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ORA I TURCHI BOMBARDANO ANCHE I CIMITERI

category grecia / turchia / cipro | repressione / prigionieri | cronaca author Monday April 10, 2017 04:52author by Gianni Sartori Report this post to the editors

Mentre i prigionieri curdi sono in sciopero della fame l'aviazione turca bombarda i cimiteri

PROSEGUE DA UN MESE LO SCIOPERO DELLA FAME DI PRIGIONIERI E PRIGIONIERE CURDE NELLA QUASI TOTALE INDIFFERENZA DELL'OPINIONE PUBBLICA OCCIDENTALE. INTANTO LA TURCHIA, MEMBRO DELLA NATO, BOMBARDA OGNI SIMBOLO DELLA RESISTENZA CURDA

LO STATO TURCO HA SUPERATO LA LINEA ROSSA

Gianni Sartori

Un recente comunicato dei prigionieri politici e prigioniere politiche del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e PAJK (Partito delle Donne Libere del Kurdistan) nelle carceri di tutta la Turchia e del Kurdistan intendeva chiarire quale sia il significato (e la posta in gioco) dello sciopero della fame in corso.

In questa prima settimana di aprile lo sciopero della fame si conferma irreversibile e a oltranza. Si svolge da oltre 30 giorni in varie carceri (a Şakran, Sincan, Edirne e Van ) mentre in tutte le altre prigioni era iniziato il 15 marzo. Una protesta sia per l’isolamento totale imposto a Ocalan, sia contro tutte le pratiche di oppressione, tortura e annichilimento a cui vengono sottoposti i prigionieri curdi.
Nel comunicato dei prigionieri si ribadisce che “essere in grado di dire NO alla trappola mortale che il sistema cerca di imporre ai nostri popoli sarà l’inizio per sventare gli attacchi”.
Nel loro comunicato i prigionieri curdi commemoravano alcune vittime della repressione turca (“i Mazlum, i Kemal e i Ferhat”) rivendicando orgogliosamente di essere “i loro compagni e i loro successori”.
“Come prigionieri -continuavano- siamo consapevoli del fatto che con le nostre diecimila famiglie siamo una grande forza di resistenza e crediamo di poter svolgere il nostro ruolo storico e su questa base condividiamo la nostra vita e il suo significato con il nostro Leader e possiamo essere creatori di grandi trionfi. La vittoria certamente sarà di chi resiste nella verità.”

Altrettanto esplicita la dichiarazione scritta di Deniz Kaya a nome del PKK-PAJK:

“Il governo dell’AKP non accetta una soluzione democratica politica e la trasformazione e mira a prolungare la sua esistenza portando il fascismo all’ultima soglia e istituzionalizzandolo e sta gettando ancora una volta il popolo curdo in una situazione senza status nell’ambito della riorganizzazione della regione. Tutte le loro politiche sono mirate a questo.
Tutta l’oppressione, la violenza e le violazioni di diritti con gli arresti si riflettono sulle carceri. Le operazioni per spezzare la volontà e per intimidire coloro puntano a essere complementari con quelle all’interno. Questi attacchi che mirano alla dignità umana vengono portati avanti con questo spirito.
Mentre ci sono attacchi e violazioni di diritti in tutte le carceri, alcune sono selezionate in particolare come centri pilota per la tortura. Stanno cercando di spezzare la nostra volontà in questo modo e allo stesso tempo vogliono che ogni galera si occupi dei suoi problemi e non sia in grado di sostenere abbastanza le altre.

DOBBIAMO PREPARARCI A COSTRUIRE SENZA IMPEDIMENTI O SCUSE

Come prigionieri e prigioniere di PKK e PAJK, nella consapevolezza del periodo storico di resistenza che stiamo vivendo, conosciamo l’importanza di collegarci allo spazio e al tempo nel quale ci troviamo con gli sviluppi universali e stiamo svolgendo il nostro ruolo in questo periodo che segnerà il destino. Sulla base della resistenza rivoluzionaria totale contro un attacco totale, stiamo prendendo ogni momento come un’area in cui difendere il nostro onore e costruire un carattere libero e una vita libera. Il nostro popolo stipato nelle carceri svilupperà la sua consapevolezza e la sua esperienza nella lotta, rafforzando così la volontà che farà pentire il fascismo di averi attaccati. Per questa ragione consideriamo nostro dovere primario preparare i nostri compagni per la resistenza in ogni circostanza e la costruzione di una vita libera, senza considerare come impedimenti o scuse gli eventi quotidiani di esilio e attacchi.

LA VITA A IN ŞAKRAN È DIVENTATA UN INFERNO
Oltre alle azioni di massa alle quali prendiamo parte, dobbiamo essere consapevoli delle regioni pilota nelle quali il fascismo si mette alla prova e rafforzare la solidarietà coni nostri compagni in quelle aree. Una di queste aree è il carcere T4 di Şakran dove sono tenuti insieme compagni di altre parti del Kurdistan. La vita in questo carcere è diventata un inferno. Tutti i prigionieri e le famiglie sono costretti a essere perquisiti nudi. L’amministrazione sta imponendo disonore e sottomissione con pratiche come stare in piedi durante l’appello, camminare in fila nei corridoio e attaccare l’identificativo del carcere sui vestiti. I prigionieri in cinque celle di questo carcere sono completamente isolati e non possono comunicare gli uni con gli altri.

APPELLO AI DEPUTATI CHP E ALLE ONG

Facciamo appello alle ONG in Turchia e ai parlamentari del CHP che sostengono i diritti umani perché vadano a vedere la situazione in questo carcere e la rendano visibile ad altri. Come prigionieri e prigioniere di PKK-PAJK denunceremo quest’amministrazione carceraria, scriveremo alle istituzioni internazionali e mostreremo la nostra solidarietà in questo modo.
DIRE ‘NO’ SARÀ UN INIZIO”.

Da parte turca si accentua invece la vergognosa opera di devastazione anche dei simboli della resistenza curda.
In questi giorni aerei da guerra turchi hanno nuovamente colpito il Cimitero dei Martiri Mehmet Karasungur a Qandil distruggendo sia le tombe che l'attiguo museo.
Nel cimitero sono sepolti guerriglieri curdi morti in combattimento in ogni parte del Kurdistan. Il luogo viene quotidianamente visitato dalle famiglie dei caduti così come il museo vicino al cimitero che conserva immagini e memorie dei martiri.
Da segnalare che nell'ultimo bombardamento sono state uccise anche le colombe che qui venivano ospitate e nutrite.
Tra le persone immediatamente accorse dopo il bombardamento, il cittadino Mam Şêx di Qandil. “In nessun’altra parte del mondo -ha voluto dichiarare ai giornalisti curdi- vengono bombardati i cimiteri. Questo è un atto inumano. Il più grande tradimento. Condanno lo Stato fascista turco che non ha neanche un po’ di umanità e teme i nostri morti.”
Ancora più esplicito il commento di un guerrigliero. Çekdar ha definito il bombardamento del Cimitero dei Martiri “un segno di debolezza da parte dello Stato turco” aggiungendo che “i Cimiteri dei Martiri sono la nostra linea rossa. Pagheranno per questo.”
Gianni Sartori

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