanguinante per la rivoluzione emancipatrice. Respingeva senza nessuna ambiguità ogni soluzione riformista e conciliatrice, come la pratica molto frequente dell’arbitraggio politico nei conflitti lavorativi:

[...] non incorreremo nell’ingenuità o semplicioneria di immaginarci che l’Umanità deve redimersi per un accordo amichevole tra i ricco ed i poveri, tra il padrone e l’operaio, tra la fune del boia ed il collo dell’impiccato. Ogni iniquità si fonda sulla forza, ed ogni diritto è stato rivendicato col bastone, il ferro o il piombo. Il resto è teoria, semplice teoria.

In novembre di 1906, mentre avevano cessato il lavoro i braccianti del Callao, lo scrittore patrocinò per lo sciopero generale armato. Mesi più tardi, in maggio di 1908, dopo il massacro in Iquique di 600 scioperanti per l’esercito cileno, (dicembre di 1907), auspicò anche il sabotaggio. Li considera non solo gli unici mezzi efficaci di lotta contro i capitalisti, ma pensa anche come Kropotkin che ogni lotta armata costituisce una forma di preparazione del popolo per la rivoluzione finale. G. Prada agisce anche come censore e pungiglione quando lamenta il conservatorismo e la mancanza di solidarietà dei sindacati peruviani, ancora sottomessi per l’azione politica che come egli divide le masse e debilita la sua azione.

In due articoli pubblicati in gennaio e febbraio di 1906 in Los Parias, G. Prada denunciò la strategia retrograda e corruttrice della CAUU, qualificata di “tenaglia del politico per prendere l’operaio” e celebrò “l’evoluzione rigenerante” intrapresa dai panettieri con la direzione di M. C. Lévano. Senza ignorare l’esistenza di un settore intermedio, considerava che le società si dividono essenzialmente in due classi nemiche “quella dei possessori e quella dei diseredati” o, detto con altre parole, “gli sfruttatori” e “gli sfruttati”. In quell’ultima, alla che attribuisce una missione storica di rigenerazione, distingueva tra “servi” e “proletari”, cioè tra contadini, in situazione neofeudale, ed operai. Agli artigiani di Lima, lavoratori proprietari dei suoi mezzi di produzione e spesso patroni di altri operai, li identificava come alleati obiettivi degli sfruttatori. Ma quello che desiderava G. Prada era che si producessei una presa di coscienza di quella classe intermedia affinché si unisse agli altri lavoratori e rigenerassi il Perù:

Da finali dei 1890, G. Prada denunciava il carattere iniquo del capitalismo che sfrutta il lavoratore e lo mantiene nella miseria: “Mercè alle società anonime, tutto è stato monopolizzato ed è goduto per un diminuto circolo di trafficanti egoisti ed assorbenti.”. Ha enfatizzato la disuguaglianza fondamentale che caratterizza la relazione di produzione moderna e la diventa moralmente inaccettabile, secondo lui:

Dove c’è cambio di denaro per forza muscolare, dove uno paga il salario e l’altro lo riceve in rimunerazione di lavoro forzoso, lì esiste un padrone ed un servo, un sfruttatore ed un sfruttato. Ogni industria legale si diminuisce ad un furto legalmente organizzato.

Mostrando la continuità storica dello sfruttamento (schiavitú, vassallismo, proletizzazione), affermava che il produttivismo capitalista trasforma il lavoratore in proletario, cioè in macchina di carne ed ossa, la forma più finita dell’alienazione. Distingueva così in due concezioni dell’attività produttiva umana: da un lato, il degno lavoro libero “per trasformare il Globo in una dimora comoda e salubre, concedendosi le ore necessarie al sollazzo, all’istruzione ed il sonno” e, per un’altra, il vile sfruttamento che consiste in “brigare e sfruttarsi affinché altri usufruiscano i benefici [...] non conoscendo più piaceri che il sorso di aguardiente e la procreazione.”

Sottolineava la duplicità del discorso ideologico dominante che tende a mascherare la realtà grazie all’alleanza complice di intellettuali e capitalisti: “[...] nelle società moderne il letterato ed il capitalista sfruttano l’ignorante e l’operaio, ipocritamente, predicando l’evangelica massima dell’amore al prossimo, parlando di libertà, uguaglianza e fraternità.”. Da lì l’importanza del suo discorso “El intelectual y el obrero” che cerca di invertire l’alleanza delle classi medie istruite con l’oligarchia, in beneficio dei settori popolari.

In 1905 segnalava anche la spoliazione realizzata dall’imperialismo economico nordamericano alla difesa del modello agro-esportatore promosso dall’oligarchia nazionale. Anticipava al discorso antimperialista che prevalse a partire dagli anni 1920. D’altra parte, oppose le politiche restrittive dei paesi industrializzati in materia di immigrazione lavorativa alle sue aggressioni coloniali a nome del liberalismo economico, sottolineando il carattere mondiale del processo di proletizzazione.:

Per introdurre i suoi tessuti, il suo oppio, il suo alcool e la sua Bibbia, le grandi potenze aprono a cannonate Asia ed Africa; ma vogliono chiudere le sue porte non solo al giallo ed al nero, ma anche al bersaglio senza borsa strapiena di oro.

Di lì la sua predica internazionalista, conseguenza logica della solidarietà di classe:

Le moltitudini hanno appena visto che il commercio non ha patria; che, nonostante l’Alsazia e Lorena, il francese ricco è fratello del capitalista tedesco, la stessa cosa che, nonostante Tacna ed Arica, la zuccheriera peruviana è amico e compatriota del latifondista cileno. Tutti i grandi ladri costituiscono una massoneria internazionale, formano una casta sparsa nel globo, ma strettamente unita e giurata per lottare col suo nemico comune: il proletario.

L’intellettuale rivoluzionario aspirava chiaramente il modello politico più ugualitario che poteva concepire, quello del comunismo libertario teorizzato da Kropotkin, Malatesta ed Elisée Reclus, il cui lemma era “ad ognuno secondo le sue necessità.” Influenzò anche al movimento operaio il discorso anarchico di G. Prada in quanto allo Stato ed alla Chiesa, analizzati come complici attivi dello sfruttamento capitalista.

Apogeo e crisi del movimento operaio anarchico

I gremi inizialmente più influenzati per l’anarchismo furono soprattutto i panettieri ed i tipografi, ma anche i sarti, calzolai e scalpellini; più tardi furono molto attivi i lavoratori del settore tessile che riuscirono avere influenza sui braccianti delle valli agricole vicine alla capitale. In 1907, esisteva già a Lima il Centro di Studi Sociali “Humanidad”, molto frequentato dai tessitori di Vitarte. Deve anche mezionarsi il Centro Socialista 1° de Mayo col suo organo El Oprimido, nel quale participò spesso il dentista C.Dam e che fuse in 1908 con il gruppo ”Humanidad”, dando origine al Centro di Studi Sociali 1° de Mayo. A Lima stendiò anche la sua attività il Centro Razionalista Francisco Ferrer che editava il mensile Pàjinas Libres, nome che riprende il titolo del primo libro di González Prada (Parigi, 1894). Il gruppo Luchadores por la Libertad che riuniva i più distaccati militanti operai ed ad alcuni intellettuali, pubblicò a partire da febbraio di 1911 il giornale La Protesta. Ebbe un’attiva partecipazione nella formazione ideologica ed organizzazione dei lavoratori: è di notare che costituì un Comitè de Preparaciòn Sindical in Luglio di 1911. L’anarchismo attecchì anche nelle province, particolarmente nelle località di Huacho, Sayán, Burrone, Trujillo, Chiclayo, Ica… Quell’influenza tra i lavoratori del campo è anche un aspetto che dovrebbe essere studiato più profondamente, come il discorso indigenista della stampa proletaria. In Arequipa si costituì in 1905 il Centro Social Obrero. Vari giornali furono editati in Chiclayo. Dove fu fondata la Confederación de Obreros 1° de Mayo in 1907. In Trujillo apparve La Antorcha e si fondarono Centri di Studi Sociali come ”Luz” e ”Hijos del Pueblo”. In Huacho fu creata il Centro di Studi Femminili “Luz y Libertad” (1918). Ci fu anche un Centro di Studi in Pomalca con scuola e biblioteca.

A partire da 1911, l’influenza anarchica nel movimento operaio diventò predominante. Afferma Pereda Torres: “Il secondo deccenio del presente secolo trovò alla dirigenza anarco-sindacalista in possesso dei principali gremi delle città di Lima e del resto del paese [...].” Il primo sciopero generale di solidarietà ebbe luogo in aprile di 1911 in appoggio ai tessitori di Vitarte; il suo risultato fu di notte la soppressione del lavoro. Il governo approvò anche in gennaio di 1911 una legge di infortuni sul lavoro di fronte alla pressione operaia. Come conseguenza del conflitto, si fondarono l’Unificacion Obrera Textil di Vitarte in maggio di 1911 e l’Unificaciòn Obrera Textil de Santa Catalina in novembre dello stesso anno ”vere organizzazioni sindacali” e ”nuclei di formazione e azione del anarco-sindicalismo della città di Lima”, secondo Pereda Torres. Afferma lo storico che ”queste organizzazioni si costituirono in modelli per i gremi dei muratori, sarti e lavoratori di ferrovia, che optarono definitivamente per il sentiero libertario. Gli scioperi per le otto ore ed aumenti salariali si succederono ed intensificarono in 1912 e 1913, anni di crisi economica, dando luogo alla costituzione di nuovi sindacati. Nel campo che si andava organizzando in rivendicativa Sociedades de Auxilios Mutuos per l’influenza anarchica, ci furono anche conflitti violenti: in aprile, le forze repressive ammazzarono a decine di braccianti delle valli agro-industriali di Chicama e Santa Catalina, (Prov. di La Libertad). Finalmente, l’Unión General de Jornaleros del Callao conquistò le otto ore in gennaio di 1913 grazie ad un nuovo sciopero generale. Si creó allora una nuova federazione, la di Obreros Marítimos del Callao. Di fronte alla moltiplicazione degli scioperi e cedendo alla pressione patronale, il governo del populista Guillermo Billinghurst promulgò in gennaio di 1913 un Regolamento Scioperi destinato a lottare contro i metodi anarchici di azione diretta, benché pretendesse di garantire il diritto di sciopero. Nonostante, i conflitti si estesero agli operai del petrolio di Talara, Negritos, Lobitos e Lagunitas, nel nord del paese. Ad iniziativa dell’appena creata Sociedad de Galleteros y Anexos, si costituì in marzo di 1913 una prima Federación Obrera Regional Peruana (FORP), che non riuscì a perdurare. Alla fine dell’anno, i lavoratori poterono costituire una stampa proletaria che funzionò fino agli anni 1930 e pubblicò numerosi giornali. La propaganda sindacale si intensificò a partire da 1914, a causa della degradazione delle condizioni di vita e lavoro. Come le classi popolari non beneficiavano bene della bonaccia esportatrice dovuta alla Guerra Mondiale e dovevano soffrire il rialzo esorbitante degli articoli alimentari, si organizzarono nuovi sindacati di mestieri, calzolai, muratori, sarti, lavoratori della ferrovia…). Anche la repressione diventò più violenta, morendo numerosi lavoratori in province in 1916 ed anni seguenti. Secondo alcuni storiografi, la FORP fu sciolta e sostituita in dicembre di 1918 per la prima Federación Obrera Local de Lima (FOLL).

1919 fu l’anno del culmine dell’anarco-sindacalismo nel Perù. Un nuovo sciopero generale paralizzò Lima ed Il Callao dal 13 al 15 di gennaio di 1919 fino a conquistare la giornata di otto ore. La Federación de Trabajadores en Tejidos del Perú, costituita in gennaio, fu anche frutto del movimento, come la Federaciòn Grafica e quella di Autisti. Lo sciopero era stato iniziato dai tessitori e fu rapidamente appoggiata dagli altri sindacati, come gli studenti di San Marcos. Víctor Raúl Haya della Torre, il principale leader degli universitari, fu acquisendo dopo una gran influenza tra i lavoratori tessili grazie alla creazione in 1921 delle Università Popolari González Prada. Un fronte unico di sindacati, gremio ed organizzazioni popolari, chiamato Comitè Pro-Abaratamiento de las Subsistencias fu costituito dalla Federación de Trabajadores en Tejidos in aprile di 1919 per lottare contro l’elevazione del costo della vita. Quel Comitato diretto dagli anarchici Carlos Barba (calzolaio), Nicolás Gutarra, (ebanista), ed Adalberto Fonkén (tessitore), organizzò uno scipero generale in maggio-giugno che fu severamente soffocato dalle autorità, morendo vari manifestanti (legge marziale). Il 4 Luglio, Augusto B. Leguía approfittò della situazione per impadronirsi del potere in mezzo all’entusiasmo popolare. Quello stesso giorno, il Comite Pro-Abaratamiento occupò il locale della CAUU per trasformarlo nella sede della seconda Federación Obrera Regional Peruana, costituita l’ 8 Luglio di 1919 in base ai principi di 1913. In agosto fu costituita la Federación Obrera Marítima y Terrestre del Callao. A partire dagli anni 1920, gli scioperanti si dividevano tra applicazione dell’azione diretta o dell’arbitraggio previsto per la nuova Costituzione per risolvere i conflitti lavorativi. Nel Primo Congeso Local Obrero de Lima ed Il Callao, organizzato in aprile di 1921 dalla FORP, fu esposta la questione dell’azione politica dei lavoratori. Sembra essere che gli anarchici riuscirono a dichiararla incompatibile col sindacalismo ma che non poterono ottenere del Congresso che si pronunciasse in favore del comunismo libertario come obbiettivo dei lavoratori organizzati. Le idee socialiste, divulgate da 1918, incominciavano già a diffondere nel proletariato: i sindacati del tessile furono quelli che patrocinarono per la “politica operaia.” Per rinforzare l’organizzazione anarchica, fu immediatamente costituita la Federazione di Gruppi Libertari che realizò a carico di La Protesta. In 1922, l’esito dello sciopero della Federación de Motoristas y Conductores (settembre) diede luogo alla creazione, in novembre, di una seconda Federación Obrera Local de Lima (FOLL) nella quale ”si acutizzò la polemica tra anarchici e socialisti.” In maggio di 1923 uscì il primo numero di Claridad, l’organo dalla FOLL e della Juventud Libre del Perú , fondato da Haya della Torre e diretto per José Carlos Mariátegui a partire da 1924, dopo la deportazione di Haya (ottobre di1923). In ottobre di 1923, i sindacati e gli studenti uniti riuscirono ad ostacolare la consacrazione del Perù al cuore di Gesù.

A partire da 1924, con la rielezione di Leguía, la repressione diventò più feroce e l’influenza socialista attecchì nella FOLL. I tessili, seguiti dagli autisti, elettricisti, grafici ed altri in più, abbandonarono l’anarco-sindacalismo. Avevano contribuito a propagare il marxismo-leninismo le Università Popolari, nelle quali gli anarchici videro presto scuole per ambiziose e mezzi per infiltrare idee riformiste nel proletariato. Sintomo della gravità della frattura ideologica, fu che la FOLL non invitasse ai gruppi libertari alla commemorazione del 1° Maggio di 1925 (Pareja1978:63). Gli anarchici, particolarmente i muratori e falegnami, cercarono in vani di creare una nuova organizzazione operaia libertaria. Finalmente, agli inizi di 1926 smise già di pubblicarsi La Protesta ed in settembre uscì il primo numero dalla famosa rivista Amauta. A metà di 1926 incominciarono i preparativi per il Segundo Congreso Local Obrero di Lima ad iniziativa dei Trabajadores en Tejidos. Ebbe luogo con la direzione di Arturo Sabroso a partire da gennaio di 1927, ma senza la partecipazione degli anarchici. Il Congresso si pronunciò in favore del sindacalismo rivoluzionario senza orientazione ideologica definita. In giugno di 1927, la repressione governativa destrutturò le organizzazioni operaie imprigionando o confinando i suoi principali leader. In ottobre di 1928 fu finalmente costituito il Partito Socialista del Perù e, in maggio di 1929, la Confederación General de Trabajadores del Perú il cui primo Segretario Generale fu Julio Portocarrero, operaio tessile di Vitarte, ex-anarco-sindacalista e membro fondatore del Partito Socialista.

Alcuni commenti storiografici

Gli storci hanno cercato di spiegare la perdita di influenza dell’anarco-sindacalismo a partire da 1920. Secondo Denis Sulmont che studia poco il periodo anteriore nei suoi libri, l’ideologia anarchica prosperò “quando i lavoratori non disponevano per le sue rivendicazioni di un’altra alternativa”, permettendo l’organizzazione e la presa di coscienza di classe. Ma rappresentò dopo:

[...] piuttosto un freno allo sviluppo della classe lavoratrice verso livelli superiori di organizzazione e coscienza. La strategia di azione diretta degli anarchici dimostrò i suoi limiti sbattendo contro l’apparato repressivo dello Stato e le manovre politiche della borghesia, senza offrire alternative per il proletariato.

Sebbene la conquista della giornata di otto ore rappresentò una vittoria per l’anarco-sindacalismo, significò anche il suo intrappolamento posteriore. In effetti, la propaganda anarchica aveva segnalato che lo sciopero generale era il preludio della rivoluzione sociale e della liberazione dei lavoratori. Tuttavia, una volta ottenuta un’importante conquista immediata, continuava il potere della borghesia e lo sfruttamento capitalista. L’insufficienza del progetto anarchico e del “sindacalismo rivoluzionario” che pretende fare direttamente la rivoluzione mediante i sindacati, si manifesterà più nitidamente dopo del fallimento della lotta per il calo delle sussistenze.

La stessa argomentazione era stata avanzata in 1972 da Ernesto Yepes del Castillo chi aggiunge la retrocessione dell’anarchismo al livello internazionale:

Sotto l’impulso delle nuove orientazioni ideologiche la classe operaia se nè andò staccando dei suoi retrogusti anarchici. E è che la stessa crisi che negli anni di post-guerra ofriva all’anarco-sindicalismo a livello mondiale, non tardò a presentarsi nell’anarchismo locale che, di un altro lato, ottenuta la giornata di 8 ore, trovò vuoto il suo arsenale rivendicativo.

Anche Hugo García Salvatecci, buon conoscitore dell’anarchismo, si limitava lo stesso anno ad affermazioni perentorie:

Dando una visione di insieme, possiamo dire che l’Anarchismo peruviano prese le idee centrali dell’Anarchismo europeo. Ereditò anche i suoi difetti: abuso di retorica e mancanza di coesione. Soccombè, soprattutto, per le sue polemiche interne. Non riuscì ad amalgamarsi. Combattè il caudillismo ed il dogmatismo, ma finì cadendo in essi. Inoltre, a differenza di altri paesi, nel Perù non ebbe mai consenso popolare.

Tuttavia, riconosce che “La tirannia di Leguía ostacolò dopo il raggio della sua azione.” Un altro commento di Sulmont, in 1980, coincide con quell’ultimo ed apporta elementi economici interessanti:

A partire da 1926, si moltiplicarono i licenziamenti e chiusure di fabbriche e la borghesia si mostrò più intransigente di fronte ai richiami. In 1927, i conflitti acquisirono proporzioni allarmanti. Allo stesso tempo, molte lotte sindacali fallirono e gli operai persero vari delle sue conquiste anteriori. La repressione contro i dirigenti del movimento operaio finì con l’apoliticismo anarco-sindacale.

Anche la repressione è una spiegazione proposta per Yepes del Castillo:

Più tardi, con l’arrivo di Leguía al potere, il risultati organizzativi ancora recenti e non molto profondi sarebbero definitivamente liquidati. Utilizzando un’astuta demagogia, il Presidente della ‘Patria Nueva’ si ricoprì inizialmente di una veste popolare al fine di appoggiare – ampliando – le basi di un sostentamento politico che gli permettesse di affrontare con successo l’egemonia civilista. Ma più tardi, passata la crisi politica e consolidato nel potere, sistematica ed implacabilmente riuscì a rompere i supporti del movimento lavorativo distruggendo i suoi quadri dirigenti.

[...] Così, rispetto ai leader anarchici, vari dei più distaccati furono deportati all’Europa. In altri casi, Leguía riuscì a cooptare ad alcune delle figure di questo movimento [...]. Il resto, con distinta fortuna finì in generale orientandosi verso alcuna delle due grandi correnti che incominciarono a differenziare la scena politica peruviana: il nazionalismo di corte populista [aprismo] ed il socialismo.

Sulmont segnala anche la “confusione e divisione” che produsse il discorso populista di Augusto Leguía a partire da Luglio di 1919 nei settori popolari, benché miri che “gli operai che appoggiarono a Leguía furono rapidamente delusi” poiché in 1920 si liberò una brutale repressione contro le organizzazioni sindacali”, rimanendo l’appena nato FORP “quasi paralizzato.”

Da parte sua, Piedad Pareja ha mostrato in 1978 che non può spiegarsi la perdita di egemonia dell’anarco-sindacalismo per la categoria socioprofesionale dei lavoratori, trasformazione dei mezzi di produzione e conseguente proletizzazione, poiché questa non ha avuto influenza sull’elezione delle ideologie:

“[...] se osserviamo la distribuzione delle organizzazioni per mestiere e per industria, secondo la sua tendenza politica, [...] possiamo constatare che indistintamente, artigiani ed operai manifatturieri si inclinano maggioritariamente primo per un e dopo per un’altra alternativa politica.

Alcuni marxisti adottano effettivamente una spiegazione molto soggettiva secondo la quale ” l’anarchismo sta più in concordanza con la mentalità degli artigiani ed operai della piccola industria che con la mentalità degli operai del gran industria capitalista ” o, detto più chiaramente, l’anarco-sindacalismo è una “dottrina piccolo-borghese.” Pareja segnala anche che, fino agli anni 1920, le elite sindacali furono molto rappresentative della sua base sociale. Sembra allora che il cambiamento ideologico fosse il risultato della crescente influenza tra gli operai di Haya della Torre e di Mariátegui, specialmente per mezzo delle Università Popolari. Nel suo prologo allo studio di Pareja anche César Lévano ha manifestato che Mariátegui riuscì a “decantare ad alcuni dei migliori quadri verso il marxismo.”

Bene si vede che non si è spiegato ancora come, solo in quattro o cinque anni, la maggioranza del movimento operaio cambiò orientazione ideologica. Sappiamo solo che influirono la repressione governativa e la propaganda marxista alle quali furono sommessi i leader sindacali. Quindi, è probabile che i lavoratori organizzati non integrassero i fondamenti ideologici dell’anarco-sindacalismo e seguisse docilmente una ridotta elite. Sarebbe interessante, allora, studiare il funzionamento organico dei sindacati ed analizzare le relazioni tra la Federazione di Gruppi Libertari , costituita in 1921, ed i dirigenti operai dei sindacati. È necessario, dunque, perfezionare le investigazioni ed orientarli verso le modalità di articolazione di una serie di elementi esplicativi, tra i quali sta citare: la competenza ideologica della corrente marxista ed i suoi mezzi di influenza; l’importanza della disorganizzazione degli anarchici causata dalla repressione governativa; il grado di coscienza ideologica dei delegati operaio di secondo piano, cioè dei che si trovano in situazione di sostituire i leader imprigionati o deportati, ed anche quello delle masse; l’importanza della trasformazione delle condizioni economiche e politiche negli anni 1920 (leguiísmo) che hanno potuto trasportare un cambiamento di strategia dei settori mezzi ed anche parte dei popolari, cioè una ricerca di nuove alleanze politiche. Quell’implica che si realizzino studi comparativi degli archivi dei principali sindacati per capire i cambiamenti ideologici dentro il movimento operaio. Ha seguito quella prospettiva generale un studio recente di Paulo Drinot a proposito della Federación de Panaderos ad inizi degli anni 1930, nel quale l’autore ha comprovato che:

[...] le crisi economiche e politiche dagli inizi del trentessimo decennio, riducendo la capacità della Federazione ad agire come un’entità mutuata e sindacale, portarono agli operai panettieri ad abbandonare l’apoliticismo tradizionale per stabilire alleanze con gruppi politici, alleanze che potrebbero qualificarsi di micro-populista.

Sarebbe anche utile analizzare il contenuto della “cultura operaia” trasmessa dagli organi di stampa proletaria, realizzare studi comparativi coi casi argentino e spagnolo, etc. Quasi tutto il lavoro di analisi rimane da fare, poiché fino ad ora fu abbozzato solo e, disgraziatamente, distorto per apriorismi ideologici. Si è fatto solo una storia cronologica del movimento operaio e è probabilmente parziale.


Riferimenti bibliografici

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J. Delhom – Movimiento anarquista Perú -

J. Delhom – Movimiento anarquista Perú -

Prima che finisca il secolo, si stabiliscono nuove fabbriche di tessuti di cotone e lana (Lima) Arequipa, Cuzco, di farina, pasta, cioccolato, zucchero, avvinazzate, ghiaccio, fiammiferi, candele, sapone, cappelli, sigarette, acconciature, etc. In 1893 termina di costruire la Ferrovia Centrale ed in 1896 fondono varie compagnie elettriche per costituire le Imprese Elettriche Associate che permettono lo sviluppo del trasporto urbano e della produzione industriale (Pereda Torres)1982:75-82 e Yepes del Castillo,1972:207-219).

Piedad Pareja (1978:53) segnala che alcuni militanti stranieri furono espulsi in ottobre di 1914 e Luglio-agosto di 1916, Daniel Antuniano, Antonio Panades, José Punge e José Chamorro).

In 1896, quattro dirigenti operai dell’impresa tessile di Vitarte furono imprigionati per sei anni per un incendio che non commisero, Pereda Torres,1982:88). Questo poeta, saggista e brillante polemista nacque in una famiglia aristocratica da Lima in1844. Dopo un primo periodo di vincolo col settore progressista del Partido Civil, 1870 -1885, ruppe con l’oligarchia dirigente alla quale incolpò per la sconfitta della Guerra del Pacifico, 1879 -1883, e fondò un partito politico rinnovatore, l’Uniòn Nacional (1891), di tipo liberale federalista il cui progetto democratico si appoggiava sulle classi medie urbane ed aspirava a migliorare le condizioni sociali dei settori popolari, operai e contadini. Per ragioni al quanto oscure, González Prada andò via alla Francia ai pochi giorni della creazione del suo partito. A Parigi, dove rimase sei anni, e dopo a Barcellona e Madrid, arricchì la sua formazione intellettuale e la sua ideologia si radicalizzò. Di nuovo nel Perù, si andò allontanando dall’Uniòn Nacional, il cui elettoralismo lo disgustava, fino alla sua separazione ufficiale in 1902. A partire da 1912 svolse il carico di direttore della Biblioteca Nazionale, al quale rinunciò in 1914 per manifestare la sua opposizione al colpo di Stato del colonello Óscar Benavides. Fu restituito nelle sue funzioni per un nuovo governo costituzionale in1916. Morì a Lima il 22 di Luglio di1918.

Scrivono, per esempio, Denis Sulmont che González Prada fu il “propulsore del pensiero rivoluzionario agli inizi del secolo nel paese, ed uno dei primi intellettuali in unire relazioni con gli operai” (1980:19) e Hugo García Salvatecci che “L’importanza dell’Anarchismo nel Perù si manifesta nell’enorme influenza che esercitò González Prada, durante tanti anni, nella nostra gioventù, e per la sua enorme ripercussione nell’origine del movimento sindacale” (1972:117). Veda anche Pereda Torres (1982:113 sq.), Barba Caballero (1981:72), Pareja (1978:87).

Lo fa parzialmente Pereda Torres (1982:130-140).

Detti articoli antireligiosi furono riuniti nella prima parte dellibro Propaganda y Ataque (G. Prada 1939).

Sull’influenza di G. Prada ad Haya della Torre e Mariátegui, veda il nostro articolo “Manuel González Prada: un enjeu symbolique dans egli Pérou dia années vingt”, Delhom1996).

Il 1° maggio di 1906 era il termine della campagna di agitazione per le otto ore decisa nel XIV Congreso Nacional Corporativo (VIII della Confederazione Generale del Lavoro) e Delibera delle Borse del Lavoro di 1904 in Bourges.

Sulle relazioni tra anarchismo e sindacalismo, veda Maitron (1992:265-330).

Secondo E. Yepes del Castillo, “I primi germogli di anarco-sindacalismo avevano incominciato ad explicitarse verso 1911, con la formazione del gruppo ‘La Protesta’ ed egli chiama ‘Comitato di Propaganda Sindacale”‘ (1972:271).

Veda ugualmente l’articolo “Primo di Maggio” di 1907, G. Prada1940:101-104).

Posteriormente furono rifusi per costituire uno solo.

Scrive alla fine degli ottanta: “Qui non conosciamo la borghesia europea; è, sì, una specie di classe media, intelligente, di buon senso, lavoratrice, cattolica ma indifferente a lotte religiose, amante del suo paese, ma disgustata con la politica che riceve solo danni, delusioni e disonora., G. Prada1976:29).

Sulmont (1977:29, scrive che “la coordinazione politica tra il movimento operaio ed i movimenti campagnoli fu iniziata dai gruppi anarchici.” Pereda Torres studia un po’ quel processo in Huacho (1982:207-214).

Scrive J. Portocarrero: “Nominiamo presidente ad Emilio Ugarte; a Juan Híjar, vicepresidente; ad Enrique Chuti, tesoriere; ad Antonio Guillinta, protesorero, ed altri compagni in più completarono il direttivo.(1987:33-34).

Secondo J. Portocarrero, il tentativo di organizzare la FORP non potè concretarsi (1987:67).

Pereda Torres (1982:199, menziona i seguenti: La Protesta, El Obrero panadero, El Libertario, Plumadas de Rebeldía, El Obrero Textil, La Rueda, El Tranviario, La Voz del Chofer, El Obrero Gráfico, El Pututo, La Reforma.

L’indice generale di prezzi con base 100 in 1913 raggiunge 104 l’anno seguente, 112 in 1915, 123 in 1916; si precipita negli anni seguenti fino a 142 in 1917, 164 in 1918, 188 in 1919 e 210 in1920. Diminuì in 1921 (199) e 1922 (190) (Yepes del Castello,1972:268).

La FOLL “contò tra le sue più importanti basi, con la Federación de Panaderos Estrella del Perú, la Federación Gráfica, la Confederación Ferrocarrilera, la Federación de Zapateros, la Unión de Obreros y Jornaleros del Callao, l’Unión Obrera de Construcción Civil, la Federación de Sastres e distinte Federazioni miniere e operai del Nord, Centro e Sud, etc.”Bisogna aggiungere le organizzazioni del settore tessile.

Negli anni seguenti, diventarono entrambi socialisti.

Da 1918 esisteva un Comitato di Propaganda Socialista integrato da Félix della Valle, César Falcón, J. C. Mariátegui, Luis Ulloa, Carlos del Barzo, Pedro Bustamante ed altri in più. “In dicembre di quello stesso anno, Della Valle, Falco e Marátegui si ritirarono del Comitato davanti alla decisione, considerata per essi prematura, di Del Barzo ed Ulloa di trasformare il gruppo di propaganda in Partito Socialista.(Portocarrero, 1987:70-71).

Ignoriamo quello che succedè con la prima, solo menzionata da Barba Caballero.

Claridad fu sostituita da Solidaridad in settembre di1925.

Sulla repressione, vedasi Portocarrero (1987:122-123; 133-135)


Testo originale: http://dwardmac.pitzer.edu/Anarchist_Archives/worldwidemovements/peru/Movimiento.html

Traduzione italiana a cura di ''La Protesta''

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